In Montana un tribunale ha fatto giustizia (climatica) ascoltando i giovani

Una giudice del Montana ha dato ragione ai 16 ragazzi tra i 5 e i 22 che avevano fatto causa allo stato per il sostegno dato ai combustibili fossili.

I ragazzi e le ragazze del Montana fanno sul serio. Lunedì una giudice della Corte distrettuale della contea di Lewis and Clark, nello stato americano, ha dato ragione ai 16 ambientalisti che alcuni mesi fa avevano portato a processo il Montana accusando i governanti di violare il loro diritto costituzionale a un ambiente pulito e salubre. Gli attivisti criticano l’operato del governatore repubblicano Greg Gianforte. Ad accogliere la loro battaglia è arrivata appena due giorni fa la prima, storica, sentenza di condanna nell’ambito di un processo di giustizia climatica che costituisce già di per sé un unicum nella storia legale Stati Uniti.

Come è iniziato lo storico processo di giustizia climatica in Montana

Il processo era iniziato lo scorso giugno in un tribunale di Helena, capitale del Montana. Davanti ai giudici si sono presentati 16 giovani attivisti residenti di età compresa tra i 5 e i 22 anni e residenti nello stato. Secondo l’accusa formale presentata dai querelanti, sostenuti da Our children’s trust, studio legale statunitense senza scopo di lucro, le politiche energetiche e ambientali portate avanti dal Montana minerebbero con il “il diritto a un ambiente pulito e salubre”, contenuto nella Costituzione dello Stato. La richiesta specifica è quella di dichiarare incostituzionale una legge statale che impedisce alle agenzie di considerare l’effetto dei gas serra quando rilasciano permessi per lo sviluppo di combustibili fossili.

Durante le due settimane di processo tenutesi a giugno, i querelanti di età compresa tra i 5 e i 22 anni portato hanno davanti alla giudice le prove di come l’aumento delle emissioni in Montana stesse causando danni tanto al territorio quanto alla salute di chi lo abita. Grace Gibson-Snyder, 19 anni, ha riportato il caso degli incendi selvaggi che colpiscono ormai regolarmente la sua città natale, Missoula.  L’atleta 15enne Mica Kantor ha raccontato come il fumo prodotto dagli incendi boschivi abbia aggravato i suoi problemi respiratori, costringendola ad utilizzare un inalatore. Tra le persone chiamate a testimoniare si è presentata anche Rikki Held, 21 anni, che nel 2020 fece causa allo stato, aprendo la strada all’approdo del caso Held vs. Montana in tribunale. Il primo a finire al cospetto di un giudice in uno stato degli Stati Uniti.

La sentenza a favore dei 16 querelanti

Lunedì 14 agosto, i giovani attivisti ambientali hanno ottenuto quella che gli esperti hanno descritto come una rivoluzionaria vittoria legale: la giudice Kathy Seeley, ha infatti ritenuto incostituzionale la politica utilizzata dal Montana nella valutazione delle richieste di permessi per i combustibili fossili, poiché “non consente di valutare gli effetti delle emissioni di gas serra”. Se sarà valida, la sentenza potrebbe costituire un importante precedente legale, anche se gli esperti hanno affermato che gli impatti immediati sono limitati e le autorità statali si sono impegnate a cercare di ribaltare la decisione in appello.

La sentenza resta comunque una prima volta che resterà nella storia legale degli Stati Uniti, segnando la prima volta che un tribunale americano si è pronunciato contro un governo per aver violato un diritto costituzionale basato sul cambiamento climatico: “Si tratta comunque di un tribunale statale, non federale, e la sentenza si basa su una costituzione statale e non sulla costituzione degli Stati Uniti, ma è ancora chiaramente una vittoria importante e rivoluzionaria per i querelanti sul clima”, ha affermato ad Associated Press Richard Lazarus, professore di legge ad Harvard.

Nella sentenza la giudice Seeley ha respinto l’argomentazione dello stato secondo cui le emissioni del Montana sono insignificanti, affermando che erano “un fattore sostanziale” nel cambiamento climatico. In effetti, questo è ciò che confermano i fatti: il Montana è quinto nella classifica degli stati americani produttori di carbone, è dodicesimo in quella dei produttori di petrolio e dal 2011 ha vietato di considerare le questioni climatiche nel rilascio di nuove concessioni di gas e petrolio. “Ogni tonnellata aggiuntiva di emissioni di gas serra aggrava le lesioni dei querelanti e rischia di causare danni climatici irreversibili”, ha scritto Seeley.

Una sentenza non basta a cambiare le politiche ambientali del Montana

Come spesso capita in questi casi, è importante non considerare la sentenza come un segno ineludibile del cambiamento imminente: “La sentenza non fornisce nulla oltre al supporto emotivo per i molti casi che cercano di stabilire un diritto di fiducia pubblica, un diritto umano o un diritto costituzionale federale” a un ambiente sano, ha affermato James Huffman, preside emerito della Lewis & Clark Law School di Portland.

Giustizia climatica
I 16 attivisti hanno raggiunto il tribunale circondati da messaggi di sostegno © Our Children’s Trust

Come già descritto, il Montana è e resta uno stato fortemente favorevole al fossile. E lo è ancora di più da quando Greg Gianforte, governatore dal 2021, lo ha ritirato dalla US Climate Alliance – una coalizione di stati che si impegnano a tagliare le emissioni – firmando due leggi per evitare la chiusura delle centrali a carbone. Ciò significa che solo attraverso un ripensamento delle politiche ambientali dello stato sarà possibile dare un seguito concreto a quanto stabilito dal tribunale. Ad oggi, infatti, pochissimi stati americani come la Pennsylvania, il Massachusetts e New York, hanno costituzioni con protezioni ambientali simili. La strada, per i combattivi giovani del Montana, è ancora lunga e dovrà necessariamente condurre ad una soluzione politica.

 

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