Il parlamento della Groenlandia chiede lo stop alle attività minerarie sui fondali marini

Una risoluzione approvata all’unanimità dal parlamento impegna il governo della Groenlandia ad approvare una legge contro lo sfruttamento dei fondali marini.

Il parlamento della Groenlandia ha chiesto al governo di preparare una legge per sospendere temporaneamente le autorizzazioni alle attività minerarie sui fondali marini. La presa di posizione è arrivata con una risoluzione approvata all’unanimità e la sospensione è pensata fino al 2029, prorogabile.

Da tempo la Groenlandia, con il suo enorme patrimonio in termini di materie prime, è entrata nelle mire dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump e proprio poche ore prima dell’approvazione della risoluzione il presidente Usa aveva annunciato il via imminente all’esplorazione di petrolio, gas e minerali. Un piano reso difficoltoso dal contesto climatico e infrastrutturale del territorio, a cui si aggiunge la mobilitazione politica. Già nel 2021 il parlamento aveva approvato una moratoria a nuove concessioni per l’estrazione di petrolio e gas. Ora è la volta dei fondali marini.

L’esplorazione dei fondali marini

La risoluzione è stata proposta per la prima volta a inizio 2026 da Pipaluk Lynge, rappresentante del partito Inuit Ataqatigiit. Nel testo esprimeva la preoccupazione che i fondali marini della Groenlandia potessero divenire oggetto delle mire estrattive dei paesi più aggressivi sotto questo punto di vista, come gli Stati Uniti.

I fondali marini sono ricchi di metalli come nichel, rame, cobalto e manganese che stanno avendo un ruolo chiave nel campo della transizione energetica e dell’industria elettronica. Nell’aprile 2025 il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che autorizza l’estrazione mineraria dai fondali marini, tanto quelli statunitensi quanto quelli internazionali, senza dover ottenere l’approvazione dell’Autorità internazionale dei fondali marini, ente creato con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Questo ha semplificato l’approvazione di mandati esplorativi per aziende come The Metals Company, che dovrebbero iniziare a operare a inizio 2027.

L’esplorazione dei fondali marini e il loro sfruttamento minerario comporta gravi conseguenze ambientali. Gli interventi hanno carattere invasivo e modificano l’habitat delle specie marine, ma l’impatto è dirompente anche su attività economiche come la pesca, che compone il 90 per cento delle esportazioni della Groenlandia. I rumori e le vibrazioni delle perforazioni possono stravolgere le abitudini dei pesci, il rilascio nell’acqua di sostanze connesse alle attività di esplorazione e sfruttamento dei minerali possono contaminare la catena alimentare e le attività di pesca stessa potrebbero subire limitazioni spaziali e temporali per consentire i lavori sottomarini.

Le mire di Donald Trump

Quando a ottobre il presidente statunitense ha dichiarato che sarebbero presto iniziate importanti attività di esplorazione petrolifera, del gas e mineraria in Groenlandia, pur senza menzionare i fondali marini, il testo proposto da Pipaluk Lynge è tornato di grande attualità. Da tempo Donald Trump ha gli occhi sul territorio e più volte ha invocato la sua annessione agli Stati Uniti per motivi di sicurezza, vista la posizione strategica, oltre che per avere più libertà nello sfruttamento delle sue risorse. 

A complicare le cose fino a ora ci sono vari aspetti: le questioni legislative, con la moratoria approvata nel 2021 dai legislatori della Groenlandia a nuove concessioni per l’estrazione di petrolio e gas a causa dell’impatto ambientale di queste attività; le questione diplomatiche, che passano dall’appartenenza del territorio alla Danimarca; le questioni climatiche, che rendono molto complesse le attività di estrazione; e le questioni infrastrutturali, con l’assenza una rete capillare di strade e porti, ma anche di energia e manodopera a sufficienza.

Tutela dei fondali fino al 2029?

Il giorno dopo il nuovo annuncio di Trump, il parlamento della Groenlandia si è riunito per votare la risoluzione sui fondali marini. In aula sedevano 17 dei 31 membri complessivi e hanno approvato il testo all’unanimità.

La risoluzione non ha carattere vincolante ma impegna il governo ad adottare a inizio 2027 una legge che sospenda il rilascio di licenze per l’estrazione mineraria dei fondali marini. La richiesta è di fermare ogni tipo di licenza fino al 2029 ed è presente una clausola per una proroga di ulteriori due anni. A sostenere la risoluzione e ad aggiungere ulteriore pressione sull’esecutivo della Groenlandia c’è anche una raccolta firma popolare, lanciata dall’organizzazione non governativa Oceans North Kalaallit Nunaat (ONKN), che ha già fatto segnare centinaia di adesioni. E il governo ha aperto alla presentazione della legge per la sospensione delle licenze per le attività minerarie sui fondali marini, annunciando anche una consultazione pubblica per raccogliere visioni e pareri da parte della popolazione. 

Nel recente passato diversi paesi hanno preso posizioni contro l’estrazione mineraria dai fondali marini. Nel 2022 il governo della Polinesia francese ha approvato una legge che vieta queste attività all’interno delle proprie acque territoriali. L’anno successivo la Francia ha seguito l’esempio, così come Palau, mentre numerosi altri paesi, come Spagna, Germania, Portogallo, Svezia, Brasili e Canada, hanno chiesto di impedire questo tipo di pratica. A fine 2025 è stato il turno della Norvegia, che ha sospeso fino al 2029 tutti i progetti di esplorazione e di estrazione mineraria dai fondali marini nelle acque artiche.

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