Coronavirus

Coronavirus, 368 morti in un giorno in Italia. La situazione aggiornata nel nostro paese e nel mondo

Numerose nazioni, soprattutto in Europa, stanno adottando misure drastiche per cercare di contrastare il coronavirus. Scandaloso tentativo degli Stati Uniti di accaparrarsi una ricerca sul vaccino.

Il numero di morti in Italia causati dal coronavirus è arrivato a toccare quota 1.809. Sono stati infatti conteggiate 368 vittime soltanto in una sola giornata. Un dato inquietante, se si tiene conto del fatto che neanche in Cina era mai stato raggiunto un valore simile, neppure nel periodo di maggiore gravità dell’epidemia. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, il massimo è stato registrato il 13 febbraio, quando negli ospedali della nazione asiatica persero la vita 254 persone.

Quasi 28mila casi complessivi di coronavirus in Italia. In Lombardia aumentati a 1.200 i posti in terapia intensiva

Secondo quanto comunicato dal commissario straordinario Angelo Borrelli, il numero di malati è ormai pari a 20.603, in aumento di 2.853 unità rispetto ai dati di sabato. Mentre i contagiati – valore che tiene conto anche di coloro che sono deceduti e di chi è invece guarito – è pari a 27.747. La situazione continua inoltre ad essere particolarmente critica in Lombardia. È qui infatti che si è concentrato il numero più alto di morti: 252. Il record precedente era stato raggiunto l’11 marzo, con 149 vittime. L’assessore regionale al Walfare, Giulio Gallera, ha precisato che i ricoverati in ospedale sfiorano le 5mila unità. Fortunatamente, sono “soltanto” 25 in più le persone in terapia intensiva. Un dato giudicato positivo, benché con la dovuta prudenza. La richiesta da parte delle autorità lombarde resta in ogni caso quella di ottenere il maggior numero possibile di mascherine e di ventilatori polmonari.

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PIazza San Marco a Venezia vuota per l’emergenza coronavirus © Marco di Lauro/Getty Images

“Con uno sforzo titanico che sorprende, stupisce e commuove siamo passati da 724 a 1.200 posti in terapia intensiva. Abbiamo recuperato un buon margine rispetto ai numeri che avevamo ieri, grazie alla grande capacità delle strutture che stanno dando risposte utilizzando tutto quello che hanno”, ha aggiunto Gallera. Nell’Italia meridionale, la situazione continua a suscitare un’inquietudine meno marcata. Tuttavia, ad esempio, è stato sottolineato come in Puglia il numero di morti sia raddoppiato in un solo giorno, passando da otto a sedici. Un dato che non va sottovalutato.

Francia e Spagna chiudono i negozi e limitano gli spostamenti

Nel frattempo, all’estero anche altre nazioni si stanno mobilitando. In Francia, dopo la chiusura di asili, scuole e università annunciata dal presidente Macron, il governo ha deciso di adottare nuove misure. Ciò in ragione della “mancanza di disciplina” da parte della popolazione, che nel corso del fine settimana ha continuato ad affollare bar, ristoranti e parchi giochi “come se nulla fosse”. Il primo ministro Edouard Philippe ha per questo disposto la chiusura di tutti gli esercizi commerciali non indispensabili, esattamente come in Italia. L’esecutivo, inoltre, non esclude di imporre il confinamento totale della popolazione nei prossimi giorni.

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La mappa del contagio da coronavirus in Italia dal sito della Protezione civile

Il numero di contagi intanto ha superato quota 5mila e i morti sono più di 120. Una scelta già adottata, domenica 15 marzo, dalla Spagna. Che ha registrato 2mila casi in più in sole 24 ore. Il primo ministro Pedro Sanchez ha infatti annunciato “il divieto di circolazione nelle strade”. I cittadini iberici potranno muoversi soltanto per esigenze di lavoro oppure per comprare beni di prima necessità, o a ancora per questioni sanitarie. Il rispetto delle indicazioni del governo sarà assicurato dalle forze dell’ordine. Anche qui, tutti gli esercizi commerciali “non essenziali” sono stati chiusi per almeno due settimane.

La Germania chiude le frontiere, non solo limitare l’espansione dell’epidemia di coronavirus

La Germania ha deciso invece di chiudere parzialmente le proprie frontiere con la Francia, la Svizzera e l’Austria a partire da oggi, lunedì 16 marzo. Nessuno potrà passare ad eccezione di camion e furgoni che trasportano merci e  persone che si recano all’estero per comprovate ragioni di lavoro. Ciò al fine di limitare la propagazione del coronavirus, ma anche per porre un freno al fenomeno di persone che si recano in Germania per fare spese nei negozi tedeschi, vista la chiusura di quelli presenti nei propri paesi.

Angela Merkel e Emmanuel Macron alla Cop 23
La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron © Philipp Guelland – Pool/Getty Images

Anche Repubblica Ceca, Polonia, Lituania e Danimarca hanno deciso di chiudere le loro frontiere. Paesi Bassi e Lussemburgo hanno ordinato la chiusura degli esercizi commerciali. Restrizioni anche in Lettonia, Estonia e Principato di Monaco. L’Austria (602 casi sabato) ha deciso di vietare le riunioni di più di cinque persone e di limitare gli spostamenti allo stretto necessario. La Russia ha chiuso le frontiere terrestri con Polonia e Norvegia. Quest’ultima ha disposto la chiusura di porti e aeroporti.

Il folle tentativo di Donald Trump di accaparrarsi una ricerca sul vaccino

Negli Stati Uniti, le scuole sono chiuse in 29 stati federali. A Los Angeles, anche bar e ristoranti non possono aprire. Dopo quelli provenienti dal resto d’Europa, inoltre, il governo ha deciso di bloccare anche i voli provenienti dal Regno Unito. Ma Washington è finita sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo soprattutto per la clamorosa notizia del tentativo del presidente Donald Trump di “appropriarsi” di una ricerca su un possibile vaccino contro il coronavirus, sviluppato da un’azienda tedesca, la CureVac di Tübingen.

La notizia è stata diffusa dal quotidiano Die Welt e ha suscitato reazioni sdegnate in tutto il mondo. Il progetto di Trump sarebbe stato quello di pagare la società affinché si spostasse negli Stati Uniti e garantisse il vaccino ai cittadini americani. Il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier ha reagito con toni estremamente duri: “La Germania non è in vendita”.

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