Caso Weinstein. Cosa è accaduto per 30 anni e perché le molestie sessuali sono state denunciate ora

Gli abusi e le molestie sessuali commessi dal produttore cinematografico americano Harvey Weinstein sono rimasti indenunciati per 30 anni, eppure a Hollywood “tutti sapevano”. Gli addetti ai lavori e la stampa avrebbero deliberatamente protetto il produttore

Trent’anni di molestie sessuali ai danni di collaboratrici e dipendenti. Trent’anni di abusi, tentati o consumati, tenuti nascosti all’opinione pubblica elargendo soldi e minacce alle vittime ed esercitando pressioni di ogni genere ai danni dei media. È quello che emerso sul passato del produttore cinematografico americano Harvey Weinstein grazie a un’inchiesta pubblicata dal New York Times nei giorni scorsi.

Secondo la testata newyorkese, entrata in possesso di documenti legali, email e testimonianze delle vittime, il celebre produttore, noto per film come Shakespeare in Love e Pulp Fiction, si sarebbe accordato per un risarcimento in denaro con almeno otto donne che lo avevano denunciato per molestie sessuali, ma l’elenco delle donne abusate dal produttore sarebbe in realtà molto più lungo. Le vittime sono per la gran parte attrici, nonché attuali o ex dipendenti delle case di produzione di Weinstein.

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Weinstein è stato accusato di molestie sessuali da numerose collaboratrici © Pascal Le Segretain/Getty Images

Trent’anni di molestie sessuali da parte di Weinstein

Raggiunto dallo scandalo, il produttore si è autosospeso dalla Weinstein Company, la società che lui stesso aveva contribuito a fondare, dicendosi consapevole di “aver provocato molto dolore” con il suo comportamento.

Le scuse, e la promessa di “migliorare”, anche con l’aiuto di un terapista, non lo hanno salvato dal definitivo licenziamento e dall’abbandono da parte della moglie. Nel frattempo, sull’onda degli articoli del New York Times, diverse star di Hollywood hanno dichiarato di essere state a loro volta molestate da Weinstein, di aver subito forti pressioni per avere rapporti sessuali o di essere state oggetto di attenzioni indesiderate. La lista comprende celebrità del calibro di Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Cara Delevingne e l’italiana Asia Argento, che ha detto di essersi ispirata ai propri trascorsi con Weinstein per girare una scena in cui una giovane attrice viene obbligata a un rapporto orale da un produttore.

 Weinstein, cosa si sapeva a Hollywood?

La molestie sarebbero avvenute in un lasso temporale molto ampio, con i primi episodi che risalgono alla metà degli anni Ottanta. Decine di dipendenti di Weinstein, attrici o aspiranti tali sarebbero state costrette a spogliarsi, a masturbare il produttore, a fare il bagno insieme a lui, a baciarlo o ad avere veri e propri rapporti sessuali. Ma come è possibile che una sequenza di abusi di tale portata sia passata sotto silenzio per più di trent’anni? Secondo l’inchiesta del New York Times, in diversi casi Harvey Weinstein si sarebbe accordato con le vittime perché ritirassero le denunce in cambio di un risarcimento. Alcune delle vittime raccontano poi di minacce più o meno velate da parte del produttore, e della consapevolezza che, vista l’influenza di Weinstein, una denuncia pubblica avrebbe compromesso definitivamente la loro carriera cinematografica.  In realtà, secondo diverse fonti, il vizietto di Weinstein sarebbe ben noto a Hollywood, e da molto prima che il caso finisse sulla stampa. 

La pluricandidata al premio Oscar Glenn Close, commentando lo scandalo, ha dichiarato di “essere al corrente da anni delle vaghe voci che circolavano sul fatto che Harvey Weinstein avesse comportamenti inappropriati con le donne”. Una versione confermata anche da Matthew Belloni, giornalista di Hollywood Reporter, secondo il quale sarebbero stati in molti, nell’ambiente, ad essere a conoscenza delle accuse rivolte a Weinstein fin da prima che diventassero pubbliche. Quella di tacere, pur sapendo, sarebbe stata una decisione collettiva esplicita, che Claudia Eller, co-direttrice di Variety, ha commentato dichiarando “Hollywood protegge sempre i suoi”. Anche dopo l’uscita degli articoli ha fatto discutere, in America, il presunto ritardo con cui le celebrità hollywoodiane avrebbero preso posizione contro Weinstein.

L’omertà dei mezzi d’informazione sul caso

Una specie di omertà generale avrebbe quindi protetto per anni Harvey Weinstein dalla pubblica accusa di aver molestato sessualmente decine di collaboratrici e dipendenti. Omertà favorita anche dalle pressioni che lo stesso produttore avrebbe esercitato sui media perché non rivelassero quello che molti, a Hollywood, hanno sempre saputo. È quello che sostiene, per esempio, Sharon Waxman, ex giornalista del New York Times, che ha dichiarato di avere pronta un’inchiesta sul caso Weinstein già dal 2004, ma che il produttore aveva fatto in modo di non far uscire la notizia, facendo tra l’altro chiamare la reporter da attori del calibro di Matt Damon e Russel Crowe per convincerla a desistere dalla pubblicazione.

Il resto lo avrebbe fatto l’influenza di Weinstein, il suo ruolo in politica (è da tempo un grande finanziatore del Partito democratico americano, coinvolto anche nelle raccolte fondi per le campagne dei Clinton, attraverso la Clinton global initiative) e il peso finanziario delle inserzioni pubblicitarie comprate sulle testate giornalistiche dalle sue case di produzione, nonché dei diritti che acquistavano per trasformare in film le storie pubblicate da molte testate. Secondo il Weekly Standard la stampa avrebbe persino scelto in modo deliberato di proteggere Harvey Weinstein, pur essendo al corrente da molti anni dei casi di abusi sessuali e del suo atteggiamento generale verso le donne. Le sue molestie, peraltro, avrebbero raggiunto anche alcune giornaliste, come la reporter di Fox News Lauren Sivan, che ha dichiarato di non aver sporto denuncia per la paura del potere che Weinstein esercitava anche sui mezzi d’informazione.

La storia delle molestie, sostiene sempre il settimanale, non sarebbe mai venuta fuori se Hillary Clinton avesse vinto le presidenziali al posto di Trump.

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