Deepdream, il primo video musicale generato con la rete neurale di Google

È un sogno inquietante Deepdream, il primo video musicale realizzato con il programma di Google che sfrutta l’intelligenza artificiale.

Esseri umani con teste di animali. Montagne che diventano edifici. Occhi sparsi ovunque. Non sono allucinazioni, ma gli effetti strabilianti e anche un po’ inquietanti della tecnologia Deepdream, il codice open source pubblicato da Google lo scorso luglio. Basandosi sulle reti neurali, questo sistema di intelligenza artificiale che elabora immagini originali secondo algoritmi nascosti, dando vita a nuove immagini dall’aspetto onirico, grottesco e lisergico, è stato usato per realizzare un video musicale.

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Dopo soli dieci giorni dal rilascio del codice di Google, il ricercatore Samim Winiger ha sfruttato e implementato il tool di Mountain View per ideare un generatore di video, grazie al quale ha prodotto il video musicale Deepdream di Calista & The Crashroots con la cantante Calista Kazuko. Pur essendo un lavoro sperimentale, che Winiger non osa definire artistico perché “questo video è solo un’esplorazione dei sistemi generativi”, la clip ha suscitato l’interesse di molti artisti. Infatti, qualche mese dopo, il “mago dei codici” e il suo assistente Roelof Pieters sono stati chiamati dalla band britannica Years & Years per adattare la medesima tecnica, denominata inceptionism, al video del loro brano Desire.

“Abbiamo l’opportunità di spostare il paradigma del nostro modo di interagire con le macchine da presa”, ha detto in un’intervista a Bloomberg il regista di Desire, Brian Harrison, che è rimasto folgorato da una reinterpretazione del film Paura e delirio a Las Vegas ad opera di Pieters. “Ho trovato sorprendente – ha aggiunto – che i computer stessero pensando in maniera psichedelica”.

 

Nel giro di poche settimane Deepdream è diventato uno strumento innovativo di visualizzazione, adottato da programmatori, artisti, designer e persone comuni che hanno iniziato a sbizzarrirsi con immagini sempre più creative e “mostruose” in piena autonomia. Un trend che, partito in sordina e quasi per gioco, sta già influenzando il mondo dell’arte, dei videogiochi e, naturalmente, del cinema e della musica.

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