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La nuova iniziativa della certificazione internazionale prevede di implementare la qualità di vita dei pesci in acquacoltura. Un ulteriore passo per riconoscere il valore del benessere animale.
È notizia recente che in Svizzera sia stato vietato bollire le aragoste ancora vive. Una legge che entrerà in vigore a marzo e che ha l’obiettivo di concedere una fine più compassionevole ai crostacei. Un modo anche questo per migliorare il benessere animale delle specie destinate all’alimentazione umana. Benessere che da oggi verrà ulteriormente migliorato anche per tutti i pesci allevati in acquacoltura e certificati Friend of the Sea, programma di certificazione internazionale di sostenibilità ambientale per prodotti da pesca e acquacoltura. La nuova iniziativa prevede infatti l’implementazione di alcuni parametri considerati alla base del benessere animale: la qualità dell’acqua e dell’ambiente, lo stato comportamentale e fisiologico, l’alimentazione e la formazione del personale.
Il nuovo progetto, che durerà due anni, nasce da una collaborazione tra Friend of the Sea e Fair-fish international, associazione svizzera che lavora da più di 10 anni sugli aspetti etologici dell’acquacoltura. Grazie al finanziamento da parte di Open Philanthropy Project, organizzazione americana con base a San Francisco, una squadra di ricercatori verificherà lo stato del benessere dei pesci presenti negli allevamenti certificati. “Friend of the Sea vuole introdurre gradualmente i requisiti di benessere dei pesci nella sua certificazione” spiega Paolo Bray, fondatore e direttore di Friend of the Sea in una nota. “Il benessere animale è strettamente legato alla sostenibilità ambientale ed è parte integrante di quello che i consumatori si aspettano da un’azienda di acquacoltura responsabile”.
Si tratta di un vero e proprio progetto di ricerca, i cui risultati saranno condivisi con il mondo accademico e quello industriale. Studi recenti hanno infatti confermato che anche le specie acquatiche, come altre specie animali, sono senzienti. E non solo il mondo accademico sembra essere d’accordo su questo punto, ma anche la politica: come accaduto in Svizzera, ad esempio, nel 2008 dove dopo numerose campagne di sensibilizzazione, il Governo federale ha introdotto dei principi di benessere animale nella legislazione o nel Regno Unito, dove il ministro dell’Ambiente Michael Grove ha di recente promosso una proposta di legge che mira a cambiare la normativa vigente, riconoscendo agli animali la facoltà di sentire dolore.
Ma come si misura il benessere dei pesci? Secondo una definizione di FishEthoBase, il benessere dei pesci è garantito quando al pesce è consentito vivere al massimo del potenziale della specie a cui appartiene e sviluppare la propria individualità. I risultati ottenuti tramite l’osservazione diretta dei metodi e delle pratiche di allevamento vigenti, si tradurranno in raccomandazioni tagliate su misura per ogni singola azienda certificata. A quel punto potranno essere inserite nello standard di certificazione, migliorando ancora di più i criteri per raggiungere un sistema di allevamento sostenibile e capace di mettere al primo posto anche il benessere dei pesci.
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