Omeopatia

Medicina accademica e complementare unite per potenziare le cure palliative

La medicina palliativa si prende cura dei pazienti che non possono più guarire. Deve essere rapida, efficace, in grado di migliorare la qualità di vita delle persone. L’Hospice Cascina Brandezzata di Milano la pratica con un approccio integrato tra medicina accademica e complementare.

Dalla sua nascita, nel 2015, l’Hospice Cascina Brandezzata (Fondazione IRCCS Cà Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano) accoglie i pazienti cronici (e le loro famiglie) nel momento più delicato del loro percorso. Lo fa in un ambiente che si discosta da quello ospedaliero per assomigliare in tutto e per tutto a quello di casa. La struttura offre cure palliative per il controllo del dolore, volte ad alleviare il disagio fisico e psichico ma anche a migliorare la qualità della vita delle persone. Tra i tanti servizi offerti c’è la possibilità di avvalersi dell’aiuto delle medicine complementari, tra cui omeopatia e agopuntura, in affiancamento alle cure tradizionali. Abbiamo chiesto al dottor Roberto Moroni Grandini di spiegarci come funziona e quali farmaci omeopatici sono coinvolti positivamente in questo delicato contesto.

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Il rapporto medico-paziente offerto dalla medicina complementare è molto apprezzato dai pazienti © Ingimage

Cosa si intende per medicina palliativa?
È una medicina che si prende carico di curare le persone che non sono più guaribili. Oggi, come medici, dobbiamo confrontarci con una serie di malattie croniche evolutive che non sono più suscettibili di trattamenti attivi. Chi si occupa di medicina palliativa ritiene che anche queste persone abbiamo diritto ad essere curate nel miglior modo possibile, cercando di ridurre i sintomi fastidiosi e provando a dare loro una qualità di vita pur in presenza di una malattia inguaribile. La medicina palliativa si occupa di mantenere l’integrità della persona anche in presenza di una malattia così grave come quella oncologica. Ne deriva che chi opera nell’ambito delle cure palliative si occupa per esempio di terapia del dolore, insonnia, di sintomi come vomito e nausea e di tutti gli altri sintomi che accompagnano una malattia grave evolutiva. Le cure palliative nascono prevalentemente in ambito oncologico e una volta coincidevano, al loro esordio, con le cure del fine vita; oggi si estendono anche alla malattia non oncologica e a quella non strettamente in fase terminale, ma avanzata. Nell’idea che ho io, le cure palliative, con il controllo dei sintomi, con la loro dimensione olistica di attenzione al paziente, sono le cure che meglio affiancano il malato nei percorsi di cura di patologie in fase avanzata o terminale, e non soltanto nei casi oncologici. Per esempio oggi ci occupiamo di scompenso cardiaco, insufficienza epatica, insufficienza respiratoria…

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Come ha sviluppato la sua proposta di cure palliative basata sull’integrazione di medicine diverse?
Le cure palliative si avvalgono dei protocolli della medicina accademica perché sono validati e si sa esattamente quale risposta aspettarsi. Uno dei principi della medicina palliativa è la tempestività della risposta: un paziente che ha dolore ha necessità che si agisca in tempi rapidi e tempestivi. Nel paziente oncologico il dolore si porta dietro una serie di sequele non solo fisiopatologiche (lo star male per il dolore), ma anche relazionali, emotive e psicologiche, tanto che si parla di dolore totale. Le cure palliative si occupano dei sintomi considerandoli nella loro globalità. In alcuni casi questa globalità richiede anch’essa un trattamento più ampio, nel quale trovano spazio anche quelle che vengono definite medicine complementari. Io ho cominciato utilizzando l’agopuntura, la fitoterapia e sono poi approdato all’omeopatia che ritengo essere uno strumento valido da utilizzare con una importante premessa: nel caso della medicina oncologica l’omeopatia non cura il cancro, che viene invece curato dalla chirurgia, dalla chemioterapia, dalla radioterapia e da tutte le medicine della medicina occidentale accademica. Omeopatia, agopuntura e in generale le medicine complementari possono essere un valido supporto per controllare alcune sindromi e alcuni sintomi definiti orfani dalla medicina accademica e per aiutare nel loro percorso di cura i pazienti, in modo integrato. Importante è non confondere i due livelli di cura.

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Le cure palliative migliorano la qualità di vita dei pazienti © Ingimage

Quali opportunità offre l’omeopatia all’interno delle cure palliative quindi?
È di aiuto nel trattamento di alcuni sintomi di natura neuropsicologica come ansia, insonnia, fatica nell’accettazione della diagnosi, rabbia. Ma anche nella gestione di sintomi più organici, come la nausea e il vomito. Ad esempio Ipeca e Nux vomica sono due ottimi farmaci omeopatici per il supporto di questi sintomi, anche su alcuni tipi di dolore; Aurum metallicum o Arnica possono offrire un buon supporto alla medicina allopatica a patto che siano usati da un esperto che ne abbia competenza ma soprattutto che abbia competenza di medicina palliativa. Il nostro paziente richiede una risposta precisa in tempi brevi, l’integrazione è una proposta in più. Nell’ambito di una medicina integrata, per mia esperienza, la risposta del paziente alle cure è migliore e incrementa l’adesione alle terapie convenzionali.

Premesso che ogni paziente è una persona a sé, ci sono farmaci omeopatici che usa maggiormente per affrontare particolari sintomi?
Sono appassionato di Arsenicum album; Arnica è un farmaco a cui faccio frequentemente ricorso così come Nux vomica, Lycopodium e Ipeca. Uno dei pregi dell’omeopatia, che corrisponde ad uno dei paradigmi della medicina palliativa, è proprio quello di considerare terapie costruite sul paziente, create su misura.

I risultati ci sono?
L’80 per cento dei pazienti che arrivano al percorso di cure palliative sono già passati attraverso la medicina allopatica e spesso si portano dietro la necessità di confrontarsi con le terapie complementari. Sono i pazienti stessi a chiedere di poter continuare a usare una dimensione integrata e il fatto di trovare nella struttura un medico esperto di medicina complementare, per loro, è sicuramente un modo per sentirsi accolti. Questo è già un primo risultato. Il risultato clinico è, nell’ambito della medicina integrata, molto molto buono. I pazienti stanno meglio, sono meno gravati dagli effetti collaterali delle medicine allopatiche. Non dimentichiamo, poi, che la possibilità di rapporto medico-paziente offerta dalla medicina complementare è sicuramente molto gradita dai nostri pazienti.

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Granuli omeopatici

Da quanto lavorate con questo approccio integrato nell’Hospice?
Da quando abbiamo aperto, tre anni fa. Il medico di riferimento della struttura sono io ed ho sempre avuto questo sguardo aperto alla complementarietà; è quindi una dimensione che coltiviamo da sempre. In qualità di struttura pubblica, sottostiamo a tutti i vincoli del comitato etico e della struttura pubblica e il nostro riferimento è la farmacia pubblica. Utilizziamo quindi farmaci allopatici di medicina tradizionale accademica, ma uno dei nostri punti di forza è proprio quello di poter offrire ai pazienti che lo richiedano la possibilità di beneficiare anche di un efficace supporto di tipo complementare.

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