Mille elefanti in Tailandia rischiano la fame durante la pandemia

Durante la pandemia mille elefanti in Tailandia potrebbero morire di fame per la chiusura dei “camp” dove gli animali vengono sfruttati per il turismo.

Più di mille elefanti in Tailandia potrebbero morire di fame durante la pandemia. A causa del Covid-19 sono stati chiusi infatti i camp nei quali gli elefanti vengono addomesticati e sfruttati per il turismo. Con i visitatori che pagano per montare gli elefanti, fare il bagno con loro, dare loro da mangiare, vederli mentre si esibiscono in numeri da circo, mentre dipingono o suonano strumenti musicali con la coda.

Il lungo viaggio verso casa

Adesso, a causa del mancato introito derivante dalle visite turistiche, alcuni proprietari dei camp fanno fatica a sostenere e a sfamare gli elefanti. Animali che possono mangiare fino a 200 chilogrammi di cibo al giorno. Inoltre, poiché non possono più essere pagati, gli addestratori degli animali, chiamati mahout, insieme agli elefanti, sono stati allontanati dopo le chiusure per il coronavirus.

elefanti nei camp tailandesi
Turisti in un camp di elefanti in Tailandia. © Taylor Weidman/Getty Images

È iniziata così la migrazione. Centinaia di elefanti “senza lavoro” adesso stanno tornando a casa. Carovane di pachidermi, con ancora le catene al collo e alle zampe, trascinati dai mahout, hanno intrapreso un lungo viaggio attraverso le foreste della Tailandia settentrionale. Alcuni tra gli elefanti sono cuccioli di appena due mesi. La carovana è diretta al confine tra Tailandia e Myanmar, verso i villaggi nativi degli elefanti, nelle zone remote abitate dai karen, un gruppo etnico con una tradizione di addomesticamento degli elefanti.

Un elefante cucciolo con il suo mahout in una zona urbana in Tailandia. © Paula Bronstein/Getty Images

È un viaggio di incertezze: nessuna ancora sa cosa accadrà quando i camp potranno riaprire. Gli elefanti torneranno “al lavoro”? I camp sopravvivranno alle chiusure? Secondo il fondatore di Save elephant foundation, Saengduean Chailert, il piano per “riportare a casa gli elefanti disoccupati” è stato avviato in risposta ai numerosi appelli dei proprietari dei camp. Questi ultimi esistono da decenni e per anni hanno avuto ampia diffusione e popolarità tra i turisti, nonostante gli allarmi lanciati per la tutela dei diritti degli animali. Animali che, in queste strutture, vengono sfruttati e, spesso, maltrattati.

Il destino degli elefanti dopo il coronavirus

Per aiutarli, la Save elephant foundation ha lanciato un progetto per sostenere i mahout nella coltivazione del cibo, invitando i proprietari di terreni in varie province della Tailandia ad affittare appezzamenti di terra a basso costo. Allo stesso tempo, la fondazione sta anche lavorando con le comunità etniche karen per ricostruire l’ambiente naturale degli elefanti e bonificare le aree disboscate.

Save elephant foundation spera che questo possa portare gli elefanti in cattività a vivere in un habitat naturale, restituendo loro un futuro più dignitoso dopo la crisi.

Elefanti tenuti per intrattenere i turisti in Tailandia. © Brent Lewin/Getty Images

A volte, infatti, nei camp vengono utilizzati metodi particolarmente duri per addestrare gli elefanti. La tecnica viene definita crushing, “schiacciamento”, poiché gli animali sono sottoposti a pratiche di paura e dolore, come le percosse, per costringerli ad obbedire ai comandi dei mahout.

Tuttavia, la crisi del coronavirus ha portato anche qualche buona notizia: alcuni proprietari hanno già deciso di rimuovere definitivamente i  “sedili” dal dorso degli elefanti. Una volta riaperti i camp, dunque, gli animali non dovranno più essere montati.

Più elefanti in cattività che in natura in Tailandia

Si stima che siano circa 45mila i pachidermi in Bangladesh, Bhutan, Cambogia, Cina, India (qui se ne concentra circa la metà), Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Nepal, Sri Lanka, Tailandia e Vietnam. Ma la Tailandia è l’unico paese tra questi ad avere più elefanti in cattività che in natura.

Cucciolo di elefante in un camp. © Allison Joyce/Getty Images

Fino al 1989, nella nazione asiatica gli elefanti in cattività venivano sfruttati per trasportare il legname nella giungla. Dopo che il governo ha vietato il disboscamento a scopo commerciale, questa attività è diventata illecita e molti elefanti sono diventati un’attrazione turistica. Negli ultimi 30 anni, in tutta la Tailandia sono stati aperti diversi camp, molti dei quali (circa 90) si trovano a Chiang Mai, polo turistico della regione settentrionale: qui si concentrano almeno 900 elefanti. In tutto il paese, se ne contano circa quattromila addomesticati, molti dei quali sfruttati proprio per l’intrattenimento dei turisti.

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