Omeopatia

Antonella Ronchi. Proteggiamo l’omeopatia italiana dalla disinformazione

Il 10 aprile si celebra la giornata dell’omeopatia, ma la Federazione italiana è preoccupata per una norma che potrebbe togliere dal mercato molti prodotti. Ne parliamo con la presidente Antonella Ronchi.

Una giornata per festeggiare non semplicemente lo stare bene, ma lo stare bene naturalmente. Nel senso letterale di “in modo naturale”: è il senso di quella che da ormai più di un decennio è la Giornata internazionale dell’omeopatia che si celebra il 10 aprile nell’anniversario della nascita del medico tedesco Samuel Hanhemann, fondatore di quella che è la più diffusa delle medicine non convenzionali. Per l’occasione abbiamo intervistato la presidente della Federazione italiana associazioni e medici omeopati (Fiamo), la dottoressa Antonella Ronchi.

ronchi

La disinformazione è una piaga che colpisce anche l’omeopatia?
Noi abbiamo sempre fatto eventi di promozione ma in questo ultimo anno, come accade ciclicamente, ci sono stati molti attacchi pesanti e ripetuti. L’integrazione dell’omeopatia e il riconoscimento della medicina tradizionale proseguono, ma dal prossimo anno c’è il rischio che molti dei medicinali spariscano dalla circolazione. Questo cerchiamo di farlo presente negli incontri in programma nella Giornata internazionale dell’omeopatia.

Si riferisce alla direttiva europea che rende necessaria l’Autorizzazione all’immissione in commercio per poter vendere i farmaci omeopatici in farmacia?
Sì, perché l’Aic dell’Agenzia del farmaco richiede la produzione di dossier specifici su alcune caratteristiche del prodotto, per esempio la fonte di provenienza, che hanno un costo di presentazione e di redazione molto caro. Nell’omeopatia alcuni rimedi come l’arnica sono diffusi in grande quantità e chi la commercializza non si farà problemi a investire sui dossier, ma i piccoli rimedi saranno difficili da registrare perché sono prescritti poco: l’omeopatia è una disciplina molto individuale, i numeri del mercato sono piccoli, molte aziende finiranno col rimetterci. E nel momento in cui quel prodotto in farmacia non ci può stare, quel farmaco sparirà. Si arriverà a una disponibilità di un sesto dei farmaci venduti attualmente.

Le aziende interessate hanno già chiesto una proroga oltre il 30 giugno per la presentazione dei dossier: secondo lei dunque non basterebbe?
No, ci vorrebbe un provvedimento legislativo che tenga conto di questa realtà industriale che è molto particolare. La direttiva nasce per tutelare il consumatore e questo a noi sta bene: è già richiesta oggi una certificazione sullo standard di qualità della produzione. Ma chi l’ha scritta non ha pensato che non possiamo equiparare il mercato dell’omeopatia a quello della medicina tradizionale.

La direttiva però riguarda tutta l’Europa: gli altri paesi come vi hanno ovviato?
In Germania per esempio hanno scelto di mantenere sul mercato i prodotti venduti in piccole quantità senza l’autorizzazione, ovviamente garantendo uno standard di qualità di produzione: li trattano come fossero prodotti artigianali. Se l’Italia non fa qualcosa del genere, peraltro, le aziende italiane si troveranno estremamente svantaggiate perché mentre i loro prodotti non saranno vendibili, quelli esteri che non necessitano di prescrizione medica saranno tranquillamente acquistabili via internet.

rimedi omeopatici ansia
A seconda del grado di disturbo, vengono somministrati diversi rimedi omeopatici. ©Ingimage

Quindi l’omeopatia rischia di sparire del tutto dai circuiti delle farmacie italiane?
No, c’è tutta una serie di rimedi su prescrizione medica e quello più o meno resterà: lo sciroppo per la tosse omeopatico si troverà comunque in farmacia. Si tratta di due livelli diversi di omeopatia e anche su questo noi vogliamo fare chiarezza, perché molti confondono l’omeopatia con le semplici cure naturali.

Anche l’assenza dei foglietti illustrativi nei farmaci omeopatici contribuisce a rendere le cose meno chiare?
Anche in questo caso il foglietto illustrativo manca in Italia ed esiste in altri paesi perché questa famosa direttiva è stata recepita in modo diverso. In Francia è stato possibile avere una registrazione con criteri che lo permettono. In Italia il ministero ha scelto di non farlo. Questo perché il metodo che noi usiamo è unitario, insiste non tanto sulla patologia quanto sulla persona: non posso mettere un foglietto con scritto “arnica” di per sé perché quello è un rimedio adatto per tantissime patologie. Mentre il foglietto illustrativo andrebbe bene per le forme più specifiche di prescrizione medica, che sono nate perché si è scoperto che ci sono sostanze che agiscono specificamente su alcune patologie. Ma questo in Italia non è possibile, tanto che una multinazionale deve fare un packaging diverso per ogni nazione in cui vende a seconda delle norme vigenti: siamo in Europa, ma come al solito andiamo non a due bensì a 27 velocità.

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L’arnica è una pianta che cresce nei prati montani

Eppure tra ostacoli e disinformazione le cure omeopatiche continuano a diffondersi in Italia oggi scelgono medicinali non convenzionali quasi 13 milioni di italiani.
La gente sta cercando soluzioni di questo tipo. L’omeopatia è atto medico riconosciuto ormai dal 2002 e certificato a livello europeo dalla normativa Cen che stabilisce le prestazioni offerte dal medico con competenze aggiuntive omeopatiche. Ci abbiamo lavorato sopra 2 anni per mettere a punto un comune denominatore nelle pratiche europee. Ora anche le regioni stanno recependo l’accordo della Conferenza Stato-regioni del 2012 che stabilisce criteri di formazione di medici competenti. Questo processo di integrazione con la medicina tradizionale sta andando avanti e suscita anche contrasti. Ma è medicina di primo livello, noi siamo medici e ci poniamo di fronte al paziente cercando di dargli sollievo nel modo migliore possibile e alcuni farmaci tradizionali possono essere più dannosi che utili. Pensiamo ai problemi che danno certi antibiotici.

In campo medico uno degli argomenti più discussi di questi tempi è quello dei vaccini. Qual è la vostra posizione?
La battaglia non dovrebbe essere quella tra vaccinisti e antivaccinisti ma tra il presentare i vaccini come qualcosa che ha solo aspetti positivi e presentarli come medicinali e quindi secondo una prospettiva di effetti-benefici, indicando gli effetti collaterali: diciamo che si è fatta una politica di presentazione dei vaccini non corretta. Mettere sullo stesso piano polio e varicella non va bene, i genitori diventano sospettosi. Se ci fosse più equilibrio ci sarebbero meno tensioni.

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