Coronavirus

Cure mediche e sostegno alla popolazione. Le ong in prima linea contro il coronavirus

Le organizzazioni non governative hanno avviato numerosi progetti di sostegno ai malati, alla popolazione e al personale sanitario. In Italia e non solo.

L’emergenza coronavirus sta mobilitando la totalità del personale sanitario italiano. Medici, infermieri, farmacisti: tutti sono in prima linea per tentare di contenere la diffusione dell’epidemia. A loro si affiancano anche gli operatori delle organizzazioni non governative, che stanno fornendo un aiuto prezioso ai malati, a partire dalle zone più colpite.

Medici senza frontiere, da Codogno per curare i malati e sostenere gli ospedali

Medici senza frontiere (Msf) già da alcune settimane ha inviato il proprio personale in Lombardia, nel cuore dell’epidemia. Il primo supporto è stato offerto all’ospedale di Codogno, dove è stato effettuato il primo tampone positivo di un caso di Covid-19 in Italia. “Quando abbiamo registrato il primo caso, il virus era già in circolazione. Adesso per noi è importante gestire questa epidemia ed evitare nuovi contagi. L’affiancamento di Msf è molto importante, stiamo già imparando molto”, ha spiegato Andrea Filippin, direttore medico del Presidio ospedaliero di Codogno.

msf ong coronavirus
Un’operatrice di Msf a Codogno © Msf

Carlotta Berutto, infermiera e coordinatrice dell’intervento di Msf a Codogno, con oltre 10 anni di esperienza di missioni umanitarie all’estero, ha sintetizzato con queste parola la voglia di non far mancare il proprio apporto in una situazione di emergenza straordinaria: “Non lavoro in Italia da molto tempo ma oggi sono contenta di poter dare il mio contributo e di vedere tanta solidarietà tra il nostro staff e quello dell’ospedale di Codogno. Li aiutiamo a combattere in sicurezza l’epidemia, perché possano continuare il loro lavoro assistendo tutti pazienti. Non solo quelli contagiati dal Covid-19 ma anche gli altri che hanno bisogno di cure”.

L’aiuto agli anziani nelle Marche

A partire dal 25 marzo, l’associazione umanitaria ha ampliato le proprie attività, supportando una serie di strutture per anziani nelle Marche.  Nel pieno dell’emergenza coronavirus, infatti, le strutture per anziani sono tra i luoghi più vulnerabili. Al loro interno risiedono persone in età avanzata, le più colpite dalla malattia. In comunità nelle quali molte persone vivono insieme a stretto contatto le une con le altre. Senza apparati medici specializzati come quelli delle strutture ospedaliere.

“Ringraziamo Medici senza frontiere – ha affermato il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli – per il qualificato contributo offerto e speriamo che questa collaborazione possa ampliarsi nei prossimi giorni. La nostra finalità è di mettere in campo tutto il meglio per fronteggiare questa emergenza e l’esperienza del team di Msf non può che accrescere le nostre potenzialità in termini operativi”.

Msf ha offerto la propria disponibilità anche alle autorità sanitarie di altre regioni, dalle più colpite a quelle dove la prevenzione può fare la differenza. “Altri operatori che partono in missione – ha aggiunto l’organizzazione non governativa – sono già in prima linea negli ospedali italiani come medici del servizio sanitario nazionale”. L’associazione è inoltre impegnata contro il coronavirus anche in Spagna, Francia, Belgio e Grecia. Ed è in contatto con le autorità sanitarie in Afghanistan e in altri paesi in cui ci si prepara all’epidemia.

Save the children a sostegno delle famiglie più vulnerabili

Un’altra associazione particolarmente attivo è Save the children. Da oltre due settimane ha lanciato il programma battezzato “Non da soli”. Grazie al quale ha raggiunto già 20mila persone tra bambini e adolescenti, famiglie e docenti, lavorando costantemente nel rispetto delle norme, attraverso tutti i suoi progetti e una rete di 41 associazioni partner sul territorio italiano.

“I nostri operatori lavorano quotidianamente con nuclei vulnerabili, in condizioni socio economiche difficili, ma in queste due settimane abbiamo riscontrato un aggravamento della situazione”, spiega Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children. Che sottolinea come molte famiglie abbiano “difficoltà a far accedere i figli alla didattica digitale perché non hanno una connessione a internet o magari hanno solo un telefonino dal quale sono costrette a far connettere uno o più figli per poter almeno rimanere al passo coi compiti”.
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“Rischio esplosione dei minori in povertà assoluta”

Più in generale, secondo Save the Children, “la crisi economica provocata dal Covid-19 rischia di portare a un drammatico aumento del numero di minori in povertà assoluta, che in Italia sono già 1,2 milioni, una cifra più che triplicata in dieci anni dalla crisi del 2008 (passando dal 3,7% al 12,5% del 2018). Più di 1 famiglia su 4 si trova già in una condizione di insicurezza finanziaria e rischia di cadere in povertà se per tre mesi consecutivi dovesse rimanere senza una fonte di reddito”. Il programma “Non da soli” ha consentito di prendere in carico 165 nuclei familiari, ai quali vengono consegnati kit alimentari, anche in considerazione del fatto che tanti bambini non possono più contare sulla mensa scolastica che garantiva loro almeno un pasto proteico al giorno. Allo stesso modo, attraverso i progetti “Fiocchi in ospedale” e “Per mano”, Save the Children sta accompagnando circa 380 neo e future mamme che stanno affrontando la delicata nascita di un figlio in condizioni di grande difficoltà e che vengono sostenute quotidianamente anche con l’acquisto e la distribuzione di beni per i neonati, come pannolini e omogeneizzati”.


Dal punto di vista educativo è in corso poi la distribuzione di 750 tablet e connessioni gratuite ai bambini e ai ragazzi delle famiglie più in difficoltà, per consentire loro di seguire le attività scolastiche a distanza e partecipare ad altre attività educative al di fuori dal contesto scuola. Ciò assieme a materiale didattico e di gioco educativo, come libri, strumenti per il disegno e puzzle.

Emergency, l’esperienza di Ebola per lottare contro il coronavirus

Da parte sua, Emergency è presente a Bergamo, la provincia più colpita dall’epidemia, con un team medico e logistico che sta lavorando con l’Azienda regionale emergenza urgenza e la Sanità degli alpini per l’allestimento del nuovo ospedale da campo, completamente dedicato alla cura dei pazienti affetti da Covid–19. “Abbiamo proposto una riorganizzazione efficace degli spazi e dei flussi, per ridurre il più possibile le possibilità di contagio. Ogni dettaglio della struttura è essenziale per contenerlo: è fondamentale che ogni area sia compartimentalizzata, che i luoghi di vestizione e svestizione siano ben definiti, che il movimento delle persone sia pensato e studiato in anticipo”, ha spiegato Rossella Miccio, presidente di Emergency.

“Stiamo mettendo in campo le nostre esperienze apprese in Sierra Leone durante l’epidemia di Ebola – ha aggiunto la dirigente -. Per farlo abbiamo richiamato alcuni dei nostri colleghi che lavoravano all’estero: stiamo cercando di fare la nostra parte in un momento così delicato per l’Italia”,L’associazione è presente anche a Brescia, e a Milano ha lanciato un servizio per il trasporto di beni di prima necessità, che coinvolge anche 150 volontari, capaci di garantire oltre 100 consegne al giorno.

Intersos, la prevenzione a Roma e in provincia di Foggia

Infine, Intersos ha lanciato un intervento straordinario di prevenzione del coronavirus, potenziando l’azione dei team medici e delle unità mobili in aree di esclusione sociale a Roma e nella provincia di Foggia. “Il nostro dovere – ha spiegato la ong – è di garantire la continuità dei programmi di aiuto che stiamo portando avanti nel mondo e l’assistenza alle persone in stato di bisogno”.

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