Investimenti sostenibili

Il maggiore fondo pensione pubblico di Washington è fossil free

Il District of Columbia Retirement Board (Dcrb) è fossil free: ieri ha annunciato l’addio agli investimenti in carbone, petrolio e gas naturale.

Il più grande fondo pensione pubblico di Washington si è liberato di tutti i suoi investimenti diretti in combustibili fossili. A dare l’annuncio, tramite una conferenza stampa indetta nella giornata di ieri, sono stati i membri del City Council e gli attivisti locali per il clima.

 

Miniere di carbone
Ci sono anche i colossi del carbone Peabody Energy e Arch Coal tra le aziende escluse dal portafoglio di investimenti del fondo.

Disinvestire “era la cosa giusta da fare”

Come spiega la testata Inside Climate News, la cifra investita in petrolio, gas naturale e carbone non era particolarmente alta: ammontava infatti a 6,5 milioni di dollari, che nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente ritirati. La notizia però assume una grande rilevanza perché il District of Columbia retirement board (Dcrb) è il più grande fondo pensione pubblico di Washington, con circa 6,4 miliardi di dollari in asset gestiti. “Questa decisione è la cosa giusta da fare, a livello morale ed etico ma anche a livello finanziario”, ha dichiarato il membro del City Council Charles Allen. Non sono mancate, però, le critiche: c’è chi ha fatto notare che gli investimenti diretti sono soltanto una piccola parte del portafoglio del fondo, che comprende anche fondi comuni d’investimento e fondi di private equity che a loro volta sono esposti su carbone e petrolio.

 

25 maggio 2016. Gli attivisti di 350.org manifestano in occasione dell’assemblea degli azionisti di ExxonMobil a Dallas, in Texas. Photo Credits: Herb Keener, 350.org

 

Addio a ExxonMobil e ai colossi del carbone

Tra le circa 200 aziende “tagliate fuori” dal District of Columbia Retirement Board ce ne sono due che hanno presentato istanza di fallimento nel corso di quest’anno, appellandosi al Chapter 11 statunitense. Si tratta di Peabody Energy e di Arch Coal, che fino a pochi mesi fa erano le più grandi aziende private statunitensi nel settore del carbone. Ma c’è anche la contestatissima ExxonMobil, che secondo le stime della ong inglese InfluenceMap avrebbe speso ben 27 milioni di dollari in attività di lobbying per influenzare le politiche sul clima. Un atteggiamento che addirittura gli eredi Rockefeller hanno definito “moralmente riprovevole”, decidendo anch’essi di ritirare tutti i propri capitali dall’azienda.

 

Protesta di 350.org contro ExxonMobil
I manifestanti di 350.org di fronte all’assemblea degli azionisti di Exxonmobil. Photo Credits: Linda Cooke

L’avanzata degli investimenti fossil free

Il fondo pensione pubblico di Washington si aggiunge così alla lunga lista di coloro che hanno deciso di disinvestire dai combustibili fossili per fare un gesto concreto per il clima. Il movimento “fossil free”, che ha mosso i primi passi nei campus universitari tra il 2011 e il 2012, sta vivendo una crescita vertiginosa. Si stima che ormai siano più di cinquecento le adesioni, tra amministrazioni pubbliche, università, investitori istituzionali e fondazioni religiose, arrivando a un totale di oltre 3.400 miliardi di dollari in asset gestiti.

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