La Tasmania toglie la protezione a 400mila ettari di foresta

La Tasmania ha revocato la legge che dava protezione a 400mila ettari di foresta primaria con la promessa di migliorare l’occupazione nell’isola.

Il governo della Tasmania, uno degli stati che compongono l’Australia, ha abrogato la legge che da quattro anni stabiliva una tregua sullo sfruttamento delle foreste dell’isola. La decisione è stata presa dopo che entrambe le camere del parlamento hanno votato per la sua revoca nella serata di martedì 2 settembre.

 

400mila ettari di foresta primaria protetta potranno ora essere sfruttati dalle compagnie che producono legname per un periodo di sei anni. La legge forestale che non c’è più prevedeva un pagamento pur di spostare l’attività delle società in altre zone ed evitare così l’abbattimento di alberi secolari.

 

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Il Partito liberale, al governo, ha vinto le elezioni quest’anno anche con la promessa di eliminare questa tregua sullo sfruttamento delle foreste sostenendo che la loro protezione abbia impedito la creazione di nuovi posti di lavoro in anni di crisi. Il primo ministro Will Hodgman ha addirittura affermato che “per più di 30 anni gli ambientalisti, con l’aiuto di verdi e laburisti, hanno progressivamente bloccato ettari su ettari di foresta produttiva, distruggendo il commercio, il lavoro e riducendo i mezzi di sostentamento delle comunità regionali”.

 

Di posizione opposta gli ambientalisti secondo i quali le foreste valgono molto di più se usate come depositi di stoccaggio della CO2, il maggior responsabile del riscaldamento globale, e come strumento per alimentare il turismo, un settore che da solo impiega circa il 15 per cento del totale della forza lavoro della Tasmania, contro lo scarso 1 per cento del settore forestale.

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