Un test di Altroconsumo ha evidenziato come spesso i burger vegetali contengano additivi e sale in quantità elevate, rivelandosi cibi ultra-processati.
Dalla gestione dell’acqua ai compost biologici innovativi, il Community learning centre di Dimmerpani è diventato un punto di riferimento per l’agricoltura resiliente. Un’esperienza di successo che parte dalle donne.
A Dimmerpani, Bajura, un villaggio nepalese situato a 6.400 metri sul livello del mare, i cambiamenti climatici non sono un concetto astratto, ma una sfida quotidiana che vede le donne in prima linea nella lotta per un’agricoltura resiliente. Per gestire questa crisi, nel 2022, è stato istituito un centro di apprendimento comunitario che ha rivoluzionato il modo in cui le agricoltrici organizzano il cambiamento.
Tre anni dopo la fondazione del centro, che opera secondo il principio del “vedere per credere”, come spiega Sunayana Basnet, portavoce del progetto, 26 agricoltrici riunite nel gruppo Janabikash Mahila Krishak Samuha guidano la transizione verso pratiche agricole più sostenibili.
La comunità di Dimmerpani si è sempre affidata ad un’agricoltura di sussistenza e si è trovata ad affrontare diverse sfide legate al clima, tra cui le precipitazioni irregolari, che rendono difficile seguire un calendario delle colture basato sull’esperienza tradizionale; il degrado del suolo, che riduce la fertilità e la resa delle colture; la scarsità d’acqua e l’incidenza di insetti nocivi.
Anche la migrazione degli uomini per il lavoro stagionale ha avuto un impatto profondo sull’agricoltura e sul ruolo delle donne nella comunità: “Molti uomini lasciano le loro comunità in cerca di lavoro, creando un vuoto significativo di manodopera agricola e di risorse”, racconta Basnet. Tradizionalmente, nelle comunità rurali come quella Dimmerpani, gli uomini ricoprivano ruoli di leadership nell’agricoltura e nel processo decisionale, plasmando le dinamiche sociali ed economiche dei loro villaggi. Tuttavia, con la loro crescente migrazione, le donne hanno assunto questi ruoli per sostenere le loro comunità. Si tratta di un cambiamento che “ha rimodellato il tessuto sociale ed economico di queste comunità, attribuendo alle donne una maggiore responsabilità nel sostenere le pratiche agricole oltre che nella gestione della famiglia”.
In questo contesto, il centro, nato grazie alla collaborazione tra governo locale, ong e tecnici agricoli, si è reso una piattaforma per testare e diffondere tecniche di agricoltura resiliente al clima ed è rapidamente diventato un hub dove le donne possono apprendere, sperimentare e poi trasferire il proprio sapere ad altre comunità.
Le pratiche di agricoltura resiliente che si sono dimostrate più efficaci a Dimmerpani includono “sistemi di irrigazione a goccia efficiente, tunnel di plastica che proteggono le colture da condizioni climatiche estreme e dalla predazione, cisterne di cemento a basso costo, compost biologici innovativi, come il vermi-compost e il vermi-wash (fertilizzanti prodotti dalla decomposizione di rifiuti organici tramite l’azione di vermi rossi, ndr) che riducono la dipendenza e l’uso di fertilizzanti chimici”. Si tratta di soluzioni vincenti ed efficaci perché “accessibili, basate sulla natura e adattate al contesto locale”.
Narinda Devi Rokaya è un’agricoltrice che si è fatta portavoce dell’impatto trasformativo del Centro sulla sua vita e sulla sua comunità: “Un tempo esitante a parlare in pubblico e in difficoltà a sfamare la sua famiglia con un’agricoltura di sussistenza, Narinda è rapidamente emersa come leader della sua comunità – racconta Basnet –. Oggi vende settimanalmente oltre dieci chili di verdure fresche e biologiche ai mercati locali e al programma scolastico di mensa di metà giornata, assicurando un reddito costante alla sua famiglia”.
Narinda ha appreso la produzione di compost e fertilizzanti naturali, che utilizza per produrre ortaggi biologici e che insegna e tramanda a chi porta avanti altri progetti, diffondendo ulteriormente i benefici dell’agricoltura resiliente al clima.
“Il successo di Narinda è solo un esempio dell’impatto di vasta portata del Centro – commenta Basnet –. Oltre cento agricoltori della sua comunità hanno adottato queste pratiche. Questo effetto a catena di trasferimento delle conoscenze ha migliorato significativamente i mezzi di sussistenza in tutta la municipalità, dimostrando il potere dell’innovazione e della leadership guidata dalla comunità”.
Le agricoltrici del sud globale si trovano a vivere al centro dell’intersezione tra la crisi climatica e le disparità di genere. Nonostante costituiscano una parte significativa della forza lavoro agricola, si trovano ad affrontare barriere strutturali che limitano loro l’accesso a risorse essenziali e che danno luogo a delle disuguaglianze che vengono ulteriormente aggravate dagli effetti dei cambiamenti climatici. Per questo motivo, la responsabilizzazione delle donne agricoltrici, come dimostra l’esperienza di Dimmerpani, diventa una leva efficace per affrontare gli effetti della crisi climatica.
Simili esperienze virtuose sono state implementate in diverse parti del mondo. Tra queste, c’è il programma delle Nazioni Unite denominato Empowering women through climate-resilient agriculture in West and Central Africa, grazie al quale oltre undicimila donne in Mali hanno imparato tecniche di ripristino del suolo e campi dimostrativi sono stati utilizzati in Nigeria per formare 2.500 coltivatrici di riso (per citare alcune delle numerose ricadute) o la piattaforma Farmer Field School dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), basata sull’approccio partecipativo.
C’è anche una vasta letteratura scientifica a supporto di queste metodologia. Per citare un esempio, alcuni studi condotti in Vietnam hanno dimostrato che, quando le donne ricevono formazione e accesso a varietà di riso più resistenti agli stress climatici, la produttività aumenta e la sicurezza alimentare migliora.
A Dimmerpani, le donne, ora in prima linea nell’affrontare le sfide legate al clima, riescono a bilanciare abilmente i compiti domestici con le attività agricole, spesso in condizioni di scarsità di risorse e di stress climatico: un doppio onere che non solo ha messo in luce la loro resilienza ma ha anche sottolineato il loro ruolo critico nel preservare e migliorare le pratiche agricole tradizionali.
Secondo la Fao, la partecipazione delle donne a programmi di agricoltura climatica intelligente può aumentare la resa agricola del 20-30 per cento e ridurre il numero di persone affamate di 100-150 milioni. Per affrontare simultaneamente i cambiamenti climatici e la disuguaglianza di genere è essenziale promuovere politiche che garantiscano un maggiore accesso delle donne a risorse e conoscenze, rafforzando il loro ruolo decisionale nelle comunità rurali. In questo modo, si rafforza la resilienza dei sistemi agricoli e si avanza verso una maggiore giustizia sociale e ambientale.
Il successo del Centro di apprendimento comunitario mostra come le comunità possano diventare protagoniste del proprio sviluppo, sfidando le avversità climatiche con soluzioni pratiche e condivise. Replicare modelli come questo in altre aree rurali potrebbe costituire una strategia chiave per affrontare le sfide globali della sicurezza alimentare e del clima che cambia, mettendo il futuro dell’agricoltura sostenibile nelle mani delle comunità locali.
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