Diritti umani

Dopo la bandiera, ecco l’inno olimpico del Team dei Rifugiati

La bandiera è arancione e nera, come i giubbotti salvagente delle emergenze in mare. E l’inno è un po’ triste, del rifugiato siriano Moutaz Arian.

È di un compositore rifugiato siriano l’inno proposto per le Olimpiadi di Rio 2016 per il Team dei Rifugiati. Durante la cerimonia d’apertura di Rio 2016 al Maracanà erano lì, sventolando la bandiera con i cinque cerchi, a rappresentare un popolo di 63,5 milioni di persone sparso un po’ ovunque nel mondo, coloro che sono fuggiti dal proprio Paese a causa di guerre e persecuzioni politiche.

Per la prima volta nella storia dei Giochi concorre infatti un Team dei Rifugiati (Refugee Olympic Team), voluto e selezionato dal Comitato olimpico internazionale e costituito da 10 atleti il cui status è stato verificato dalle Nazioni Unite. Un nuotatore e una nuotatrice siriani, due judoka della Repubblica Democratica del Congo, cinque atleti del Sudan del Sud e un maratoneta etiope, prescelti tra 43 candidati.

I dieci atleti provenienti da Siria, Etiopia, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, impegnati nell’atletica, nel judo e nel nuoto, hanno già sfilato sotto alla bandiera olimpica durante la cerimonia di apertura e sono già coinvolti nelle loro gare.

Il nuovo inno olimpico della nazione dei rifugiati

Negli ultimi giorni un gruppo di supporter del Team Rifugiati, Refugee Nation, ha ideato – con l’appoggio di Amnesty International – anche una bandiera e un inno da proporre alla delegazione olimpica.

L’inno è stato composto da Moutaz Arian, rifugiato siriano, che tre anni fa, mentre era all’Università di Damasco, è stato arruolato di forza dall’esercito di Assad ed è scappato dal suo paese.

Così, ora i rifugiati hanno sia la bandiera, arancione con banda nera, a ricordare i giubbotti di salvataggio in mare, che un inno musicale.

La bandiera si ispira ai colori del giubbotto di salvataggio e testimonia la disperazione di chi affronta pericolosi viaggi in mare per fuggire verso un futuro migliore, così come il coraggio dei soccorritori.

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