Premi Nobel

Il nostro Fabio Gabrielli nominato al prossimo Nobel per la Medicina

Fabio Gabrielli, preside della facoltà di Scienze umane e ordinario di Antropologia filosofica all’università Ludes di Lugano, editorialista storico di LifeGate.it, insieme al biochimico Massimo Cocchi e al biomatematico Lucio Tonello, è stato nominato per entrare nella rosa dei candidati al premio Nobel.

La proposta nasce dalla volontà di premiare la ricerca sui marcatori biologici della depressione maggiore e della sindrome bipolare. In pratica i tre scienziati hanno messo a punto un efficace metodo diagnostico dei disturbi psichiatrici che si basa sui risultati di un semplice prelievo di sangue. Abbiamo chiesto ai tre esperti di raccontarci i dettagli della loro importante ricerca.

 

Qual è la vostra scoperta e quali novità porta?
FG, MC, LT – L’intento sperimentale è stato quello di verificare se la composizione in acidi grassi della piastrina potesse fornire informazioni predittive in una cellula che contiene i recettori per i neurotrasmettitori e, nello stesso tempo, i meccanismi che presiedono alla formazione dell’aggregato piastrinico, quindi, di fatto, alla possibile formazione della placca ateromasica. In realtà la risposta è stata netta su entrambi i fronti.
La composizione in acidi grassi delle piastrine ha separato i soggetti apparentemente normali da quelli con disordine dell’umore e, ulteriormente, da quelli con cardiopatia ischemica e presenza di una placca nelle coronarie. Questa era la prima volta al mondo che si otteneva un simile risultato, con la certezza “matematica” che lo fosse.

 

provette

 

A cosa servono gli acidi grassi delle piastrine e cosa rivelano?
MC – Il risultato ottenuto era coerente con la diversa funzione che la membrane cellulare possiede al cambiamento della sua mobilità (viscosità e fluidità), sia nei confronti della esposizione recettoriale alla serotonina (aumento della captazione in caso di maggiore viscosità, diminuzione della captazione in caso di aumento della fluidità), sia ai meccanismi di attivazione che determinano lo stimolo iper aggregante.
La piastrina, pertanto, come specchio del neurone per quanto attiene le patologie depressive e bipolari. Tre acidi grassi hanno rispettivamente cadenzato le risposte nei due settori della medicina (psichiatria e cardiologia), i cui versanti patologici rappresentano il carico maggiore, nel mondo, dal punto di vista sociale ed economico.

 

Come si compone il vostro gruppo di ricerca?
LT – Il gruppo è di carattere fortemente multidisciplinare: il prof. Massimo Cocchi si occupa di biochimica, il prof. Fabio Gabrielli di filosofia, mentre il prof. Lucio Tonello di matematica. Probabilmente, proprio la sinergia scaturita dal dialogo tra queste tre discipline è stato uno dei punti di forza. Occorre, tuttavia, ricordare che molte altre competenze hanno accompagnato la ricerca nei suoi oltre 10 anni di storia, con contributi giunti da diversi ambiti: dalla psicologia alla psichiatria, dalla chimica alla fisica, solo per fare qualche esempio.

 

Qual è il ruolo della filosofia nella ricerca?
FG – In senso generale, la filosofia, quale sguardo stupito sull’esistenza, non può non interrogarsi sul dolore, le sue dinamiche, il suo costituirsi come abissale esperienza umana, non può soprattutto prescindere dal corpo, originaria apertura sul mondo; ad un livello più specifico, la filosofia, alla luce delle irrinunciabili acquisizioni delle neuroscienze, cerca di fornire modelli interpretativi dei fenomeni mentali, degli stati di coscienza, cercando anche di chiarire, tematizzare, rielaborare, distinzioni che non sono prettamente terminologiche. Nel caso della depressione maggiore, per esempio, è importante chiarire come quella che chiamiamo depressione ontologica di primo livello, in sintesi il naturale sentimento della perdita che accompagna ogni esperienza umana, non vada confusa con la depressione ontologica di secondo livello, la depressione maggiore vera e propria, che costituisce una nicchia biomolecolare ed esistenziale unica, con un particolare tracciato patologico che ha effetti laceranti su chi ne viene colpito.

 

Dai vostri studi emerge qualche correlazione tra cattiva alimentazione e insorgenza di disturbi dell’umore?
MC – L’alimentazione può giocare un ruolo marginale in questo problema, perché da quanto abbiamo potuto verificare esiste una precisa predisposizione genetica, sulla quale con la nutrizione ragionata possiamo operare in qualche modo un tentativo di aggiustamento dei parametri. Ora stiamo, invece, cercando di trovare soluzioni adeguate che, modificando il grado di fluidità delle membrane, possano modulare le sintomatologie dei disordini dell’umore e controllare l’attivazione verso i meccanismi dell’aggregazione piastrinica.
Sarà una strada non breve ma, nel frattempo, il nostro lavoro potrà servire a non sbagliare la diagnosi (in prima istanza) di depressione maggiore e di disturbo bipolare, un settore in cui si rileva un errore di circa il 70 per cento, con tutti i possibili errori di trattamento e il connesso rischio di un rialzo di quattro volte della tendenza suicidaria.

 

stress

 

Quanto lo stress lavorativo, la crisi economica, la precarietà del lavoro possono influenzare i disturbi dell’umore?
FG – Alla luce dello scambio di informazioni tra cervello e ambiente, ne risulta che la predisposizione alle psicopatologie dell’umore possa essere arginata o amplificata da “marcatori culturali”, nel segno della continuità tra natura e cultura. In un contesto antropologico come quello attuale, in cui la tirannia del presente germina da grammatiche efficientistiche, improntate al produttivismo senza posa, la depressione in particolare fiorisce in modo ancor più pervasivo. Se l’uomo viene vieppiù misurato sulla base della sua efficienza, quando non regge più ai ritmi incalzanti delle “città-officine”, perde visibilità, cioè considerazione, quindi autostima, aprendo la strada alla vergogna, alla disistima di sé, fino, nel caso di un corredo genetico o epigenetico particolare, all’implosione depressiva.

 

Alla luce della vostra scoperta, quale futuro attende queste malattie?
FG, MC, LT – Sicuramente un futuro più roseo, anche se il meccanismo epigenetico che riteniamo rappresenti l’elemento imponderabile e scatenante il fenomeno sia di difficile previsione.
Siamo in grado di identificare la tendenza del soggetto, anche in assenza di manifestazione conclamata della patologia, quindi con la possibilità di interventi di tipo preventivo.

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