Diritti umani

Libia, esecuzioni sommarie di civili a Sirte. Crimini di guerra per l’Onu

Processi sommari, esecuzioni, spie, uomini frustati perché ascoltano musica. L’inferno di Sirte, in Libia, città in mano all’Isis.

Non meno di quarantanove persone sono state assassinate dal gruppo Stato Islamico nella città di Sirte, in Libia, dallo scorso mese di febbraio. A rivelarlo è l’organizzazione non governativa Human Rights Watch (Hrw), secondo la quale le vittime sarebbero state decapitate o fucilate perché ritenute spie o per blasfemia.

https://www.youtube.com/watch?v=jJniKFXUh7E

Rastrellamenti notturni, esecuzioni pubbliche

Le informazioni sono state raccolte grazie alle testimonianze di un gruppo di persone che hanno abbandonato la città, rifugiandosi a Misurata. “La popolazione – indica Hrw in un rapporto – parla di scene orribili, di decapitazioni pubbliche, di corpi lasciati appesi come fossero crocifissi e di rastrellamenti effettuati in piena notte. La ‘polizia della moralità’ pattuglia le strade, aiutata da alcuni informatori, minacciando e frustando chi fuma, chi ascolta della musica o le donne che non portano l’abaya nero (una lunga tunica che copre completamente il corpo, ndr)”.

 

 

L’associazione umanitaria sottolinea che le esecuzioni sono state effettuate “al termine di processi a porte chiuse, senza il neppur minimo rispetto delle norme internazionali”. Anche nel corso di una guerra, infatti, “l’uccisione di civili, di feriti o di prigionieri, effettuata da parte dei membri di una delle fazioni in conflitto, rappresenta un crimine. Esattamente come l’esecuzione di persone che non siano state sottoposte ad un processo regolare di fronte ad un tribunale ordinario”.

 

Libia Human Rights Watch Isis
Un cartello nel quale l’Isis spiega qual è la tenuta imposta a tutte le donne. L’immagine è stata diffusa dal gruppo attraverso internet ed è stata rilanciata sul sito della Ong Human Rights Watch

 

“Mancano medici, farmaci, generi alimentari”

Ma non è tutto. Secondo Human Rights Watch, che cita fonti locali, i combattenti dell’Isis – tra tre e cinquemila, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale – hanno anche “rapito e fatto sparire decine di miliziani libici”, distrutto le case di coloro che considerano nemici e ordinato la chiusura dei negozi che vendono abbigliamento intimo o occidentale. Ancor più grave, i membri del gruppo islamico ultra-radicale confiscano cibo e medicinali alla popolazione, assieme a carburanti e denaro.

 

Di conseguenza, ormai ben due terzi degli abitanti di Sirte sono fuggiti dalla città. Chi è rimasto, “vive nella paura”, racconta Ahlam, un ragazzo di trent’anni: “Non ci sono più negozi di generi alimentari, l’ospedale è privo di medici e di infermieri, i farmaci sono introvabili. Ad ogni angolo di ogni strada ci sono delle spie. La maggior parte della gente è scappata. Rimaniamo noi, che non abbiamo abbastanza soldi per andarcene”.

 

Immagine di apertura: ©Majid Saeedi/Getty Images

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