Quanto durerà e che conseguenze avrà la guerra in Iran?

Usa e Israele stanno bombardando l’Iran, che ha risposto con missili e droni contro i paesi del golfo e fino a Cipro. Quanto durerà la guerra e che effetti avrà?

Da qualche giorno lo scenario internazionale è interessato da una nuova guerra che vede coinvolti una pluralità di attori. Prima, nella mattinata del 28 febbraio, c’è stato l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha portato tra le altre cose all’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei. Poi, a stretto giro, c’è stata la reazione dell’Iran, che ha lanciato missili e droni contro Israele e le basi militari statunitensi o comunque usate dagli Stati Uniti di tantissimi paesi del Golfo e perfino europei, come Arabia Saudita, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi, Kuwait e Cipro.

Mentre il prezzo del petrolio sale per la chiusura iraniana dello Stretto di Hormuz e migliaia di persone, anche italiane, sono bloccate nei paesi del Golfo per la chiusura della spazio aereo, i bombardamenti contro l’Iran vanno avanti e non c’è chiarezza sulla durata dell’operazione israelo-statunitense. Intanto a Teheran e nelle altre strade dell’Iran in molti hanno festeggiato la morte di Khamenei, ma ci sono state anche diffuse manifestazioni di protesta contro l’intervento israelo-statunitense, che si sono estese anche al di fuori dei confini toccando paesi come la Turchia, l’Iraq, il Pakistan e anche gli Stati Uniti, dove un quarto della popolazione è contraria all’operazione militare.

Ali Khamenei, 36 anni di potere in Iran

La massima autorità dell’Iran, dal 1989, era l’ayatollah Ali Khamenei. Aveva assunto la carica di Guida suprema dopo la morte del suo predecessore, Ruhollah Khomeini, che aveva preso il potere nel paese con la rivoluzione del 1979. Questo è stato l’evento cardine della storia contemporanea dell’Iran, quello che ha segnato il passaggio dal regime laico degli scià, alleato degli Stati Uniti, al regime religioso della Repubblica Islamica dell’Iran, ostile a Washington.

A partire da quel momento l’Iran si è trasformato in una teocrazia fondata sul Corano, si è impegnato nel progressivo smantellamento di ogni influenza occidentale e ha messo da parte le frange meno radicali che avevano partecipato alla rivoluzione, tra cui anche i comunisti. Il regime ha imposto rigidi codici di comportamento e di costumi, ha ristretto notevolmente il campo dei diritti e delle libertà, soprattutto per le donne, e ha represso duramente i vari tentativi di insorgere della popolazione, come mostrano in tempi recenti le proteste dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022 e, a inizio 2026, la strage con migliaia di morti durante le manifestazioni contro la crisi economica.

I rapporti dell’Iran con gli Stati Uniti, considerati gli alleati degli scià, si sono deteriorati in modo brusco sin dal 1979 e a questo hanno contribuito anche pesanti crisi diplomatiche, come il sequestro del personale dell’ambasciata statunitense a Teheran. Negli ultimi anni è stata soprattutto la questione del nucleare a tenere banco, con gli Stati Uniti che hanno contestato il programma nucleare iraniano, accusando il paese di voler sviluppare la bomba atomica, e che hanno comminato sanzioni alternate, di tanto in tanto, a negoziazioni e accordi, l’ultimo nel 2015. Anche con Israele i rapporti sono sempre stati molto difficili per molte ragioni: la vicinanza dell’Iran al popolo palestinese, e in particolare all’organizzazione Hamas, la competizione politico-militare tra le due principali potenze del medio-oriente, ma anche le strette relazioni tra Israele e il mondo occidentale, in primis gli Stati Uniti.

Verso l’attacco israelo-statunitense

I rapporti tra l’Iran e il mondo occidentale si sono deteriorati negli ultimi anni. Già nel 2018, durante il suo primo mandato, Donald Trump aveva fermato l’accordo per il nucleare firmato tre anni prima dai due paesi. Poi a partire dal 2023, con l’inizio dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza e in parte anche in Libano, le cose sono precipitate. Oltre che di Hamas, l’Iran è alleato del gruppo libanese Hezbollah e degli Houthi dello Yemen, due entità che hanno lanciato diversi attacchi contro Israele negli ultimi due anni. A questo si sono aggiunti il fallimento dei nuovi round di negoziati sul nucleare e la repressione violenta delle proteste di inizio 2026, che hanno portato Donald Trump a prospettare più volte un intervento militare contro il regime.

In realtà una prima offensiva militare c’era già stata lo scorso giugno. Centinaia di aerei militari israeliani e statunitensi avevano bombardato siti militari e nucleari dell’Iran, uccidendo anche figure militari di rilievo del paese. Teheran aveva risposto con un fitto lancio di missili contro Israele, perlopiù intercettati dallo scudo Iron Dome. Dopo meno di due settimane si era arrivati al cessate il fuoco, ma era solo il preludio a quello che sarebbe avvenuto oggi. Da settimane in effetti gli Stati Uniti ammassavano mezzi militari nelle basi del medio-oriente e avevano raggiunto una potenza aerea ai livelli di quella dell’intervento in Iraq del 2003. Nel frattempo si erano anche intensificate le minacce da parte del presidente degli Stati Uniti, che chiedeva lo stop al programma nucleare, una riduzione dell’arsenale e della gittata dei missili balistici e la fine del sostegno a Hamas, Hezbollah e agli altri suoi alleati nella regione.

Tutto questo, insieme alla recente esperienza dell’intervento militare statunitense in Venezuela per porre fine alla presidenza di Nicolás Maduro, hanno lasciato presagire che per un’operazione militare in Iran fosse solo questione di giorni. E così è stato.

L’uccisione di Khamenei e la risposta dell’Iran

Il 28 febbraio mattina l’aviazione israeliana e quella statunitense hanno dato il via all’attacco contro l’Iran. L’offensiva è partita in un momento non casuale, e cioè quando alcune delle principali autorità del paese si trovavano insieme a una riunione. Tra queste c’era anche la guida suprema Ali Khamenei, che è rimasta uccisa.

I bombardamenti israelo-statunitensi sono andati avanti anche nelle ore e nei giorni successivi e a oggi non si sono ancora fermati. Sono stati colpiti i siti militari e del programma nucleare del paese. I raid hanno di fatto cancellato la flotta navale iraniana così come sono state uccise alcune delle figure apicali religiose, militari e politiche. Trump ha parlato di 49 leader iraniani eliminati. I bombardamenti hanno colpito anche alcune strutture civili, come ospedali e scuole. Secondo le autorità iraniane almeno 165 persone, perlopiù bambine, sono state uccise da un raid su una scuola elementare nel sud del paese, a Minab. Dopo i primi quattro giorni di attacchi il numero di decessi in Iran ha superato quota 500 persone.

La risposta dell’Iran, in questi giorni, è stata caratterizzata da un fitto lancio di missili e droni contro Israele e i paesi del Golfo dove si trovano basi militari statunitensi. Lo scudo israeliano Iron Dome non è riuscito a intercettare tutti gli attacchi e uno di questo ha colpito una sinagoga a Beit Shemesh, uccidendo nove persone. I droni hanno colpito hotel e altri edifici e infrastrutture a Dubai, Doha e nelle altre principali città della regione e sono arrivati perfino in Europa, colpendo una base britannica a Cipro. Un attacco iraniano in Kuwait ha ucciso quattro soldati statunitensi. Nel frattempo Israele ha aperto un nuovo fronte di guerra, attaccando il Libano e in particolare Hezbollah, alleato dell’Iran. I raid sono arrivati fino alla capitale Beirut e il bilancio del primo giorno di bombardamenti è di oltre 50 morti e centinaia di feriti. 

Che succede ora?

L’offensiva israelo-statunitense sull’Iran ha suscitato sentimenti contrastanti nel paese. Nella serata del 28 febbraio, dopo l’annuncio dell’uccisione dell’ayatollah Khamenei, numerose persone sono scese in strada a Teheran e nelle altre città del paese per festeggiare, tra canti, balli e slogan. Allo stesso tempo, nel paese regna anche un sentimento di paura per un’operazione militare di cui non si conosce la fine in termini temporali e che ha già causato numerose vittime civili e ci sono state anche manifestazione contro gli Stati Uniti e veglie funebri per la morte di Khamenei. Nei giorni scorsi in varie parti del mondo, dalla Turchia al Pakistan, dall’India all’Iraq, fino agli Stati Uniti, ci sono state proteste di piazza contro l’offensiva militare in Iran. Secondo i sondaggi, solo un quarto della popolazione statunitense supporta l’intervento militare nel paese.

Donald Trump ha dichiarato che l’operazione in Iran potrebbe durare circa quattro-cinque settimane, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno i mezzi per andare oltre. Sull’obiettivo finale dell’operazione inizialmento ha parlato di un cambio di regime, invocando una sollevazione popolare del paese, poi in una conferenza alla Casa Bianca del 2 marzo non ha toccato l’argomento parlando piuttosto di smantellamento della capacità missilistica e nucleare e della recisione dei legami con Hamas, Hezbollah e le altre milizie alleate nella regione. In generale, Trump ha evidenziato che l’offensiva contro l’Iran proseguirà fino a quando il paese non costituirà più una minaccia.

Gli effetti della guerra intanto si stanno facendo sentire in tutto il mondo. La chiusura dello spazio aereo sopra i paesi del golfo, attraversati e colpiti dai missili e dai droni lanciati dall’Iran per colpire le basi statunitensi ma anche con l’obiettivo di alzare la pressione sugli alleati Usa affinché invochino la fine della guerra, ha portato alla cancellazione di oltre 5mila voli, con migliaia di persone, anche italiane, bloccate negli Emirati Arabi, in Qatar e negli altri paesi della regione senza per il momento la possibilità di tornare. Un altro effetto della guerra riguarda il prezzo del petrolio, che è schizzato verso l’alto anche per effetto della chiusura da parta dell’Iran dello stretto di Hormuz, da cui passa un quinto del greggio trasportato via mare nel mondo e oltre il 30 per cento del gas naturale liquefatto. Questo porterà ad aumenti sostanziosi delle bollette, soprattutto quelle elettriche, anche perché l’Europa, Italia compresa, dopo l’inizio della guerra in Ucraina aveva sostituito le sue forniture di gas soprattutto con quello proveniente dal Qatar.

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