C’è un tesoro tra gli scarti

Genelab insegna alle imprese come valorizzare uno scarto industriale, costoso da smaltire, suggerendo quali sostanze recuperare. Gli esempi di olio e latte.

Suo padre, ricercatore all’Enea, glielo aveva detto: “Fa attenzione, a volte quello che si butta vale più di quello che si produce”. Dopo qualche anno, quando Daniele Pizzichini è diventato a sua volta ricercatore in biologia molecolare, ha visto che era proprio così. E dalla teoria è passato alla pratica. Così ha fondato come spin off dell’Enea Genelab, società di consulenza di servizi tecnologici e biotecnologici che aiuta a estrarre dagli scarti della produzione sostanze utili.

 

Genelab insegna alle imprese come valorizzare uno scarto industriale, complicato e costoso da smaltire, suggerendo quali sono le sostanze recuperabili e come ottenerle. Tra le produzioni che danno scarti riutilizzabili ci sono quelle dell’olio di oliva e del formaggio. Le acque di vegetazione olearie rappresentano uno dei maggiori problemi dell’agroindustria. Ma queste acque possono essere “valorizzate”, frazionandole in sostanza organica, polifenoli e acqua. A questo scopo è nata Phenofarm, che grazie a un brevetto dell’Enea ha realizzato un impianto di trasformazione dei sottoprodotti della produzione dell’olio d’oliva, da cui ricava prodotti a base di polifenoli estratti dalla polpa delle olive, dopo la macinatura. Lo stesso discorso vale per il siero di latte, prodotto dalla cagliata, che può essere frazionato recuperando proteine, lattosio, sali minerali e acqua purificata.

 

Genelab ha vinto il premio delle eccellenze Green 2.0 per “la ricerca e i servizi tecnico-scientifici verso le imprese nel campo della biologia molecolare”, assegnato lo scorso novembre da VedoGreen.

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