La prima donna eletta presidente del Nepal

Il Nepal ha eletto il nuovo presidente, il secondo dopo la fine della monarchia. È una donna, attivista per la parità, ma con qualche posizione che non soddisfa.

Il Nepal ha eletto, il 28 ottobre, il suo secondo presidente da quando il paese è diventato una repubblica democratica, nel 2008. Per la prima volta si tratta di una donna, Bidhya Devi Bhandari, 54 anni, del Partito comunista nepalese (marxista-leninista unificato) eletta grazie al voto di 327 parlamentari contro 214. Un po’ come in Italia, la figura presidenziale è più che altro simbolica visto che il potere politico è nelle mani del primo ministro, oggi ricoperto dal compagno e leader di partito Khadga Prasad Oli. Bhandari prende il posto di Ram Baran Yadav, primo presidente del Nepal eletto nel 2008 dopo la decisione del parlamento di abbandonare il regime monarchico.

Bhandari non è nuova alla politica. A partire dagli anni Ottanta si è impegnata per la parità di genere in politica contribuendo a introdurre nella nuova costituzione una quota minima di parlamentari donne (un terzo) e a far sì che la carica di presidente e quella di vicepresidente vengano divise tra un uomo e una donna. Nonostante questo, non sono mancate le critiche per la sua posizione in tema di cittadinanza. La costituzione – sostenuta dalla neopresidente – oggi rende difficile per una madre passare la cittadinanza al proprio figlio. Se il marito della donna è straniero, poi, questo deve prima prendere la cittadinanza nepalese affinché anche il figlio possa ottenerla. Al contrario un bimbo è automaticamente nepalese se lo è il padre, a prescindere dalla nazionalità della madre.

 

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Scontri tra manifestanti e polizia per le strade di Kathmandu, in Nepal © Paula Bronstein/Getty Images

 

Dopo un periodo di pausa dalla scena pubblica dovuto all’impegno politico del marito Madan Bhandari, uno dei più carismatici che il Nepal abbia mai avuto, e alla scelta di dedicarsi alla famiglia, Bidhya Devi Bhandari ha deciso di continuare la sua azione nel 1993, dopo che il marito morì in un incidente stradale le cui cause non sono mai state chiarite. Uno dei suoi prossimi compiti è cercare di riportare la tranquillità nel paese scosso da alcune proteste dovute all’adozione, a settembre, della nuova costituzione. Le minoranze etniche presenti in Nepal, infatti, non si sentono degnamente rappresentante rispetto alla maggioranza hindu e chiedono più diritti. Ad oggi sarebbero morte 40 persone negli scontri con la polizia.

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