Investimenti sostenibili

Slow Food lancia la moneta “slow” per promuovere l’agroalimentare sostenibile

Slow Food Italia e la società di gestione Garnell lanciano AgrifoodOne, fondo di investimento a sostegno delle piccole e medie imprese italiane dell’agroalimentare di qualità.   

Ci sono voluti 18 mesi di dialogo e di progettazione, perché una società di gestione del risparmio e un movimento di promozione dell’alimentazione di qualità riuscissero a dare vita a un progetto comune: Agrifood One, un fondo di investimento destinato a promuovere e a valorizzare l’economia reale, l’innovazione e la sostenibilità dell’agroalimentare italiano.

La slow money al servizio dello slow food

Quando si pensa al legame tra finanza e alimentazione, non possono non tornare in mente le immagini delle “rivolte della fame” scoppiate nel biennio 2007-2008 nel mondo anche a causa di massicce operazioni speculative sulle materie prime. Questo non significa però che non esista un modo di fare finanza in maniera sostenibile nel settore agroalimentare. “Ormai da molti anni Slow Food ragiona sulla funzione che l’economia reale e la finanza possono avere in una società che ricerca il buono e il giusto, sostiene il Presidente Onorario di Slow Food Italia, Roberto Burdese. Non a caso, da diverse edizioni di Terra Madre parliamo di slow money”. Garnell, gruppo milanese attivo nella finanza d’impresa e nella consulenza a grandi investitori che ha da poco ottenuto da Banca d’Italia l’autorizzazione a operare come Società di Gestione del Risparmio (Sgr), ha così concepito un fondo di private equity per “capitali pazienti”: i futuri investitori dovranno infatti attendere almeno dieci anni prima di poter recuperare le loro quote. Secondo gli obiettivi, Agrifood One dovrebbe riuscire a raccogliere fra i 40 e i 100 milioni di euro che serviranno ad aiutare le piccole e medie imprese italiane del settore agroalimentare a migliorare i loro parametri di sostenibilità, crescere economicamente ed espandersi all’estero.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sfila in testa al corte di apertura dell'edizione 2016 del salone Terra Madre. Foto © Tullio M. Puglia/Getty Images per Slow Food Terra Madre
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sfila in testa al corte di apertura dell’edizione 2016 del salone Terra Madre. Foto © Tullio M. Puglia/Getty Images per Slow Food Terra Madre

Birra e olio ritrovati campioni del made in Italy

Un obiettivo di questo tipo comporta un approccio attivo del fondo nell’accompagnamento alla gestione delle aziende e limita quindi il numero di beneficiari. Non più di sei o sette realtà, dichiarano i fondatori. Ed è qui che entra in gioco l’esperienza di Slow Food Italia. La storica associazioni nata nel 1986 per iniziativa di Carlo Petrini sarà chiamata a valutare la sostenibilità economica, sociale e ambientale dei progetti d’investimento. Ogni scelta di investimento sarà infatti condizionata non soltanto dai tradizionali indicatori economici ma anche da un’apposita batteria di indicatori di performance non monetarie. Pochi limiti invece rispetto alla tipologia di attività: dalla produzione agricola alla trasformazione alimentare, dalle macchine per la produzione e la trasformazione alla distribuzione. Quanto ai settori, l’agroalimentare è vasto ma Roberto Burdese richiama l’attenzione in particolare su due settori estremamente vivaci negli ultimi anni come i birrifici artigianali – piccoli Davide contro le multinazionali dell’alcool – e i produttori di olio d’oliva, alle prese con la concorrenza straniera ma anche con un ruolo importante nel mantenimento del paesaggio italiano.

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