Colpo di stato nel Myanmar, l’esercito arresta Aung San Suu Kyi

L’esercito della ex-Birmania ha ordito un colpo di stato, arrestando la leader Aung San Suu Kyi e occupando le istituzioni.

Nella mattinata di lunedì 1 febbraio, l’esercito del Myanmar (ex Birmania) ha avviato un colpo di stato. La leader di fatto del governo civile, Aung San Suu Kyi, è stata arrestata assieme al presidente della Repubblica Win Myint. Sono stati inoltre posti dei generali nei ruoli di comando e proclamato lo stato d’emergenza.

Dopo dieci anni, Aung San Suu Kyi torna in manette

Dopo poco più di un decennio dalla liberazione, che aveva posto un termine a quindici anni di esilio imposto dalla dittatura militare, l’ex dissidente e oggi dirigente Suu Kyi è finita di nuovo in manette. Da giorni si susseguivano d’altra parte voci su un possibile intervento da parte dei militari. Questi ultimi avevano denunciato delle possibili frodi elettorali, tali – a loro avviso – da aver modificato i risultati delle legislative dell’8 novembre del 2020.

Aung San Suu Kyi al summit Asean di Sidney, nel marzo 2018. © Dan Himbrechts/ Pool/Getty Images

Di qui, ufficialmente, la volontà di dar vita al quarto colpo di stato in 63 anni da parte della Tatmadaw (le forze armate birmane). My Nyunt, portavoce della Lega nazionale per la democrazia (Nld, il partito di Suu Kyi), ha precisato che oltre al presidente anche un gruppo di alti dirigenti sarebbe attualmente detenuto nella capitale Naypyidaw. “Si tratta – ha affermato il portavoce alla stampa locale – di un tentativo di colpo di stato”. Ciò benché, tecnicamente, i militari possano utilizzare una strada diversa: “Potrebbero forzare il presidente a riunione un Consiglio di sicurezza nazionale, che darebbe ufficialmente il potere all’esercito”.

Le Nazioni Unite condannano il colpo di stato nel Myanmar

Quest’ultimo ha preso anche il controllo della sede del comune di Rangoon, capitale economica della nazione asiatica, e dell’aeroporto internazionale, che risulta bloccato da mezzi militari. Numerose diplomazie straniere hanno immediatamente condannato il colpo di stato. Che però, secondo quanto affermato dagli stessi generali all’emittente televisiva Name, è necessario per preservare “la stabilità del paese”.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è intervenuto, condannando fortemente l’azione dell’esercito: “Si tratta – ha spiegato – di un duro colpo alle riforme democratiche del Myanmar”. È possibile che per l’inizio della prossima settimana venga convocata una riunione del Consiglio di sicurezza, secondo quanto riferito dall’agenzia Afp.

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