Omeopatia

Christian Boiron: l’omeopatia continuerà a crescere, da sola

Abbiamo incontrato il patron di Boiron all’indomani di un imponente studio francese che mostra come le cure omeopatiche siano efficaci quanto quelle convenzionali.

Ci ha raccontato i suoi dubbi, il suo senso di responsabilità, la sua visione dell’omeopatia. Christian Boiron è il direttore generale del Gruppo Boiron, gruppo farmaceutico familiare e indipendente, fondato nel 1932 da due farmacisti, Jean e Henri Boiron, nei pressi di Lione. Oggi il gruppo conta quasi quattromila dipendenti (di cui duecento in Italia) e un fatturato di oltre 610 milioni di euro.

Ci accoglie nella sede italiana di Segrate in camicia azzurra e Crocs ai piedi; lo sguardo è vivace. La prima domanda riguarda i risultati di EPI3, il più importante studio farmaco-epidemiologico mai realizzato nel campo della medicina generale in Francia, le cui conclusioni dicono che, nei tre ambiti terapeutici presi in considerazione, la cura presso medici allopati (quelli “convenzionali”) o presso medici omeopati ha la stessa efficacia terapeutica e nessuna perdita di opportunità terapeutica per i pazienti, ma nel secondo caso crolla l’assunzione di farmaci con effetti indesiderati.

Christian Boiron
Christian Boiron © Richard Mouillaud

Dottor Boiron, lo studio EPI3 – che avete voluto e finanziato – conferma l’efficacia nell’uso dei medicinali omeopatici. Immagino che aveste delle grandi aspettative.
È una delle ricerche farmaco-epidemiologiche più importanti mai fatte sui farmaci a livello mondiale. L’abbiamo voluta perché l’allopatia non ha mai sentito il bisogno di dimostrare la sua efficacia nei confronti dell’omeopatia, noi invece sì. Si tratta della prima ricerca in duecento anni che mette a diretto confronto i risultati dell’uso di farmaci allopatici e omeopatici, prendendo in esame le patologie più comuni, quelle che rappresentano quasi la metà dei motivi per cui si va dal medico di famiglia: disturbi del sonno, ansia e depressione, dolori muscoloscheletrici e disturbi delle vie respiratorie.

Avevate stabilito che i risultati dello studio indipendente sarebbero stati pubblicati anche se non fossero stati favorevoli all’omeopatia…
Per noi questa ricerca è stata un rischio. Nel contratto c’era scritto che non saremmo intervenuti e che tutti i risultati sarebbero stati pubblicati comunque. Nei sette anni in cui è durata l’indagine sono stato spesso ansioso, lo confesso. E devo dire che il fatto che i risultati finali siano stati positivi per l’omeopatia, secondo me ha influito sul fatto che non si sia sentito parlare più di tanto di questo studio. Pensate a che cosa sarebbe successo, al contrario, se ci fosse stato un esito negativo. Ricordate quando qualche mese fa un bambino è morto e si è venuto a sapere che il medico che lo curava era anche un omeopata? Se ne è parlato in tutto il mondo! Dei due milioni di morti ogni anno per gli effetti tossici dei medicinali allopatici invece non si parla mai.

farmacista omeopatia
Farmacista con clienti © Boiron

Quindi sì, durante gli anni in cui era in corso la ricerca ero in apprensione; perché mi sentivo responsabile nei confronti dell’azienda di cui sono a capo, e ancor più nei confronti di tutto il mondo dell’omeopatia. C’è poi da tener conto dell’importanza dell’équipe cui è affidato lo studio, e di come lo svolge. Il tuo prodotto può essere assolutamente valido, ma se l’équipe di ricerca fa male il suo lavoro questo valore potrebbe non essere riconosciuto.
Io non conoscevo personalmente i membri della direzione scientifica della ricerca, se non di fama, e nessuno di loro era vicino al mondo dell’omeopatia. Li ho incontrati solo dopo quattro anni dall’inizio dei lavori; né loro né io ci siamo voluti conoscere prima per tutelare la loro indipendenza di giudizio.

Omeopatia e vaccini, una storia in comune

Christian Boiron prosegue ricordando che “I primi medicinali nati dalla ricerca con metodo scientifico sono stati i vaccini e i farmaci omeopatici, alla fine del ‘700 grazie al Dr. Edward Jenner e al Dr. Samuel Hahnemann. Per un secolo i vaccini sono stati osteggiati dal mondo della scienza. Si è dovuto aspettare che Pasteur spiegasse il loro funzionamento perché fossero accettati. Credo che per l’omeopatia sia lo stesso. Anche se ne viene dimostrata l’efficacia nell’uso, non viene accettata perché ancora non siamo riusciti a capire esattamente ‘come’ funziona”.

La medicina e il mito dell’oggettività della scienza

Nel corso dell’intervista Christian Boiron ritorna più volte su questo concetto, spiegando che la medicina usa e ama tanto la parola “scienza” per ammantarsi di un senso di certezza. Aggiunge di credere che dovremmo ridefinire il concetto di medicina più come capacità di guarire le persone, che come l’applicazione passiva di un protocollo rigido uguale per tutti. “Si fa un gran parlare dell’oggettività della scienza, eppure ci sono differenze negli approcci medici già tra Italia, Francia e Stati Uniti; ancora maggiori se andiamo in India. Si dovrebbe passare dal dire ‘la cura è questa, lo dice la scienza’ al dire ‘questa è la cura che in questo momento ci sembra più utile’. Perché ancora non conosciamo con assoluta certezza come funzionano le malattie”.

tintura madre arnica
La preparazione di una tintura madre a base di arnica montana

Ogni ammalato è diverso, la cura non può essere uguale per tutti

Per Boiron ci sono due diversi tipi di progresso in campo medico. Uno attraverso la ricerca “pura”. L’altro più che dal laboratorio passa dall’ambulatorio, ossia dall’esperienza dei medici, dalla discussione, dall’osservazione dei pazienti e dall’individualizzazione delle cure. Solo che la scienza “accademica” – per Boiron – ostacola questa seconda via, pensando che per la stessa malattia sia necessaria la stessa cura, indipendentemente dalla persona ammalata. Per Boiron è fondamentale capire che per la stessa malattia ci possono essere più cure possibili.

Per lei come dovrebbe essere un medico ideale?

Come un buon capo d’azienda: deve avere testa e cuore, e deve lavorare molto. Dovrebbe tenere insieme scienza ed umanità. Non dovrebbe credere troppo alle affermazioni forti (tipo “dovete tutti assumere quel farmaco”). Non dovrebbe tener conto solamente del protocollo medico, dimenticandosi di scoprire la realtà che ha di fronte, trascurando il rapporto col paziente. E in maniera un po’ più filosofica, dovrebbe accettare la paura della malattia e della morte. Vede, per me la medicina è scienza, ma non solo; dovrebbe avere anche una componente molto più grande di umanità.

Riuscirà lo studio EPI3 a convincere gli scettici sull’efficacia delle cure omeopatiche?

Lo scetticismo nei confronti dell’omeopatia purtroppo mi sembra a volte quasi insormontabile; perché la scienza non riesce ancora a comprendere come possa essere efficace qualcosa che nelle analisi di laboratorio non si riesce nemmeno a rilevare.

Quali sono per lei il futuro e le sfide che dovrà affrontare l’omeopatia?

Non penso alle sfide. Siamo già abbastanza impegnati a tenere il passo con lo sviluppo che l’omeopatia sta avendo da sola. E il futuro non lo vedo, lo preparo; lo stiamo realizzando adesso. E della ricerca sull’infinitesimale non parlerò più, perché penso che sarà questo ciò su cui le aziende farmaceutiche competeranno nei prossimi anni. Sono convinto che tra vent’anni tutte le case farmaceutiche saranno entrate in questo settore. Perciò noi di Boiron non saremo più i primi al mondo nell’omeopatia, ma i centesimi dell’industria farmaceutica, ma non importa.

diluizione omeopatia
Una fase del processo di diluizione dei preparati omeopatici

Per far capire meglio quanto sia avanti la ricerca sull’infinitesimale Christian Boiron si alza e va a disegnare un grafico su un grande blocco di carta. “Cinquant’anni fa, quando ero all’università, gli strumenti di laboratorio potevano arrivare a misurare fino a un livello di concentrazione di 10 alla meno 4 (ovvero lo 0,0001% di diluizione), due anni fa eravamo arrivati a 10 alla meno 19, e ora in alcuni casi siamo arrivati a misurare concentrazioni di 10 alla meno 20”. Boiron spiega quindi che potremmo essere molto vicini a quello che è considerato un po’ il “limite” dell’infinitamente piccolo, la cosiddetta “barriera atomo/molecolare”, ovvero il “numero di Avogadro” che all’incirca è 6,023 x 10 alla 23.

A questo punto, se ci arrivassimo, si riuscirebbe finalmente a spiegare il meccanismo di funzionamento dell’omeopatia?

Chissà… Perché più impariamo, più scopriamo che le cose non sono come le immaginavamo. Per me l’omeopatia ha a che fare in un certo senso con la fisica quantistica. Ovvero è qualcosa che possiamo arrivare a concepire come concetto astratto, che si può anche utilizzare, ma di cui ancora non riusciamo a comprendere i meccanismi di funzionamento. Tuttavia la ricerca deve proseguire; perché più ci avviciniamo a capire come funziona l’omeopatia, più avremo strumenti efficaci per usarla. E questa è la sola cosa che mi interessa.

C’è un altro problema per l’omeopatia: il fatto che a volte prodotti omeopatici (o che sembrano tali) vengano prescritti o raccomandati da chi non li conosce bene. Questi sono i nostri più grandi nemici.

granuli omeopatia
Granuli per preparati omeopatici

L’omeopatia si sta sviluppando da sola e continuerà a crescere

Fa riflettere sull’efficacia dell’omeopatia questa considerazione di Christian Boiron: “L’omeopatia esiste da due secoli, i Laboratoires Boiron esistono da 85 anni e oggi sono l’azienda più grande al mondo. Il tutto sostanzialmente senza pubblicità. Noi ne facciamo poca (in Italia praticamente nessuna perché è l’unico paese al mondo in cui è vietato pubblicizzare in maniera specifica i farmaci omeopatici), e il 70 per cento del nostro fatturato è costituito da prodotti che non reclamizziamo”. “Quasi il 50 per cento della popolazione mondiale si dichiara aperta e ben disposta verso l’omeopatia, eppure questa rappresenta solo lo 0,3 per cento del mercato dei farmaci. Ecco perché non faccio pubblicità. L’omeopatia si svilupperà da sola. Aspetto”.

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