I fondamenti spirituali della meditazione

Un tempo era riservata solo a pochi eletti e insegnata all’interno di caste spirituali o religiose. Ora la meditazione è accessibile a tutti.

La meditazione è vecchia di migliaia di anni ma solo nella
seconda metà del 1900 si è diffusa, attraverso i
continenti, fuori da spazi protetti e adibiti esclusivamente alla
sua pratica.

Normalmente è considerata come pratica ufficiale delle
religioni orientali, come il buddismo, o delle pratiche spirituali
degli yogi indiani, ma potrebbe essere associata alla ricerca di
stati “alterati” che è propria di tutte le culture
ancestrali.
Attraverso canti, il battere incessante dei tamburi, movimenti
ripetuti o assunzione di piante e radici, i nostri antenati erano
soliti lasciare temporaneamente il proprio corpo per comunicare con
gli spiriti.

Pitture rupestri datate almeno 15.000 anni fa raffigurano individui
in posizioni inequivocabilmente meditative mentre altri cacciano o
compiono attività agricole.
Le varie meditazioni, oggi sottoposte a test fisiologici e
analizzate dagli psicologi, trasformate in pratiche tese al
conseguimento di un risultato, non si sono però staccate
completamente dalle loro origini spirituali.

Mistici e asceti ne preservavano la pratica come un segreto,
essendo un mezzo per aumentare la propria coscienza superiore o
raggiungere la meta del loro personale cammino spirituale, ai non
eletti si poteva insegnare qualche tecnica, ma la pratica costante
come scelta di vita era riservata solo a coloro che erano disposti
a rinunciare al mondo terreno per dedicare ad essa tutta la loro
vita.

Non diversa è la condizione delle religioni più
antiche: nella notte dei tempi anche ebraismo, cristianesimo e
islamismo hanno avuto i loro meditatori.
Anacoreti, asceti e stiliti le figure più occulte ed
esoteriche delle tradizioni religiose si sono sempre dedicate a
pratiche estreme che non potrebbero essere definite altro che tipi
di meditazione.

Le estenuanti veglie e preghiere (cosiddette contemplative), la
costante presenza del digiuno nelle sue forme più svariate,
ne sono solo alcuni esempi.
Alcuni esegeti hanno rintracciato tracce di atteggiamento
meditativo persino nella descrizione dei comportamenti di Abramo
raccontati nell’Antico Testamento, l’istruzione stessa
dell’alfabeto ebraico ne è un esempio pratico.

Cambiano i mantra i nomi e le figure di riferimento, cambia anche
la tecnica e le aspettative ma non la sostanza: sempre si è
trattato di una ricerca, un tentativo di avvicinamento
all’essere.

Massimiliano
Percio

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