Myanmar, a due giorni dal golpe affiorano le prime proteste

Su internet e nelle strade di Rangoon, la popolazione del Myanmar comincia a protestare contro il colpo di stato. Ma il rischio di repressione è alto.

Due giorni dopo l’avvio del colpo di stato militare nel Myanmar (ex Birmania), le notizie per i sostenitori della leader destituita Aung San Suu Kyi non appaiono positive. L’esercito, secondo quanto riferito dalla stampa internazionale, sembra controllare saldamente il territorio e le istituzioni della nazione asiatica, nonostante le numerose condanne giunte dall’estero.

L’esercito ha dimostrato in passato di non esitare a reprimere le proteste con la forza

Ciò che occorrerà verificare è se la popolazione deciderà di reagire. In passato, infatti, i militari birmani non hanno esitato a reprimere con la forza ogni tentativo di sollevamento. I prossimi giorni, in questo senso, saranno cruciali.

Il potere dei generali nel Myanmar, d’altra parte, è particolarmente forte. Da quando lo stato ha ottenuto l’indipendenza, nel 1947, ha vissuto sotto una dittatura militare per quasi 50 anni, dal 1962 al 2011. Nel 2008 furono proprio i soldati al potere a concedere una Costituzione, che portò ad una transizione democratica a partire, appunto, dal 2011.

Il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia, ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle elezioni parlamentari del novembre 2020, le prime dopo decenni di dittatura militare © Lauren DeCicca/Getty Images

Le regole volute dall’esercito impongono tuttavia una presenza dei generali estremamente marcata nelle istituzioni birmane. La stessa Costituzione indica che i ministeri della Difesa, degli Interni e degli Affari esteri debbano essere guidati da militari. E che a questi ultimi debba essere riservato il 25 per cento dei seggi in Parlamento.

La Costituzione del Myanmar concede un ampio potere ai militari

È la stessa architettura istituzionale del Myanmar, dunque, a garantire un forte controllo da parte dei generali. All’indomani del nuovo colpo di stato, tuttavia, sui social network la popolazione sembra organizzarsi. È stato aperto su Facebook un gruppo chiamato “movimento di disobbedienza civile” che in poco tempo ha raggiunto i 150mila abbonati. La pagina punta il dito contro i militari, etichettati come “ladri”. E informa che medici e infermieri avrebbero manifestato la loro volontà di protestare. In una dichiarazione comune, alcuni di loro hanno affermato: “Obbediremo unicamente al nostro governo eletto democraticamente”. Quello cioè di Suu Kyi, che da parte sua ha esortato la popolazione a “non accettare” il golpe.

Alcune sporadiche manifestazioni sono state registrate inoltre nelle strade di Rangoon, capitale economica del Myanmar. Un numero non precisato di abitanti è sceso in pazza con cucchiai di legno e pentole. Al contrario, il generale Min Aung Hlaing, che ormai detiene il potere, ha insistito sulla “necessità ineluttabile” del colpo di stato. Mentre il giornale di stato Global New Light of Myanmar ha lanciato un appello alla popolazione che sa di minaccia: “Cooperate”.

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