Ecomostri d’Italia

Scheletri d’alberghi su costiere incantate, paesaggi di mare deturpati da palazzoni, villette a schiera in aree archeologiche. Così in Italia gli ecomostri deturpano il nostro patrimonio.

Il giardino d’Europa, bell’Italia, il Belpaese, appellativi
storici per la nostra Italia che negli ultimi decenni è
stata perforata, deturpata e sfregiata da offensive, irrispettose,
grigie colate di cemento.

Il primo e più deflagrante caso fu l’albergo del Fuenti,
nel comune di Vietri, titanico scheletro di cemento grigio
incugnato nel 1971 nell’anca di un tratto di mare blu tra i
più suggestivi d’Italia. Un mega albergo sulla costiera
amalfitana: 34 mila metri cubi di cemento, 24 metri di altezza
(sette piani), 2000 metri quadri di superficie. Tutto questo in
un’area che l’Unesco aveva dichiarato patrimonio
dell’umanità. È stato definito un “misfatto ecologico
esemplare”. Nel 2004 l’abbattimento parziale, ma s’attende un piano
di recupero paesaggistico, per non lasciare una cicatrice orrenda
quanto l’originale.

Alcuni ecomostri sono stati “schedati”:

Nel gennaio 2001 il Ministro
dell’Ambiente e il Ministro dei Beni Culturali hanno presentato un
disegno di legge per la tutela ambientale ed il recupero dei siti
compromessi dalla speculazione. È previsto l’abbattimento
degli ecomostri ancora esistenti. Eccone l’elenco:

Fuenti – 1968 Il 5 agosto del 1968
il Comune di Vietri sul Mare concede la licenza edilizia e la
Sovrintendenza della Campania dà il a-osta paesaggistico.
L’area era già sottoposta a vincolo. 1971 – L’edificio viene
terminato nel 1971, dopo polemiche e sospensioni dei lavori. Nello
stesso anno la Sovrintendenza revoca il a-osta poiché la
costruzione non corrisponde ai progetti presentati. Anche il Comune
ana la licenza e i provvedimenti sono confermati dal Consiglio di
Stato nel 1981. 1985 – Con il condono edilizio dell’85 la
società proprietaria chiede la sanatoria dell’edificio: la
Regione Campania dà parere favorevole, ma il Ministero dei
Beni culturali ana il a-osta della Regione. 1992 – Una sentenza del
Tar (Tribunale amministrativo regionale) della Campania conferma la
decisione del Ministero dei Beni Culturali. 1997 – Una sentenza del
Consiglio di Stato (dicembre) stabilisce che l’albergo non
può essere condonato. L’Hotel Fuenti è stato
utilizzato solo per alloggiare i terremotati dell’Irpinia.

Spalmatoio di Giannutri – Complesso
edilizio destinato a mini-appartamenti grande complessivamente
11.000 metri cubi, realizzato in una zona ad elevato pregio
paesaggistico all’ interno del Parco nazionale dell’ Arcipelago
Toscano.

Scheletro di Palmaria – Complesso
edilizio destinato ad albergo e miniappartamenti, alto circa 25
metri e con un volume di 10.000 metri cubi. L’ area si trova nel
territorio del Parco nazionale delle Cinque Terre.

Conca di Alimuri – Struttura
edilizia destinata ad uso alberghiero realizzata a ridosso della
battigia, non ancora ultimata. Il complesso ricade all’ interno del
Piano urbanistico territoriale della penisola
sorrentino-amalfitana.

Baia Punta Licosa – 53 edifici
destinati a residenza, costruiti, ma non ancora ultimati, all’
interno di un’ area caratterizzata dalla presenza di alberi di
particolare pregio (pino d’ Aleppo). L’ area si trova all’ interno
del territorio del Parco nazionale del Cilento e Vallo di
Diano.

Pietra di Polignano a Mare
Complesso turistico costituito da una struttura alberghiera ed
alcuni villini, per un volume complessivo di 34.000 metri cubi. Il
complesso ricade nella fascia di 300 metri dalla battigia, in area
soggetta a vincolo paesistico di tutela assoluta.

Fossa Maestra – Complesso edilizio
vicino Massa Carrara destinato ad accogliere 65 mini appartamenti e
locali accessori. Si trova in un’ area classificata come zona di
valore paesaggistico ed ambientale da sottoporre a
conservazione.

Baia di Copanello – Complesso
edilizio costituito da albergo ed abitazioni a schiera, realizzato
in assenza di concessione edilizia.

Villaggio Sindona – Complesso
costituito da 12 edifici a schiera realizzato in località
Cala Galera e non ancora ultimato. L’area ricade nella riserva
naturale di Lampedusa, soggetta a vincolo paesaggistico ed
idrogeologico. È inoltre sottoposta a vincolo di
inedificabilità assoluta.

Capo Rossello – Complesso di edifici
residenziali per complessivi 9.000 metri cubi, realizzato in
prossimità della battigia.

Cala dei Turchi – Complesso
alberghiero vicino Agrigento di circa 15.000 metri cubi. L’
edificio non è stato ancora completato.

Punta Perotti – Complesso
residenziale costituito da due edifici di 11 e 13 piani sul
lungomare di Bari. Il complesso è stato realizzato nell’
ambito di due piani di lottizzazione che prevedono la realizzazione
di 290.000 metri cubi complessivi. La struttura è stata
edificata ad una distanza inferiore a 300 metri dal mare e
posizionato in modo da nascondere totalmente la vista del lungomare
a sud di Bari.

Qualche reazione della societa civile, ci fu. Diverse
associazioni ambientaliste avviarono campagne e denunce. La rivista
“Avvenimenti” pubblicò una pionieristica inchiesta, mentre
una trasmissione Tv, Bell’Italia, condotta da due comici, nel 1992
puntò per varie puntate le telecamere su vialoni
autostradali che affettano vallate verdi, cuboni di cemento che
soffocano paesini rurali, monumenti sghimbesci sulle rette
vie…

Nel 2001, Corriere.it e Wwf lanciarono la campagna Bruttitalia,
per raccogliere segnalazioni fotografiche di alcuni scempi
paesaggistici: tutto è ancora visibile online, a partire dal

Fuenti di Torre del Greco
(con gli aggiornamenti

qui
) fino
alle foto del mostro
di Punta Perotti.

Domenica, 2 aprile 2006, il primo degli edifici che compongono
il complesso di Punta Perotti, a Bari, è caduto. Imbottito
di 350 chilogrammi di tritolo inserito negli oltre 1000 fori
praticati sui pilastri dell’edificio centrale, il palazzo
s’è accartocciato su se stesso in una nube di polvere. Alla
demolizione hanno assistito migliaia di cittadini assiepati a poca
distanza. Le altre demolizioni sono previste per il 23 e 24 aprile.
Un’agonia non priva di sussulti: il 21 febbraio è stato
firmato a Bari il contratto per la demolizione di Punta Perotti, il
30 marzo la notizia dell’inammissibilità del ricorso
d’urgenza presentato dalla Matarrese Spa per bloccare la
demolizione. Poi, la fine. Legambiente in quest’occasione ha
presentato il dossier “Storia di Punta Perotti e altri ecomostri”,
in cui si scrive che “dovrebbero seguire la stessa sorte le case
fuorilegge della Valle dei Templi, ad Agrigento, le ville a Pizzo
Sella, la collina del disonore di Palermo, lo scheletrone di
Palmaria, in Liguria, ‘i mattoni’ di Giannutri”…

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