Cop28

La Cop28 si apre con l’approvazione del fondo per il loss and damage

Nel primo giorno della Cop28 via libera al fondo per il loss and damage, gli indennizzi ai paesi che subiscono danni per colpa del riscaldamento globale.

La ventottesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, la Cop28, è cominciata ufficialmente nella mattinata di oggi, giovedì 30 novembre. E ha immediatamente consentito di ottenere un risultato: nel primo giorno di negoziati (mai era accaduto in precedenza) è stato infatti raggiunto un accordo. I governi presenti hanno infatti confermato l’impegno annunciato al termine della Cop27 di Sharm el-Sheikh, per la creazione di un fondo al quale i paesi più vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici potranno attingere in caso di perdite e danni (loss and damage) subiti a causa delle conseguenze del riscaldamento globale.

Il fondo per il loss and damage affidato alla Banca Mondiale: una vittoria dei paesi ricchi

Un avvio incoraggiante, dunque, benché restino aperti numerosi interrogativi sul funzionamento del fondo. In primo luogo, si è deciso di affidarne il funzionamento alla Banca Mondiale, nonostante la ferma opposizione, su questo punto, da parte dei Paesi in via di sviluppo. Questi ultimi, infatti, ritengono che l’istituzione finanziaria rappresenti un’emanazione delle nazioni più ricche, che effettivamente, di fatto, la governano. Il rischio è che possano dunque essere imposte scelte dettate soprattutto da America del Nord ed Europa.

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Il fondo per il loss and damage serve per risarcire i paesi che subiscono l’impatto della crisi climatica © Abhishek Chinnappa/Getty Images

Inoltre, alcuni dei Paesi meno ricchi e più vulnerabili di fronte agli impatti della crisi climatica hanno già sperimentato cosa significhi ottenere fondi da parte della Banca Mondiale: in molti casi sono state imposte delle condizionalità durissime a fronte delle erogazioni, che hanno preso la forma di piani economici draconiani in termini di gestione dei bilanci pubblici o vaste privatizzazioni di settori nevralgici per le economie nazionali. Certo, in questi casi si trattava di prestiti, mentre nel caso del fondo per il loss and damage le erogazioni dovrebbero essere, salvo sorprese, a fondo perduto. Ma non è detto che non possa comunque essere chiesto qualcosa in cambio dell’accesso.

Proprio per questo è stato deciso, al contempo, di creare un board ad hoc che governerà il fondo: un chiaro elemento di compromesso tra le nazioni, che probabilmente ha rappresentato la chiave per superare l’impasse. Esso sarà composto da 26 membri, di cui solo 12 designati dai Paesi sviluppati, che potrebbero perciò risultare in minoranza (almeno in linea teorica).

I primi fondi promessi sono nell’ordine dei milioni, ma servono centinaia di miliardi

Al contempo, occorrerà comprendere quali saranno i capitali di cui realmente disporrà il fondo. Le prime promesse giunte appaiono lontanissime dal raggiungere quanto necessario per consentire alle nazioni più vulnerabili di poter rispondere alle perdite e ai danni subiti. L’Unione europea si è impegnata a stanziare 225 milioni di dollari; gli Emirati Arabi Uniti 100 e 76 il Regno Unito. Altri 17,5 arriveranno dagli Stati Uniti. Gocce in mezzo al mare rispetto alle esigenze, stimate in 580 miliardi di dollari (all’anno) a partire dal 2030.

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António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite © Androniki Christodoulou – Pool/Getty Images

“Ci aspettiamo che le promesse arrivino nell’ordine dei miliardi, non dei milioni”, ha commentato Rachel Cleetus, della Union of Concerned Scientists americana. Madeleine Diouf Sarr, presidente del gruppo dei 46 Paesi meno avanzati della Terra, ha parlato di decisione “di enorme rilevanza per la giustizia climatica”, ma ha sottolineato che “un fondo vuoto non aiuterà i nostri cittadini”. Così come il gruppo dei paesi insulari Aosis, che ha avvertito: “Non saremo tranquilli finché il fondo non sarà finanziato in modo corretto e comincerà concretamente ad alleggerire la zavorra che pesa sulle comunità vulnerabili”.

Avi Persaud, consigliere di Mia Mottley, primo ministro delle Barbados, ha dichiarato al Guardian che si tratta in ogni caso di “un accordo storico e combattuto. Dimostra il riconoscimento del fatto che le perdite e i danni non sono un rischio lontano, ma fanno parte della realtà vissuta da quasi metà della popolazione mondiale e che sono necessari fondi per la ricostruzione, se non vogliamo che la crisi climatica faccia regredire decenni di sviluppo in pochi istanti“.

Un punto senz’altro positivo è legato al fatto che l’aver concluso le trattative sul loss and damage al primo giorno della Cop28 consentirà di concentrarsi sull’altro grande tema sul tavolo: la mitigazione dei cambiamenti climatici. Altrimenti detto, l’abbattimento delle emissioni di CO2. Questione che alla Cop27 era stata, di fatto, temporaneamente accantonata. E che ora dovrà rappresentare il faro per le 97mila persone presenti a Dubai (tra delegazioni, giornalisti, organizzazioni non governative, lobbisti, tecnici e organizzatori, oltre ai 140 tra capi di Stato e di governo attesi).

Guterres: “L’impatto del clima dovrebbe far tremare i governi di tutto il mondo”

“Serve un testo che includa l’uscita dalle fonti fossili, anche fosse con un calendario progressivo”, ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres prima di partire per Dubai. Nel suo discorso in occasione dell’inaugurazione della Cop28, il diplomatico portoghese ha annunciato che “un mese prima della fine dell’anno i dati indicano già che il 2023 sarà l’anno più caldo mai registrato nella storia dell’umanità. Un anno nel corso del quale comunità di tutto il Pianeta sono state colpite da incendi, inondazioni, temperature estreme. L’impatto è devastante e dovrebbe far tremare i dirigenti del mondo intero”.

Per questo Guterres ha insistito sulla necessità di avviare “la fase terminale dell’era delle fossili”. Un punto di vista condiviso da Simon Stiell, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), secondo il quale, in caso contrario, “il prezzo da pagare si misurerà in vite umane”. Rivolgendosi ai numerosi lobbisti presenti ha aggiunto: “I badge che portate al collo vi rendono responsabili di agire contro i cambiamenti climatici, qui e nei vostri paesi”.

Simon Still ai lobbisti: “I badge che portate al collo vi rendono responsabili”

A fargli eco è stato il direttore dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Petteri Taalas, che ha ricordato come le concentrazioni di gas ad effetto serra nell’atmosfera siano “a livelli record. Le temperature mondiali raggiungono livelli inediti. Esattamente come nel caso dei mari di tutto il mondo. Mai la calotta antartica aveva misurato una superficie così contenuta. non si tratta di semplici statistiche: rischiamo davvero di perdere la corsa per salvare i nostri ghiacciai e frenare la risalita del livello dei mari”.

Il presidente della Cop28, il sultano al-Jaber, si è soffermato sulla questione dei combustibili fossili. Nonostante sia stato sospettato di evidenti conflitti d’interesse, essendo al contempo amministratore delegato della Adnoc, la compagnia petrolifera di stato di Abu Dhabi, almeno a parole è apparso netto: “So che esistono opinioni radicate sull’idea di includere formule sulle energie fossili e rinnovabili nel testo negoziato”, ma non bisognerà omettere “alcun tema”, al fine di “non perdere di vista la nostra stella polare: gli 1,5 gradi”. Ovvero il tetto che non dovrebbe essere superato, in termini di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali, se non si vorrà passare da una situazione di crisi ad una di catastrofe climatica.

Il Papa: “Alla Cop28 non si ceda agli interessi di qualche paese o impresa”

Anche Papa Francesco, che non ha potuto recarsi a Dubai a causa di una bronchite, ha inviato un messaggio, chiedendo ai delegati di “non cedere agli interessi di qualche paese o impresa. Speriamo che coloro che parteciperanno alla Cop28 siano degli statisti capaci di pensare al bene comune e all’avvenire dei loro figli”.

Nonostante l’accordo sul loss and damage, insomma, le partite più difficili sono ancora da giocare alla conferenza di Dubai.

 

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Riuscire a non farsi influenzare dal contesto è sempre difficile per un giornalista. A Dubai lo è ancora di più, ma questo non deve inquinare il racconto del risultato che verrà raggiunto dalla Cop28.