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Il cioccolato di Ritter Sport è terzo nella Chocolate Scorecard 2026

Tracciabilità del cacao, energia rinnovabile e una piantagione in Nicaragua: tutti gli ingredienti di una filiera più responsabile.

Nel panorama del cioccolato industriale, la Chocolate Scorecard 2026 offre ogni anno un termometro indipendente. Quest’anno la classifica, promossa dalla ong australiana Be Slavery Free e giunta alla settima edizione, ha valutato quarantanove tra produttori e retailer, coprendo circa il 90 per cento della filiera globale del cacao. I criteri esaminati spaziano dalla tracciabilità al lavoro minorile, dalla deforestazione al reddito degli agricoltori. Ritter Sport si è posizionata al terzo posto, salendo di una posizione rispetto al 2025. Un risultato che, in un settore dove l’80 per cento delle aziende non garantisce ancora un reddito sufficiente agli agricoltori, non è scontato e non lo è soprattutto per un’azienda a gestione familiare e molto più piccola di altri colossi quotati in borsa. Come ha spiegato Thomas Straub, amministratore delegato di Ritter Sport Italia, questa classifica non è pensata per il consumatore finale: è prima di tutto un indicatore interno, uno strumento per capire dove e in che modo si può ancora migliorare.

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La piantagione di proprietà in Nicaragua, conosciuta come “El Cacao”, si estende per circa 2.500 ettari. © Ritter Sport

24mila agricoltori e una piantagione di proprietà

Il punteggio più alto di Ritter Sport nella Scorecard 2026 riguarda la categoria “Traceability and Transparency”: nel 99 per cento dei casi, l’azienda riesce oggi a risalire alla singola azienda agricola di origine del cacao acquistato. Un dato tutt’altro che banale, considerando la volatilità dei raccolti e la complessità delle filiere tropicali. La strategia si regge su sette programmi di partnership con produttori locali in Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria, Nicaragua e Perù (il primo dei quali risale al 1990) che coinvolgono circa 24mila agricoltori in rapporti di lungo periodo. Il punto più avanzato di questo modello è “El Cacao”, piantagione di proprietà in Nicaragua acquistata nel 2012 e oggi estesa su 2.500 ettari: metà destinata alla coltivazione con sistema agroforestale, l’altra metà preservata come riserva naturale.
Come spiega Petra Fix, global sustainability communication di Ritter Sport, la tenuta genera due benefici concreti: una copertura del 20 per cento del fabbisogno totale di cacao dell’azienda e un controllo diretto sulle condizioni di lavoro e sull’impatto ambientale. Dal 2018, inoltre, Ritter Sport utilizza esclusivamente cacao 100 per cento certificato Rainforest Alliance e Fairtrade International su tutta la gamma di prodotti: è la prima grande azienda al mondo ad averlo fatto.

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Petra Fix, Global sustainability communication di Ritter Sport e Thomas Straub, Ad di Ritter Sport Italia © Ritter Sport

Fabbisogno elettrico e packaging

A testimoniare che la filiera di Ritter Sport è responsabile ci sono altre ragioni. Infatti, l’azienda ha fissato un obiettivo di riduzione delle emissioni del 42 per cento entro il 2030, certificato dalla Science based targets initiative. Oggi copre più della metà del proprio fabbisogno elettrico con energia rinnovabile autoprodotta (tra impianti eolici, fotovoltaici e un parco solare in Baviera da oltre 7.300 moduli) e dal 2023 utilizza camion elettrici per la logistica tra i suoi stabilimenti.
In parallelo, presso il sito produttivo di Waldenbuch, Ritter Sport sta per installare cinque grandi pompe di calore che convertiranno quasi totalmente il  sistema di riscaldamento aziendale verso una tecnologia ad alta efficienza e a basse emissioni. Due unità sono operative, mentre le restanti tre saranno attivate nel corso dell’anno. 
Sul fronte del packaging, invece, il lavoro non è finito. Petra Fix lo dice chiaramente: l’attuale pellicola in polietilene è tecnicamente riciclabile, ma questo non garantisce che venga effettivamente riciclata. I test su un packaging in carta, avviati nel 2020, non hanno ancora prodotto una soluzione scalabile che rispetti gli standard di sicurezza alimentare. Dopotutto, il terzo posto nella Scorecard è un traguardo reale, ottenuto in un contesto di prezzi del cacao in forte volatilità e raccolti in calo. Eppure, come ricorda la stessa classifica, l’asticella non smette di alzarsi ed è necessario migliorarsi di anno in anno.

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