Antonio Ligabue a Genova, in mostra le opere dell’uomo sventurato divenuto pittore quasi per caso

La natura, gli animali e gli autoritratti del pittore Antonio Ligabue a Genova, in mostra a Palazzo Ducale. Il pittore che si è trovato a diventare artista quasi per caso e nelle sue opere descrive il suo disagio esistenziale.

Un artista diverso dagli altri, la cui vita personale si è da sempre fusa indissolubilmente con la creazione artistica, le opere Antonio Ligabue (1899-1965) sono esposte al Palazzo Ducale di Genova dal 3 marzo al primo luglio. 80 opere che rappresentano da una parte il suo mondo fatto di animali conosciuti e altri solo immaginati, dall’altra gli autoritratti che svelano il suo dramma interiore. La storia di un uomo dalla vita difficile e dall’arte dal tratto tanto acerbo, quanto unico.

Antonio Ligabue a Genova, l’espressionista tragico

Siamo alla quinta grande mostra dedicata a questo artista: come le precedenti – quelle di Gualtieri (2015), di Palermo e di Roma (2016), e di Pavia (2017) – lo scopo è continuare il processo di affermazione di Ligabue, un pittore che ha una storia e una genesi artistica del tutto particolare. Un uomo che si è trovato a dipingere quasi per caso, senza averlo voluto o programmato ma che, avendo scoperto la sua predisposizione, ha coltivato il suo genio sino alla morte.

A Palazzo Ducale di Genova, grazie alle tele più rappresentative, ma anche con i meno noti disegni e sculture, si cerca di tracciare chiaramente il profilo del pittore e i suoi temi. Ligabue è noto per le rappresentazioni della natura, quella che ben conosceva perché è in campagna e nei pressi del Po che ha abitato, ma anche per un mondo animale di cui con tutta probabilità non ha mai avuto una conoscenza diretta. Tra gli animali abitatori delle foreste e delle savane si trovano infatti alcuni dei maggiori capolavori dell’artista, come Tigre realerealizzato nel 1941 quando Ligabue era ricoverato nell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia; tra quelli delle campagne, le due versioni di Cani da caccia con paesaggio.

Non mancano altri straordinari dipinti, dai paesaggi bucolici alla Carrozzella con cavalli e paesaggio svizzero ad alcune versioni delle Lotta di galli, ad Aquila con volpe della fine degli anni Quaranta, alla Vedova nera con volatile e alla Testa di tigre della metà degli anni Cinquanta, fino alla Crocifissione. A queste tele “di natura” si affianca poi l’impressionante galleria di autoritratti, come i dolenti Autoritratto con berretto da motociclista del 1954-55 e Autoritratto del 1957 che sono una chiara manifestazione del disagio psichico del pittore.

Antonio Ligabue, Autoritratto con berretto da motociclista
Antonio Ligabue, Autoritratto con berretto da motociclista, s.d. (1954-1955), olio su tavola di faesite, 80 x 70 cm, Gualtieri (Reggio Emilia), collezione privata

La vita tragica di Antonio Ligabue

Antonio Ligabue nasce a Zurigo nel 1899 e la sua vita è da subito difficile: il padre è ignoto e la madre, che non è in grado di occuparsene, lo affida a un’altra famiglia. Ha problemi a scuola e anche la famiglia che lo tiene con sé lo considera strano tanto da richiederne il ricovero in un ospedale psichiatrico. E non sarà l’unica volta.

Quando arriva in Italia, a Gualtieri, senza conoscere la lingua, per vivere trova lavoro come scariolante sulle rive del Po. È nel 1928 che per caso avviene l’incontro con Renato Marino Mazzacurati che è in grado di intravedere la sua arte, ancora genuina, e insegnarli l’uso dei colori a olio guidandolo verso la piena valorizzazione del suo talento. In quegli anni si dedica completamente alla pittura, continuando a vagare senza meta lungo il fiume Po. Nel 1955 tiene la prima mostra personale a Gonzaga in occasione della Fiera millenaria; nel 1961 un’esposizione a Roma, alla Galleria La Barcaccia, finalmente rende almeno in parte merito a Ligabue pittore. Fino ad allora, la sua intensa attività artistica era stata spesso incompresa e addirittura derisa. Tra le antologiche più recenti c’è quella, con quasi duecento opere, tenuta nel 2005 a Palazzo Magnani di Reggio Emilia e a Palazzo Bentivoglio di Gualtieri in occasione del quarantesimo anniversario della sua scomparsa che avviene nel 1965.

La vita del pittore e la sua triste storia di emarginazione, solitudine e disagio psicologico hanno suscitato l’interesse non solo dei critici d’arte ma anche di altri mondi, come quello del cinema, e nel 1977 è stato realizzato uno sceneggiato televisivo, Ligabue, diretto da Salvatore Nocita e trasmesso in tre puntate sul primo canale nazionale. Il pittore è impersonato dall’attore Flavio Bucci che per questa interpretazione è stato anche premiato.

La mostra Ligabue alla Loggia degli abati di Palazzo Ducale a Genova è aperta da martedì a domenica, dalle ore 10:00 alle 19:00. Il biglietto costa 11 euro.

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