Giovani attivisti

Greta Thunberg spiega agli hater la sua lotta, ma soprattutto il suo amore per l’ambiente

Greta Thunberg ha pubblicato un post in cui spiega come e perché ha deciso di diventare un’attivista della lotta contro i cambiamenti climatici. Lotta che ha attirato a sé l’attenzione anche degli hater.


“Secondo uno studio il 71 per cento dei tedeschi si sente minacciato dai cambiamenti climatici. Il restante 29 per cento si sente minacciato da una ragazza di 16 anni”, è la frase scritta su un post social del programma tv tedesco Extra 3. Un’immagine che viene condivisa anche dalla stessa sedicenne più famosa del mondo: Greta Thunberg.

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Ora è un esempio per tanti giovani in tutto il mondo, Italia compresa, dove da alcune settimane sono cominciati gli scioperi della scuola del venerdì, esattamente come fa Thunberg. I vari gruppi delle città dove si incontrano per gli #schoolstrike vogliono ora coordinarsi per un grande evento previsto per il 15 marzo 2019: uno sciopero globale della scuola per chiedere di salvare il clima.

Greta Thunberg spiega a chi la offende perché ha deciso di lottare contro i cambiamenti climatici

La notorietà ha purtroppo portato a Greta non solo soddisfazioni ma anche qualche problema: oltre ai complimenti e agli incitamenti ad andare avanti ci sono sempre più persone che la criticano fino agli haters che offendono sistematicamente la giovane attivista.

Di fronte ai continui attacchi Greta Thunberg ha sentito la necessità di chiarire una volta per tutte come ha cominciato la sua battaglia per una giustizia climatica e se davvero, come alcuni critici sostengono, sia strumentalizzata da qualcuno o addirittura se venga retribuita per le sue iniziative. Una spiegazione purtroppo necessaria per fermare le menzogne diffuse sul suo conto, e che abbiamo tradotto, in esclusiva, in italiano:

Di recente ho sentito circolare molte dicerie sul mio conto, e nei miei confronti è stato espresso anche tanto odio. Tutto ciò non mi sorprende. Lo so che la maggior parte delle persone non è a conoscenza del reale significato della crisi climatica (una conseguenza prevedibile dato che non è mai stata trattata come una vera e propria crisi), quindi uno sciopero scolastico può sembrare strano a molte persone. Dunque, lasciatemi chiarire alcune cose riguardo alla mia decisione di scioperare.

Nel maggio del 2018 sono stata una delle vincitrici di un concorso di scrittura organizzato da Svenska Dagbladet, un giornale svedese. In seguito alla pubblicazione del mio articolo sono stata contattata da alcune persone, tra cui Bo Thorén di Fossil Free Dalsland. Faceva parte di un gruppo di persone, soprattutto giovani, che volevano fare qualcosa per contrastare la crisi climatica. Ho preso parte ad alcune riunioni telefoniche con altri attivisti. L’obiettivo era quello di formulare nuove idee e progetti che contribuissero ad aumentare il livello di consapevolezza nei confronti della crisi. Le proposte di Bo spaziavano dalle marce di protesta a un vago concetto di sciopero scolastico (per esempio coinvolgendo i bambini nei cortili o nelle aule). L’ispirazione erano gli studenti di Parkland, che avevano rifiutato di andare a scuola il giorno dopo la sparatoria.

A me piaceva l’idea di uno sciopero scolastico, e dunque ho voluto svilupparla, cercando di convincere altri giovani a unirsi a me, ma nessuno era particolarmente interessato. Credevano invece che una versione svedese della marcia Zero hour avrebbe avuto un impatto maggiore. Allora ho continuato a pianificare lo sciopero scolastico per conto mio, e non ho partecipato ad altri incontri.

Quando ho raccontato il progetto ai miei genitori, non gli è piaciuta granché. Non erano a favore di uno sciopero scolastico, e mi hanno detto che se avessi voluto portare avanti questa iniziativa avrei dovuto farlo da sola, senza alcun sostegno da parte loro.

Il 20 agosto mi sono seduta fuori dal parlamento svedese, distribuendo volantini con una lunga lista di fatti relativi alla crisi climatica e una spiegazione dei motivi per cui stavo scioperando. Intanto raccontavo quello che stavo facendo attraverso post su Instagram e Twitter che diventavano virali in poco tempo. Così sono iniziati ad arrivare giornalisti e reporter. Ingmar Rentzhog, un imprenditore svedese molto attivo all’interno del movimento per il clima, è stato uno dei primi ad arrivare. Abbiamo parlato e poi ha messo su Facebook delle foto di noi insieme. Non l’avevo mai incontrato, né tantomeno gli avevo mai parlato prima di quel giorno.

Molti hanno fatto girare delle voci sostenendo che ci sia qualcuno che mi stia manipolando, che vengo “pagata” o “usata” per fare quello che sto facendo. Ma non c’è nessuno che mi controlla, sono io in controllo di me stessa. I miei genitori non erano affatto attivisti per il clima prima che li informassi io sulla situazione.

Non faccio parte di nessuna organizzazione. Ogni tanto appoggio e collaboro con delle ong che si occupano di clima e ambiente. Faccio tutto questo a titolo completamente gratuito, non ho mai ricevuto denaro o promesse di pagamenti futuri di qualunque tipo. Questo vale anche per la mia famiglia e le altre persone vicine a me.

E non ho dubbi che questo non cambierà. Non ho mai incontrato neanche un attivista che lottasse per il clima in cambio di soldi. L’idea è totalmente assurda. Inoltre, non viaggio mai senza il permesso della mia scuola, e i miei genitori si occupano di pagare le mie spese.

La mia famiglia ha collaborato alla scrittura di un libro che racconta come io e mia sorella Beata abbiamo influenzato il modo di pensare e di vedere il mondo dei nostri genitori, specialmente per quanto riguarda il clima. Il libro parla anche delle nostre diagnosi. Originariamente, la pubblicazione del libro era prevista per maggio scorso, ma ci sono stati problemi grossi con la casa editrice e alla fine è stato pubblicato ad agosto da un’altra casa editrice. Prima che il libro intitolato ”Scener ur hjärtat” venisse pubblicato, i miei genitori avevano reso chiaro che qualsiasi profitto economico che avrebbe generato sarebbe stato devoluto a otto enti no profit che si occupano di ambiente, bambini con patologie e diritti animali.

E sì, scrivo io i miei discorsi. Ma dato che so che quello che dico raggiunge tante, tante persone, spesso chiedo suggerimenti. Ci sono anche alcuni scienziati a cui frequentemente chiedo aiuto sul miglior modo di esprimere i concetti più complessi. Voglio che sia tutto assolutamente corretto in modo da non spargere fatti errati o inesatti, o dire cose che potrebbero essere fraintese.

Alcuni mi prendono in giro a causa della mia patologia. Ma l’Asperger non è una malattia, è un dono. La gente dice che dato che ho la sindrome di Asperger, non c’è modo che sia riuscita io da sola ad arrivare fino a questo punto. Ma è proprio per questo che l’ho fatto. Perché se fossi stata “normale” e socievole mi sarei unita a un’organizzazione o avrei fondato un’organizzazione per conto mio. Ma è proprio perché non sono molto portata a socializzare che ho deciso di agire in questo modo. Ero talmente frustrata dal fatto che non si stesse facendo nulla per contrastare la crisi climatica che mi sentivo di dover fare qualcosa, qualsiasi cosa. E a volte, NON fare niente – come stare semplicemente seduti fuori dal parlamento – vale molto di più. Così come una cosa sussurrata può attrarre più attenzione di una cosa urlata.

In più, c’è chi si lamenta che “parlo e scrivo come un adulto”. E a questo dico solo: non pensate che una sedicenne possa parlare per sé? Ci sono anche persone che dicono che semplifico troppo le cose. Per esempio, quando dico che la crisi climatica è “una questione che si può solo interpretare in termini assoluti, con una visione in bianco e nero”, “che dobbiamo smettere di emettere gas serra” e che “voglio che vi allarmiate”. Lo dico soltanto perché è vero. Sì, la crisi climatica è il problema più complesso che abbiamo mai affrontato, e serviranno tutti i nostri sforzi per fermarla. Ma la soluzione è in bianco e nero: dobbiamo smettere di emettere gas serra.

Perché o fermiamo l’aumento della temperatura media a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, o non lo facciamo. O raggiungiamo un punto di non ritorno dove le conseguenze sfuggirebbero al nostro controllo, o ci fermiamo prima. O la nostra civiltà sopravvive, o sparisce per sempre. Non ci sono zone grigie, di incertezza. O bianco, o nero. Quando dico che voglio che vi allarmiate, intendo che dobbiamo trattare la crisi come tale. Se la vostra casa stesse bruciando, non stareste lì seduti tranquilli a discutere di quanto sarebbe bello ricostruirla dopo che il fuoco si è spento. Se la vostra casa stesse bruciando, vi alzereste, correreste fuori e chiamereste i pompieri. E per fare tutto questo con la dovuta fretta, servirebbe provare almeno un po’ di senso di allarme.

C’è un’altra critica nei confronti della quale non posso davvero dire niente: il fatto che “sono una bambina, e non dovremmo ascoltare i bambini”. Ma la soluzione è semplice – iniziare a dare ascolto alle solidissime evidenze scientifiche. Perché se tutti ascoltassero gli scienziati e i fatti a cui faccio continuamente riferimento, nessuno dovrebbe ridursi ad ascoltare me, o le centinaia di migliaia di studenti che scioperano per il clima in tutto il mondo. E così potremmo tornare tutti a scuola. Sono soltanto un messaggero, eppure sono il bersaglio di tutto quest’odio. Non sto dicendo nulla di nuovo, solo ciò che gli scienziati ripetono da decenni. E sono d’accordo con voi, sono troppo giovane per tutto questo. Non dovremmo essere noi ragazzi a risolvere questa crisi. Ma dato che non c’è quasi nessuno che si stia impegnando ad affrontare veramente il problema, ci sentiamo costretti a continuare a farlo noi.

Se avete altri dubbi o preoccupazioni nei miei confronti potete ascoltare il mio intervento Ted, in cui parlo di come è nato il mio interesse per il clima e l’ambiente.

E grazie a tutti per il vostro sostegno! Mi dà speranza.

Greta

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