Il Wto e il sistema sanitario: TRIPs e GATs

E’ necessario porre mano alla riorganizzazione del sistema sanitario, facendo sì che le fasce di popolazione bisognosa possano accedere a tutti i servizi

Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale agiscono attraverso
i cosiddetti Piani di aggiustamento strutturale, imponendo la
riorganizzazione del sistema sanitario, non solo nei Paesi in via di
sviluppo, ma anche nei paesi dell’Occidente. A partire dalla fine
degli anni’80, attraverso l’imposizione di politiche di
contenimento della spesa pubblica, hanno imposto di fatto la
privatizzazione dei sistemi sanitari, e quindi l’introduzione del
concetto di prestazione a pagamento.
Lo stato sociale e il diritto universale alla salute ne sono
risultati fortemente erosi.

Quanto alla World Trade Oranization, è un organismo
sovrannazionale che comprende gli accordi TRIPs (Trade Related
aspects on Intellectual Property rights). Cioè traccia le
linee guida mondiali e dirime le controversie sui diritti sulla
proprietà intellettuale.

In forza di queste disposizioni dell’Accordo TRIPs, le
multinazionali del farmaco godono per vent’anni dell’esclusiva di
produrre, commercializzare e quindi rendere disponibile un
determinato farmaco in un dato mercato. Per vent’anni queste
industrie esercitano il totale monopolio del farmaco che hanno
prodotto.
Il diritto di esclusiva garantito dal TRIPs e il cartello tra le
case farmaceutiche sono le ragioni fondamentali che soggiacciono
agli alti prezzi dei farmaci contro l’AIDS.

Tuttavia c’è un’ulteriore, e forse ancor più grave
minaccia, che è oggi rappresentata dai GATS (General
Agreement on Trade in Services), gli accordi internazionali sul
commercio e sui servizi, la cui ri-negoziazione è uno dei
focus principali della conferenza del Wto in programma a Cancun nei
prossimi gironi. La richiesta è quella di liberalizzare i
sistemi formativi (ovvero la scuola e l’università) e i
sistemi sanitari, inserendoli negli “ambiti” di applicazione
dell’accordo.

Se passasse la logica della mercificazione dei servizi, acqua,
istruzione e salute verrebbero immessi sul mercato come beni
qualsiasi e, come tali, a disposizione del miglior acquirente.

Una delle conseguenze più immediate sarebbe l’esclusione del
loro godimento delle fasce marginali della popolazione.

Sul fronte sanitario, tale possibilità condurrebbe
certamente ad una gestione finalizzata al profitto privato, con
sistemi sanitari forse anche in parte più efficaci di quelli
attualmente esistenti nei paesi del Sud del mondo, ma nel contempo
di natura elitaria, prevalentemente rivolti ai ceti sociali
più abbienti. Inoltre, si arriverebbe velocemente alla
distruzione di quei servizi sanitari tradizionali, magari poco
efficienti, ma comunque per ora attivi in quasi tutti i paesi
africani, a garanzia di un’assistenza primaria universale, seppur
di livello mediocre.

Privatizzare i servizi essenziali ridurrebbe ulteriormente il ruolo
dello stato nell’adempiere ai diritti sociali dei cittadini. Noi
continuiamo a credere che la tutela della salute, di una sana
alimentazione e dell’ambiente debba dipendere da istituzioni
collettive preposte a tali fini, non dal Wto, Banca Mondiale o
Fondo Monetario Internazionale.

La mercificazione dei beni essenziali, ed in primis della salute,
riguarda il destino di tutti gli uomini e di tutte le donne, e
quindi anche il nostro, anche se vivere in un paese ricco ci
può indurre, erroneamente, a pensare che continueremo ad
essere dei privilegiati. Tutto ciò che possiamo ottenere a
beneficio della salute di coloro che vivono nei Paesi poveri, lo
otteniamo di fatto anche per noi.

Claudia Sala
Responsabile
Lila Cedius

 

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