Frostscape in Nepal. A un anno dal terremoto, la ferita è ancora aperta

Un viaggio di scoperta e conoscenza, in Nepal. A un anno dal terremoto. La nuova spedizione “a passo lento” di Mattia Vettorello, alias Frostscape, è cominciata.

Dopo aver percorso un milione di passi sulla terra d’Islanda e aver dato vita al libro fotografico Materia instabile, il giovane esploratore Mattia Vettorello di Conegliano, in provincia di Treviso, alias Frostscape, è ripartito alla volta del Nepal. Esattamente a un anno di distanza dal terremoto di magnitudo 7,8 che ha devastato il piccolo paese asiatico e messo in ginocchio la sua popolazione. A pochi giorni dall’apertura dell’esposizione universale di Milano furono in molti a dare una mano alla delegazione del Nepal per finire il padiglione in tempo dopo che i lavoratori tornarono a casa dalle loro famiglie.

La ferita è aperta, a Kathmandu

L’esperienza di Vettorello è partita dalla capitale, Kathmandu, il 25 aprile. “Kathmandu è attiva. Vedi i resti della case andate distrutte, ma le persone hanno fatto gruppo per ripartire. Sanno che sarà difficile tornare alla vita di tutti i giorni perché la ferita è aperta”, ha detto Vettorello dopo aver trascorso i primi giorni nella città che, ancora oggi, gode di poche ore di elettricità al giorno.

“A svegliarti ogni giorno è il profumo di incenso acceso dai negozianti ai bordi delle strade, il che rende piacevole passeggiare per le vie”, continua Vettorello. “Una cosa che mi ha sempre affascinato sono gli ammassi di cavi elettrici che volano sopra le teste. Questi pali pieni di cavi che sembrano un grande nido”.

Il "nido" di cavi elettrici, Kathmandu, Nepal
Il “nido” di cavi elettrici, Kathmandu, Nepal

Frostscape e Finale for Nepal

La nuova spedizione del progetto Frostscape non ha nessun fine “ultraterreno”, nessun record da battere e nessun posto inesplorato da scoprire. Vettorello, al contrario, ha scelto un paese in difficoltà per riscoprire l’aspetto antropologico del viaggio e dell’esplorazione, della documentazione. A passo lento, per immergersi nelle culture altre e infrangere gli stereotipi. Con sé solo l’essenziale.

Unica tappa obbligata, quella a Rajban, un villaggio a sud del Nepal, dove Vettorello si fermerà per aiutare nella costruzione di una scuola finanziata dal progetto di volontariato sportivo e sociale Finale for Nepal. Il resto dipenderà dalle esperienze. La strada, i tempi, le persone, le storie. Tutto verrà tracciato e deciso, giorno dopo giorno, passo dopo passo.

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