✅ APPROVATO IL DECRETO AMBIENTE!
— Vannia Gava (@VanniaGava) October 10, 2024
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Le coste italiane sono fragili, come dimostra la Puglia, ma è tutta l’Europa a fare i conti con un territorio esausto.
Alcune buone notizie e qualche passo indietro nelle misure previste dal nuovo provvedimento del Consiglio dei ministri, in attesa del testo definitivo.
Economia circolare, bonifiche, gestione del dissesto idrogeologico. Con il nuovo decreto Ambiente, varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 10 ottobre, il governo italiano si pone l’obiettivo di accelerare ulteriormente sulla strada della transizione energetica. Nel farlo, però, accanto a soluzioni sicuramente positive e auspicabili presta il fianco anche a critiche tra le associazioni ambientaliste più esperte, soprattutto per quanto riguarda l’inclusione del nucleare, che aleggia pur non essendo mai citato nel comunicato finale del Cdm e che anzi è ormai una certezza, e il nuovo regime di concessioni per le trivellazioni in mare aperto per l’estrazione di gas. Il tutto con una premessa: il decreto vero e proprio ancora non c’è, e dunque al momento fa fede solamente quanto uscito dal Consiglio dei ministri.
Uno dei punti fondamentali del possibile decreto è la semplificazione, e quindi accelerazione, delle autorizzazioni i progetti ritenuti di interesse strategico nazionale per il raggiungimento dell’obiettivo della decarbonizzazione al 2050, che avranno corsie preferenziali presso le commissioni di valutazione degli impatti ambientali (Via e Vas). In pratica, tutti i progetti che puntano ad assicurare il rispetto delle scadenze per la realizzazione degli obiettivi di decarbonizzazione, diffusione delle energie rinnovabili e sicurezza energetica subiranno una accelerazione: impianti per l’idrogeno verde, eolici e solari, fotovoltaici e agrivoltaici oltre una certa potenza (50 megawatt). Tutto questo, ovviamente, se da un lato consentirà alle rinnovabili di “mettere il turbo” potrebbe aumentare la discrezionalità nell’approvazione dei progetti, in mancanza di definizioni esatte. Per esempio, come ricorda il presidente di Legambiente Stefano Ciafani in una intervista al Manifesto, “quando si parla di interesse strategico nazionale, ricordo che nel Pniec, almeno nel testo finale che il governo ha passato alla Commissione europea, c’è anche il nucleare”. La corsia preferenziale per le rinnovabili, dunque, potrebbe nascondere anche un’accelerazione per il nucleare di nuova generazionale: del resto proprio la scorsa settimana il governo ha delineato per la prima volta la road map per il ritorno dell’Italia all’energia dell’atomo.
Il decreto Ambiente confermerà poi lo stop alle nuove concessioni petrolifere, che è una buona notizia, ma per contro abbasserà i divieti per le estrazioni di gas offshore dalle attuali 12 miglia dalla costa a 9 miglia, e anche in aree vicine a zone protette: un passo indietro nella protezione dei mari e nella transizione verso energie pulite motivato con la necessità di a sbloccare le riserve di gas nazionali , garantendo maggiore sicurezza energetica.
Per quattro volte, a partire dal titolo, il comunicato del Cdm menziona l’economia circolare, da promuovere in particolare “attraverso la previsione di una maggiore cura e manutenzione del paesaggio e verde pubblico, la semplificazione nell’individuazione del Responsabile tecnico della gestione dei rifiuti delle piccole imprese”, che consenta di trovare la figura professionale senza aggravi economici per le aziende, “e il rafforzamento dell’Albo dei Gestori ambientali“, l’elenco nazionale che identifica i soggetti che hanno le caratteristiche per effettuare il trasporto dei rifiuti, che avrà più ampia rappresentanza delle categorie interessate.
Il decreto include anche interventi per il contrasto al dissesto idrogeologico e la bonifica dei siti contaminati, temi di cruciale importanza in un Paese come l’Italia, spesso soggetto a fenomeni naturali distruttivi come frane e alluvioni. Le nuove disposizione punterebbero a rendere più effettive la tutela del suolo e la lotta al dissesto idrogeologico, con il rafforzamento dei poteri dei presidenti di Regione in qualità di Commissari, a introdurre di un meccanismo di revoca delle risorse per gli interventi finanziati che non abbiano conseguito un determinato livello di progressi, e una programmazione e monitoraggio degli interventi.
Inoltre si punta a prevenire i fenomeni siccitosi, attraverso il rafforzamento delle buone pratiche del riuso, con l’introduzione della definizione di acque affinate: acque reflue urbane che, dopo essere state trattate in maniera specifica, possano essere reimmesse nei corpi idrici sotterranei. Il problema, semmai, è che tutti questi interventi di potenziamento sono previsto, al momento, a invarianza di spesa, vale a dire a costo zero. O almeno così prevede, per il momento, il decreto Ambiente, o meglio la sua bozza, che ha però davanti a sé ancora moltissimi passaggi: la sua effettiva definizione, e poi il passaggio in Parlamento per l’eventuale trasformazione in legge.
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