Da vergogna dell’Italia, ecco perché Matera diventa capitale della cultura europea

Da “vergogna dell’Italia” a capitale della cultura europea nel 2019, Matera ha esultato anche per aver stracciato Lecce in un inusuale derby del Sud.

È Matera la città italiana designata a ricoprire l’ambìto ruolo di Capitale europea della cultura per il 2019.

L’esito è il risultato di un lungo processo di valutazione che ha visto impegnata una giuria di esperti internazionali composta da Jordi Pardo, Anu Kivilo, Paolo Dalla Sega, Suzana Žilic Fišer, Ulrich Fuchs, Elisabeth Vitouch, Norbert Riedl, Lorenza Bolelli, Gerardo Casale, Emma Giammattei, Alessandro Hinna e Francesco Manacorda, presieduta da Steve Green. L’annuncio è stato dato dal ministro Dario Franceschini al Collegio Romano subito dopo la votazione dei 13 membri della giuria, presieduta da Steve Green. L’esito è stato chiaro: 7 preferenze su 13 per il capoluogo lucano. Secondo alcuni osservatori, l’impatto economico sul territorio sarà da 30 a 50 milioni di euro.

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matera capitale europea della cultura 2019
Vista su Matera, Capitale europea della cultura nel 2019 © Daniele Levis Pelusi/Unsplash

Il progetto Europa 2019

Proprio in un’ottica di favorire non solo la cultura ma anche la consapevolezza nei cittadini europei di far parte di un unico, grande patrimonio culturale, anche il presidente Steve Green ha tenuto a sottolineare il buon esito di tutta l’operazione Europa 2019: “Le sei città hanno instaurato ottimi rapporti tra di loro e anche con le candidate della Bulgaria, in un modo eccellente, come non si era mai verificato prima. È importante che le città non nominate non si scoraggino, ma continuino a lavorare”. Le città italiane Cagliari, Lecce, Perugia-Assisi, Siena e Ravenna potrebbero divenire, come premio di consolazione e per non sprecare il lavoro organizzativo finora svolto, capitali italiane della cultura nel 2015 e nel 2016.

Il sindaco della città, Salvatore Adduce, ha messo in risalto quanto questo risultato, non scontato, sia “un segno di civiltà e di riscatto, che da Matera e dal Sud arriva all’Europa. Non siamo qui a pietire, ma a dare il nostro contributo per dimostrare che la cultura può cambiare un territorio”.

Ecco i motivi per cui Matera pare sia riuscita a spiccare in questo panorama

Una buona governance, la partecipazione attiva dei cittadini, una spiccata creatività delle iniziative in programma, la dimensione europea e duratura del progetto, la valorizzazione della diversità culturale dei Paesi membri ma anche l’esaltazione degli aspetti comuni: questi sono i criteri che Matera è riuscita ad esaltare in questo percorso di aggiudicazione della nomina.

Una solida base economica. Dei cento progetti previsti dal programma culturale del 2019, 50 sono già pronti e descritti nel dossier. L’investimento complessivo è di circa 50 milioni di euro, di cui 25 milioni di euro già in dotazione alla fondazione Basilicata-Matera2019. Matera era l’unica delle sei finaliste ad aver costituito già una fondazione con solida base economica per sostanziare i programmi previsti.

Un’impostazione open, tesa al futuro. Lo slogan scelto da Matera per la sua candidatura è stato “Open Future”, come si spiega nel documento ufficiale scritto dal comitato promotore.

Tutti siamo ossessionati dall’eterno presente in cui siamo immersi, come se fosse impossibile guardare lontano ed impegnarsi per le generazioni future. Ma proprio una città antica come Matera può senza timore pensare ai tempi che verranno, tante le volte in cui si è riprogettata ed è uscita vincente dalla sfida con il tempo. Con molte altre piccole e medie città europee Matera ha condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata.

La parabola dei Sassi di Matera, da bidonville all’incoronamento Unesco. Diventati dopo gli Anni Cinquanta sinonimo di degrado, forzatamente sgombrati come vergogna per la nazione italiana, i Sassi di Matera sono in realtà un modello abitativo sostenibile e comunitario in cui ritrovare anche ispirazioni per la città futura. Completamente spopolati dagli abitanti, costretti a spostarsi in nuovi quartieri negli Anni Cinquanta e Sessanta, negli anni Ottanta si cominciò a parlare di recupero, indecisi però tra trasformali in museo o ritrutturarli come abitazioni. Come ulteriore riconoscimento è arrivata l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale Unesco, nel 1993, primo sito del Mezzogiorno.

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