Veterinaria

Forasacchi, processionaria e flebotomo, i nemici dell’estate per i nostri cani

L’estate porta in primo piano alcuni nemici dei nostri cani: sono i forasacchi, la processionaria e il flebotomo, il piccolo insetto che veicola la temibile leishmaniosi. Il veterinario ci spiega come difendere i nostri amici a quattro zampe nel modo migliore.

Forasacchi, processionaria, flebotomi: arriva la bella stagione e i nostri cani tornano a essere a rischio durante passeggiate, vacanze o semplici soggiorni all’aperto. Vediamo di fare il punto su questi nemici della salute degli animali domestici con l’aiuto e i consigli del medico veterinario.

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La bella stagione nasconde molte insidie per i nostri amici a quattro zampe © Chris/Unsplash

Forasacchi, un pericolo in agguato anche in città

Tempo di polline e di graminacee e tempo di forasacchi. Si tratta di piccole spighe appartenenti alle graminacee selvatiche che infestano sia le campagne sia le città, localizzandosi facilmente ai bordi delle strade. Quando si seccano queste spighe, caratterizzate dalla tipica forma a lancia, diventano pericolose per i cani perché possono penetrare sotto cute in zone come il naso, gli occhi, le orecchie, la bocca e le zampe (in particolare gli spazi tra le dita) e persino i genitali.

“I forasacchi si possono trovare specialmente in primavera e all’inizio dell’estate dove è presente del verde. Possono creare problemi perché penetrano spesso a livello di cavità nasale o orecchie creando sanguinamento e infezioni e una forte infiammazione locale nei casi più fortunati”, spiega il dottor Luca Carletti, medico veterinario. Già, nei casi fortunati, perché le micidiali spighette talvolta risalgono oltre le zone superficiali, creando danni peggiori nel tempo. Dalle cavità nasali, per esempio, possono essere deglutiti o aspirati verso le vie aeree più profonde (bronchi, polmoni) e creare gravi infezioni o anche perforare i tessuti fino ad arrivare al muscolo.


“In ogni caso i forasacchi si comportano come veri e proprio corpi estranei e devono essere rimossi quando trovati. Anche gli spazi interdigitali, e più raramente la cute in generale, possono essere colpiti. In queste zone generalmente si formano ascessi e quindi la rimozione del corpo estraneo va sempre effettuata il prima possibile. Purtroppo infatti, anche se qualche volta i forasacchi fuoriescono da soli, possono creare infezioni e infiammazioni nel tempo”, aggiunge il dottor Carletti. Che fare, allora? Evitare di portare il cane dove l’erba è alta, e controllarlo attentamente dopo ogni passeggiata, insistendo nelle zone intono alle orecchie, ai genitali, nelle pieghe interstiziali e su testa e collo. Infatti, mai come nel caso di queste pericolose spighe,  la prevenzione è importante.

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I forasacchi sono frammenti della spiga di diverse specie vegetali molto diffuse, anche negli spazi verdi cittadini
I forasacchi sono frammenti della spiga di diverse specie vegetali molto diffuse, anche negli spazi verdi cittadini © Ingimage

Processionaria, un bruco davvero pericoloso

La processionaria (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto lepidottero della famiglia dei taumatopeidi che prende il nome dall’abitudine di muoversi con i suoi simili formando una specie di processione. “Questo insetto può creare problematiche sia al cane che al gatto perché è dotato di peli urticanti che ne ricoprono il corpo e, se mangiato o inalato, è in grado di creare gravi reazioni a contatto con le mucose e la cute dell’animale”, dice il dottor Carletti.

Le processionarie nidificano soprattutto su pini e querce e sono dannose anche per le piante in cui stazionano. Il periodo di maggior rischio per l’incontro con questi bruchi inizia alla fine di marzo e dura fino a maggio. Ma con le variazioni climatiche e temperature sempre più calde e umide, il pericolo processionaria si estende e si dilata nei mesi estivi. “Questi bruchi provocano inizialmente nel cane o nel gatto una salivazione profusa; i tessuti diventano immediatamente gonfi, creando anche difficoltà respiratorie e provocando, quindi, una situazione di estrema emergenza per l’animale. La lingua e le altre parti del corpo che vengono in contatto con la processionaria possono subire un processo terminale di necrosi che può richiedere persino l’amputazione della parte se non si interviene in tempo”, aggiunge Luca Carletti.

In caso di pericolo, la prima cosa da fare è rimuovere rapidamente i peli che sono entrati in contatto con la processionaria, lavando la bocca dell’animale con acqua e bicarbonato. In seguito il pronto ricorso al veterinario è d’obbligo per scongiurare problemi peggiori. Una precauzione importante: se lasciamo il cane libero in parchi o campagne infestati dalla processionaria è utile fargli indossare una museruola per evitargli il contatto con questi bruchi.

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I peli urticanti del bruco della processionaria, entrando in contatto con la lingua, causano una distruzione del tessuto cellulare e in casi gravi può comportare la perdita di porzioni di lingua © Leon Neal/Getty Images

Il flebotomo, veicolo della leishmaniosi

Si chiama flebotomo ed è un insetto volante responsabile di una malattia insidiosa e, qualche volta, mortale per i nostri cani: la leishmaniosi. La puntura del flebotomo veicola un protozoo – la leishmania infantum – alla base della patologia parassitaria. “L’infestazione colpisce in prevalenza i cani e può essere, in certe condizioni, trasmessa anche all’uomo (si tratta quindi di una zoonosi). La trasmissione avviene tramite il flebotomo (o pappatacio), un insetto volante molto piccolo e diverso dalla zanzara che punge preferibilmente dal crepuscolo all’alba, e quindi nelle ore notturne. La puntura del flebotomo è necessaria perché avvenga il contagio della malattia”, delucida il dottor Carletti.

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Il flebotomo, l’insetto che veicola la leishmaniosi, è attivo soprattutto al tramonto © Pixabay

Come prevenirla

Per questa patologia la chiave è prevenire, non curare, e l’importante è proteggere il cane dal possibile contagio e dall’eventuale sviluppo della malattia. “Si possono utilizzare varie accortezze e determinati prodotti che agiscono a diversi livelli. Di rilevante importanza sono i repellenti che rappresentano il primo passo nell’ottica di un’efficace protezione. Si tratta di prodotti applicabili sia in forma spray che in spot sul mantello del cane con diverse frequenze a seconda del pricipio attivo adoperato”, continua il veterinario.

Per la prevenzione della leishmaniosi è consigliabile portare il nostro amico a quattro zampe regolarmente dal veterinario, che valuterà l’opportunità di eseguire un esame specifico per ricercare l’eventuale infezione.

Sarà poi importante cercare di bloccare la malattia qualora dovesse avvenire il contagio e ciò è possibile con un protocollo vaccinale (ne esistono diversi) che richiede un richiamo annuale da eseguire il mese che precede la comparsa del flebotomo. “È importante ricordare che il vaccino non impedisce il contatto con il parassita, ma da la possibilità al sistema immunitario di rispondere correttamente alla sua presenza, senza sviluppare i sintomi della patologia”, conclude il dottor Carletti.

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I repellenti rappresentano il primo passo nell’ottica di un’efficace protezione dalla leishmaniosi © Samuel Thompson/Unsplash

I sintomi

Tra i sintomi della leishmaniosi troviamo un aumento di volume dei linfonodi, le lesioni cutanee, il  dimagrimento e la febbre. Può presentarsi anche uno stato di abbattimento generale, l’aumento di volume di fegato e milza, l’insufficienza renale, le lesioni oculari (uveite), la perdita di sangue dalle narici, le lesioni articolari (zoppie) e l’ alopecia soprattutto intorno agli occhi, sul dorso del naso, sul collo, le orecchie e la coda. A seguito dell’alopecia si forma un eczema furfuraceo che può ulcerare e permettere l’attecchimento di batteri (piodermite).

Un recente studio denominato Leishmania 2020, svolto dall’Istituto superiore di sanità e dal dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Napoli, ha messo in evidenza che questa malattia infettiva è in continua espansione e sta interessando progressivamente anche le regioni del nord Italia. Dall’indagine e dagli studi più recenti emerge, infatti, la presenza di focolai autoctoni anche in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. All’origine dell’espansione della leishmaniosi in questi territori sembra esserci soprattutto l’aumento delle temperature, che favorisce la diffusione dei pappataci anche in aree geografiche che prima ne risultavano immuni.

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