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Il boom degli affitti brevi e l’impennata dei prezzi delle case rende difficile trovare una casa in Cornovaglia. Molti scelgono di trasferirsi in furgone.
Da qualche tempo in Cornovaglia, sud-est dell’Inghilterra, è diventato molto difficile trovare casa. Il boom del turismo ha fatto esplodere il mercato degli affitti brevi, chi vive a Londra o in altre città inglesi ha comprato seconde case che restano vuote per la quasi totalità dell’anno mentre il prezzo dei pochi immobili disponibili per gli affitti a lungo termine si è impennato.
Sempre più persone, perlopiù giovani con lavori precari, non riescono più a trovare casa e hanno deciso di investire i pochi risparmi a disposizione nell’acquisto di un van dove trasferirsi in maniera definitiva. Uno stile di vita apparentemente affascinante, dietro cui si cela però una crisi sociale fatta di numerose difficoltà.
Nel 1974 la Bbc pubblicava un documentario sul livello di guardia raggiunto dal turismo in Cornovaglia. Nel girato si alternavano diverse interviste alla popolazione locale e in alcune alcune si denunciava l’”ondata di turisti” in arrivo e i suoi effetti nefasti per il territorio, mentre anche alcuni imprenditori locali avvantaggiati da questo flusso ammettevano un certo malcontento tra le comunità locali.
Oggi il tema è ancora di attualità. A partire dal 2020, con la pandemia Covid-19 e le limitazioni agli spostamenti internazionali, la Cornovaglia ha vissuto un nuovo boom turistico che è andato ben oltre alla classica stagione estiva, estendendosi anche ai mesi più freddi e piovosi. Questo ha sollevato profonde preoccupazioni perché i servizi locali, pensati per soddisfare una domanda proveniente da una popolazione scarna, si sono ritrovati sotto pressione per il grosso flusso di visitatori.
Il picco è stato raggiunto nel 2022, quando in Cornovaglia, dove la popolazione è di circa mezzo milione di persone, sono arrivati cinque milioni di visitatori, cioè dieci volte i numeri della comunità locale. Negli ultimi anni questi dati si sono un po’ ridimensionati ma la regione continua a essere molto attrattiva. La popolazione locale, soprattutto i più giovani, ha però iniziato a subire gli effetti di un mercato immobiliare che si è piegato alle logiche del turismo.
Oggi in Cornovaglia ci sono quasi 25mila annunci di affitti brevi su piattaforme come Airbnb. Molte persone, circa 13mila e soprattutto londinesi benestanti, hanno scelto proprio questa spettacolare regione per comprare seconde case che poi vengono occupate solo per qualche settimana durante la stagione estiva. Questi due fattori messi insieme hanno ridotto la già debole offerta di alloggi a lungo termine, mentre l’attrattività dell’area ha fatto impennare i prezzi degli affitti. Il risultato è che le generazioni più giovani, soprattutto quelle con lavori precari e stagionali, non riescono a trovare una casa una volta che lasciano il domicilio dei genitori.
A St. Day, un ex villaggio minerario della Cornovaglia centrale, una volta a settimana si tengono incontri gestiti dall’associazione Traveller Space dedicati a chi vive in furgone. Quello di acquistare un vecchio van sgangherato, rimetterlo in sesto per quanto possibile e farne la propria casa è diventato infatti un trend sempre più diffuso nella regione. In parte è una soluzione molto fascinosa in un’area dove il mito della van-life si è affermato sempre di più negli ultimi anni. In parte è uno stile di vita che oltre a nascere da una profonda crisi sociale presenta anche numerose insidie quotidiane.
“Alcuni inverni mi è capitato di avere il ghiaccio sui finestrini interni del furgone e le maniglie delle portiere bloccate dal gelo con me dentro”, racconta a The Guardian la 25enne Skye, che fa l’assistente all’insegnamento per alunni con bisogni educativi speciali e da cinque anni vive in furgone. Louella, cantautrice di 33 anni, spiega invece le difficoltà a trovare bagni pubblici aperti dove lavarsi o fare le scorte di acqua, ma anche il senso di vergogna di chiudere aiuto agli amici che vivono in casa.
L’associazione Traveller Space offre una doccia e un pasto gratuito a chi vive in van. A mezz’ora di distanza, nel pittoresco villaggio di Halvasso, una signora ha invece messo a disposizione la sua tenuta, in cambio di una manciata di sterline. Questo risolve un altro problema che grava sulla testa di queste persone, ovvero la diffidenza delle comunità e delle autorità locali e le difficoltà a trovare un posto dove stabilirsi, tanto che spesso si è costretti a cambiare villaggio ogni notte.
Nella tenuta si è creata una bella comunità che organizza cene e feste insieme mentre gruppi locali regalano legna da ardere e organizzano attività comunitarie. Questo permette di far fronte anche alla questione della solitudine, denunciata da molti giovani che vivono in furgone e che stanno anche per intere settimane senza parlare con nessuno.
“Tutti lottano con problemi di salute mentale. Vorrei che ci fosse più aiuto per loro. Ma si sentono abbandonati a se stessi”, denuncia a The Guardian la gestrice della tenuta, Nicholls. Nel frattempo un altro timore condiviso sta scuotendo gli abitanti dei furgoni. E cioè che il boom turistico possa portarsi dietro, come spesso accade, una crociata per il decoro che riduca ulteriormente gli spazi a disposizione e inasprisca i regolamenti.
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