Magnanimità: significato e sinonimi

Cos’è e cosa significa magnanimità, la grande virtù antica di cui oggi si è perso perfino il nome. Per Aristotele, Dante e altri pensatori è la virtù di perseguire grandi cose.

Aristotele tratta della magnanimità nel IV libro dell’etica nicomachea, ed evidenzia, con la sua consueta finezza psicologica, come magnanimo sia colui che sa perseguire veramente grandi cose e, quindi, per questo si autostima; al contrario: “Chi si stima diversamente dal suo reale valore è sciocco, e nessuno di coloro che vivono secondo virtù è sciocco o scervellato”. Il magnanimo, sempre secondo Aristotele, si comporta in modo adeguato alla sua natura in base all’onore, che è il più “grande dei beni esteriori”.

Il magnanimo è l’uomo più perfetto

Di contro, il pusillanime difetta nello stimarsi: “Sia in rapporto a se stesso sia in confronto con ciò di cui si ritiene degno il magnanimo”, mentre il vanitoso: “Eccede in rapporto a se stesso, ma certo non in confronto con il magnanimo”. In conclusione, Aristotele ritiene che il magnanimo, in quanto degno delle cose più grandi, dovrà essere anche “l’uomo più perfetto” e, quindi, virtuoso e buono.

Secondo Dante, Saladino era un esempio di magnanimità (miniatura dalla From Chronica maiora I, foto di Fine Art Images/Heritage Images/Getty Images)
Secondo Dante, Saladino era un esempio di magnanimità (miniatura dalla Chronica maiora I, XIII secolo, foto di Fine Art Images/Heritage Images/Getty Images)

Un noto filosofo contemporaneo, Salvatore Natoli, dal canto suo, ha riletto la magnanimità, rispetto al complessivo quadro metafisico di Aristotele, alla luce della sua “etica del finito”, fornendoci alcune riflessioni particolarmente feconde, sulle quali il lettore potrà esercitare il suo spirito critico.

Magnanimo non è sinonimo di generoso

Ecco il passo: “Tuttavia, per fare cose grandi bisogna tentare l’estremo, che detto in prosa significa riportare vittoria su se stessi, trionfare sui propri deficit. In questo padroneggiarsi ci si rende, paradossalmente, più disponibili nei confronti degli altri, si diventa indirettamente generosi […]. Questa è magnanimità, la grande virtù antica di cui oggi si è perso perfino il nome. Il magnanimo, infatti, non va confuso con il generoso: è colui che punta a cose grandi e impegnandosi per questo produce cose buone e, se forte abbastanza, una sovrabbondanza di bene che ridonda a vantaggio di tutti. Cimentarsi con cose grandi rende creatori e di fatto generosi”.

Il magnanimo non guarda gli altri non perché li sottovaluta, ma perché trova nel compito che si è prefisso la propria misura: non si deprime, infatti, per le critiche e non si esalta, neppure, per i complimenti: è, come dice Aristotele, silenzioso, e quando parla lo fa a bassa voce. L’etica del finito permette di coltivare questo genere non presuntuoso di grandezza; per dirla con Nietzsche, “favorisce il generarsi della virtù che dona“.

Letture consigliate sulla magnanimità

Salvatore Natoli, Parole della filosofia o dell’arte di meditare, Feltrinelli, Milano, 2004

Un testo di “pratica filosofica”, un esercizio della filosofia attraverso l’esposizione e l’appassionata meditazione di alcune sue grandi parole. Il testo, costruito nella forma di un lessico filosofico, procede per coppie oppositive o complementari, al fine di recuperare nel lettore quello stupore originario da cui è nata la filosofia.

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