Chiudere le piste ciclabili quando c’è traffico non è veramente una buona idea

C’è chi propone di chiudere le piste ciclabili nelle ore di punta di traffico a Londra e Sidney ma si alzano le proteste. Una spiegazione del perché un’iniziativa di questo genere sia controproducente.

Chiudere le piste ciclabili quando sono poco utilizzate. “Vuote, vuote, vuote”,  è il j’accuse del canale Australiano Channel 7 rivolto alle piste ciclabili che sarebbero poco utilizzate togliendo spazio alle auto bloccate nel traffico. Uno spreco di spazio insomma. “Un errore da milioni di dollari?” si chiede la tv australiana. Molti utenti hanno reagito a questo modo di vedere gli investimenti nella mobilità ciclabile.

Ecco due tra le risposte più educate riportate a seguito dell’annunciata inchiesta tv. Scrive Dan Meijer, postando una foto: “Cinque minuti dopo la pista ciclabile è piena, quella per le auto è vuota. Liberiamoci di tutte le corsie per le auto, chiaramente non vengono utilizzate”. Oppure Mark Lawrenson: “Vergognatevi Channel 7 Sidney! Quanto avete atteso per mostrare le piste ciclabili vuote? Fate una prova nelle ore di punta”.

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Qualcuno vuole proporre di chiudere le piste ciclabili sulle strade con molto traffico, sarà la soluzione giusta? Foto © Jeff Swensen per Washington Post via Getty Images

Anche abbandonando l’emisfero australe e avvicinandoci al continente europeo c’è chi ritiene che le piste ciclabili sono un lusso che non ci possiamo permettere 24 ore su 24.

La Camera del commercio e dell’industria di Londra ha suggerito di avere un approccio flessibile alla costruzione delle cosiddette “autostrade delle biciclette”, tentando di ridare un senso originario al termine: se nelle ore di punta le piste ciclabili permettono a migliaia di pendolari di andare a lavoro in bicicletta, nel resto della giornata dovrebbero essere delle piste part time. L’obiettivo rimane sempre lo stesso: chiudere le piste ciclabili per ridurre le code di automobili ma anche far passare il trasporto pubblico o il trasporto merci, a cominciare dalle ore notturne.

Quindi quando non ci sono tanti ciclisti questi possono tranquillamente pedalare nel traffico impazzito. Colin Stanbridge, presidente della Camera del Commercio e dell’industria di Londra ammette: “Alcune di queste misure potrebbero non essere apprezzate da qualcuno (…) ma abbiamo preso troppe decisioni pensando fossero una buona idea, per l’ambiente o la soluzione più facile, senza pensare adeguatamente alle conseguenze”.

Persino il Times si è prodigato in analisi di questo tipo, facendo il collegamento traffico lento/più spazio per piste ciclabili. Penalizzando niente di meno che i bus, che ormai sarebbero lenti come cavalli. Il sito London cycling campaign sottolinea le accuse che addirittura porterebbero gli autobus di Londra ad andare più lenti. Tutto questo mentre il nuovo sindaco di Londra Sadiq Khan punterebbe a dare priorità proprio a biciclette e pedoni.

Chiudere le piste ciclabili su strada quando c’è traffico? Riflettiamo

Il punto su cui riflettere è l’analisi in prospettiva. Rendere facile spostarsi in automobile incentiva l’acquisto delle quattro ruote, il loro parcheggio per strada (occupando spazio, talvolta in maniera illegittima), il loro spostamento su strada, producendo traffico e inquinamento acustico e da smog. Migliorare la mobilità ciclabile favorisce la riduzione delle auto per strada e l’ambiente, così come adeguati investimenti per il trasporto pubblico. Il che favorisce anche gli spostamenti a piedi, che divengono più gradevoli se l’aria è più pulita e non ci sono macchine che sfrecciano o clacson che disturbano la quiete. Aumentare le corsie preferenziali per gli autobus, i binari dei tram e le piste ciclabili può creare dei disagi in un primo tempo ma saranno quei disagi stessi a far riflettere gli utenti della strada sul rinunciare all’auto privata, solo se c’è almeno un’alternativa degna di essere provata.

È stato inoltre studiato come costruire nuove strade o allargare quelle esistenti non fluidifichi il traffico ma ne concentri ancora di più i disagi (l’effetto collo di bottiglia), perché gli automobilisti si sentiranno autorizzati a usare il mezzo privato più di prima perché ritengono di impiegare meno tempo, cosa che sempre più spesso non accade.

Pensare che la soluzione sia togliere spazio alle bici nelle ore non di punta per la mobilità su due ruote, come pensano a Londra, per lasciarlo alle auto significa scoraggiare le persone a salire in sella e incoraggia a riprendere l’auto, con tutto quel che ne consegue anche in termini di traffico. Non è una cosiddetta situazione win-win, come vorrebbero far credere, cioé una situazione in cui entrambe le parti ne guadagnano.

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