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Trentino, la foresta dei violini che custodisce il segreto delle note perfette

È qui che crescono gli abeti rossi necessari per realizzare gli strumenti capaci di emettere note celestiali, quasi perfette. La foresta dei violini in Val di Fiemme è un bosco che suona.

Un luogo magico grazie al quale sin dai tempi di Antonio Stradivari possono diffondersi note straordinarie: la foresta dei violini in Val di Fiemme in Trentino è la “casa” dell’abete rosso con il quale si costruiscono da anni i migliori violini del mondo. Un bosco dal grande fascino in tutte le stagioni.

Foresta dei violini
Nella foresta dei violini si raggiunge anche uno speciale terrazzo da cui si possono osservare cervi al pascolo: nel recinto faunistico Paneveggio i capi in libertà sono oltre 700.

La foresta dei violini, un bosco che suona in Trentino

La chiamano anche foresta di Paneveggio ed è conosciuta da sempre perché qui crescono gli abeti rossi impiegati per realizzare lo strumento forse più elegante e prezioso, il violino. Un bosco dalla vegetazione meravigliosa, immaginatene il profumo attraversandolo, sia in estate sia in inverno: qui infatti gli abeti rossi costituiscono quasi il 90 per cento degli alberi della foresta, associati all’abete bianco alle quote inferiori, al larice e al pino cembro a quelle superiori, mentre il sottobosco è costituito da un tappeto di mirtillo nero e rosso.

E proprio tra queste mille sfumature di verde si racconta che si sia “perso” anche Stradivari alla ricerca degli alberi più idonei alla costruzione dei suoi violini: abeti rossi plurisecolari il cui legno, grazie alla sua particolare capacità di risonanza, fornisce la materia prima ideale per la costruzione delle casse armoniche.

Questo legno dotato di grande elasticità infatti trasmette meglio il suono e i suoi canali linfatici sono come minuscole canne d’organo che creano risonanza e per questo gli alberi vengono abbattuti in luna calante, tra ottobre e novembre, quando nel tronco c’è minor quantità di linfa. Quelli migliori si riconoscono per gli anelli di crescita molto sottili e perfettamente concentrici con fibre diritte e fini e scarsa presenza di nodi.

È qui che i più grandi liutai di Cremona si recavano per raggiungere la perfezione del suono e molti degli esemplari realizzati con l’abete rosso di questa foresta sono custoditi ancora oggi nel moderno Museo del violino della città, un vero gioiello da visitare che stupirà anche chi non è appassionato di musica.

Foresta dei violini
Nella foresta dei violini, che conta oltre 60 milioni di alberi, moltissimi plurisecolari, crescono delle piante “anomale” di abete rosso dalle caratteristiche meccanico-acustiche uniche

L’arte liutaia nel pieno rispetto del territorio

Dal Seicento circa questa foresta è anche al servizio della musica ma è bene sapere che questo utilizzo non equivale a sfruttamento grazie al lavoro di pochi ed esperti boscaioli – in grado di capire se il legno “suona” prima ancora di estrarlo, osservando particolari della chioma, della corteccia, del tronco e anche della posizione – e alla salvaguardia di una foresta che si amplia al ritmo di circa cento ettari all’anno.

Chi frequenta il Trentino Alto Adige sa bene infatti quanta cura e rispetto ci sia qui per l’ambiente e il territorio, considerato un patrimonio inestimabile e prezioso al primo posto su tutto. Paradossalmente la foresta è più in salute ora che in passato: due secoli fa infatti aveva un’estensione pari a un terzo di quella attuale a causa dello sfruttamento intensivo per rifornire di legname i cantieri della Repubblica di Venezia. Nel corso della prima guerra mondiale, poi, il fronte l’attraversò per quasi tutta la durata del conflitto e la massa di legname abbattuta in quel periodo corrisponde a quanto con la gestione attuale si abbatte in trent’anni.

Oggi la foresta dei violini è protetta da un periodico piano di assestamento basato su un attento monitoraggio della realtà forestale ed è compito del Servizio parchi e foreste demaniali della Provincia autonoma di Trento curare la gestione economica e la sorveglianza della foresta, le fasi della trasformazione del legno e la vendita del prodotto tramite la segheria demaniale di Caoria.

L’omaggio dei musicisti al bosco che suona

Nella foresta dei violini, in omaggio alla “madre” del legno degli strumenti, hanno suonato negli anni alcuni dei più grandi violinisti contemporanei, tra cui Salvatore Accardo, Uto Ughi, i Solisti Veneti e il violoncellista Mario Brunello. E sempre come segno di profonda gratitudine per la natura ogni anno la Magnifica comunità di Fiemme dedica durante una cerimonia un abete a un musicista che con il suono del proprio strumento ha contribuito a far conoscere questo meraviglioso legno. Così passeggiando in questo bosco potreste sdraiarvi sotto l’albero scelto da Uto Ughi, o pranzare all’ombra di quello scelto da Giovanni Sollima.

Il bosco che suona si può raggiungere con i propri mezzi percorrendo la strada forestale (per la maggior parte asfaltata) che da Predazzo porta in Valmaggiore. Negli uffici Apt della Val di Fiemme si può richiedere la mappa del bosco. Addentrandosi fra gli abeti basta osservare il numero di ogni albero e cliccarlo nell’app del Bosco che suona sul proprio tablet o smartphone.

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