Catastrofi “naturali”

Incendi in estate, alluvioni in autunno e primavera, frane e valanghe in inverno, terremoti ed eruzioni vulcaniche tutto l’anno. Che cosa sta succedendo e che cosa si può fare per prevenire le catastrofi naturali?

E’ un panorama, purtroppo, molto attuale, quello di tutte queste
catastrofi presentate come “naturali”. Eppure, spesso, solo
“naturali” non lo sono.

Sono, prima di tutto, un segnale che c’è qualcosa di
gravemente sbagliato. A cominciare da un sistema complessivo che,
anche nel nostro Paese, è diventato molto fragile proprio a
causa delle attività antropiche. L’abbandono progressivo
delle aree montane, il taglio dei boschi in collina e lungo i
fiumi, la progressiva canalizzazione dei corsi d’acqua principali e
secondari con l’escavazione spesso selvaggia di sabbia e ghiaia
negli alvei fluviali hanno gettato le basi per aggravare gli
effetti di fenomeni naturali che, complici i cambiamenti climatici
in corso, stanno assumendo sempre più connotati simili a
quelli riscontrabili ai tropici.

Se trent’anni fa l’onda di piena del fiume Po, il più esteso
bacino idrografico italiano, ci metteva 4-5 giorni per scendere da
monte sino al delta, oggi è questione di ore.

E l’aumento dell’energia sprigionata dai fenomeni naturali,
concentrata in tempi sempre più brevi, provoca effetti
devastanti quando si somma all’incuria, all’ignoranza e alla
presunzione umana. Infatti, nonostante tutto, si continua a
costruire in luoghi sbagliati, lungo i fiumi o ai piedi dei
versanti franosi, realizzando, in siti che prima o poi verranno
colpiti, anche impianti a rischio quali fabbriche chimiche,
centrali, discariche, ma anche strade e ferrovie. Si usano
materiali inadatti o, per risparmiare, non si applicano gli
accorgimenti costruttivi necessari – vedi quelli antisismici – se
non quando si è assolutamente costretti.

Molte di queste “catastrofi naturali” potrebbero, quindi, essere
evitabili, prevedibili o perlomeno rese meno devastanti. Questo
richiederebbe, in Italia, un radicale cambiamento nell’approccio
della gestione del territorio e lo sviluppo di un pensiero su
“scala globale”, in grado di cogliere le complesse interconnessioni
tra i diversi elementi dell’ambiente e gli interventi
dell’uomo.

  • Una guerra diversa
    in un mondo che cambia

    La lotta contro le grandi catastrofi ambientali, ormai estese su
    scala globale, sta diventando una sorta di guerra mondiale: che
    però si può vincere, adeguandoci ad un pianeta che
    cambia…
  • Il peso dei danni:
    non solo lacrime e sangue

    I costi delle catastrofi ambientali non sono solo quelli delle
    vittime o delle fasi di emergenza, ma possono influenzare nel tempo
    l’economia di un Paese e la vita delle persone.
  • Giochi d’acqua:
    frane e alluvioni

    In un periodo in cui la carenza d’acqua è uno dei grandi
    problemi dell’umanità, i danni provocati dal dissesto
    idrogeologico sono al primo posto tra quelli causati dalle
    catastrofi naturali…
  • Giochi di fuoco:
    le eruzioni vulcaniche

    Viviamo nell’area di maggiore attività vulcanica del
    Sud-Europa e seconda a livello continentale solo all’Islanda, ma
    quando i nostri vulcani si svegliano sembriamo sempre un po’
    sorpresi…
  • Giochi di terra: i
    terremoti

    Viviamo in un Paese geologicamente instabile, per buona parte
    montuoso ed attraversato da due grosse faglie di frattura. Ma una
    seria politica di prevenzione può essere la carta
    vincente.
  • Per non
    dimenticare

    In sintesi una tabella delle principali catastrofi ambientali che
    hanno colpito negli ultimi 50 anni il nostro Paese: per non
    dimenticare!

a cura di
Armando Gariboldi
Naturalista

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