Coronavirus

Coronavirus. L’Africa è ancora in tempo per evitare il peggio

L’Oms spiega che in Africa l’epidemia di coronavirus è ancora gestibile. Ma se dovesse esplodere, i sistemi sanitari del continente non potranno reggere.

“Quando un paese è a rischio, oggi, tutto il mondo è a rischio. Ciò a causa delle interconnessioni, dei movimenti di persone, della globalizzazione”. Ibrahima Socé Fall, vice direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha lanciato un allarme di fronte all’emergenza legata alla diffusione del coronavirus. Bisogna evitare ad ogni costo che l’epidemia si propaghi nel sud del mondo. Ovvero in nazioni i cui sistemi sanitari non sono attrezzati di fronte ad un’emergenza di tale portata.

Ad oggi circa 600 casi in Africa, in 34 nazioni su 54

Il riferimento del dirigente è in particolare alle nazioni africane. In un’intervista concessa a Onu Info, Socé Fall – medico senegalese – ha spiegato che il coronavirus può diffondersi con qualsiasi clima, anche dunque a latitudini più calde e umide. “I paesi africani devono prepararsi. E per farlo devono rafforzare i loro sistemi sanitari, in funzione degli standard richiesti dal Regolamento sanitario internazionale. Occorre saper rispondere ad un contesto di epidemia”, ha sottolineato la dirigente.

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Controlli per il coronavirus all’aeroporto internazionale di Addis Abeba, in Etiopia © Luke Dray

Per ora in africa i casi sono circa 600. Tuttavia, il coronavirus ha già colpito 34 dei 54 paesi del continente. E, secondo gli esperti, una nazione come la Somalia rischia una situazione peggiore di quella riscontrata in Cina. I primi decessi sono stati registrati in Egitto, Algeria, Marocco e Burkina Faso. “Per ora – ha aggiunto Socé Fall – l’epidemia è solo all’inizio. In Africa i casi registrati sono importati, in particolare dall’Europa. Alcuni ‘cluster’ stanno nascendo in alcune nazioni, ma si tratta di casi limitati. Il problema è che in caso di trasmissione sostenuta, come ad esempio in Italia, i sistemi sanitari africani non saranno in grado di reggere. Non possiamo permetterci di arrivare a tale stadio”.

“Test subito su tutti i casi sospetti, poi sarà troppo tardi”

A preoccupare è non solo il rischio di non poter curare i malati. Ma anche quello di non essere in grado di individuare le persone contaminate. Per questo l’Oms raccomanda di testare tutti i casi sospetti, il cui numero è ad oggi ancora gestibile. E di farlo ora: “Abbiamo a disposizione una finestra per limitare l’epidemia”, precisa il vice direttore generale dell’organismo delle Nazioni Unite. Perderla, secondo il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, potrebbe significare la morte di milioni di persone.

 

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