Perché Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta ad Auschwitz, vive sotto scorta

La senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla deportazione ad Auschwitz da bambina, riceve 200 messaggi di odio e di minacce al giorno per i suoi racconti sulla Shoah: da oggi, per decisione della prefettura di Milano, andrà in giro con due uomini di scorta.

Liliana Segre, senatrice a vita, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, prima firmataria della mozione per l’istituzione di una commissione parlamentare contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo, da oggi in poi sarà scortata in ogni suo spostamento da due carabinieri. La decisione è stata presa dalla prefettura di Milano che ha ritenuto che Segre possa essere in pericolo a causa delle ripetute e quotidiane minacce ricevute via web e da un recente striscione esposto contro di lei dal gruppo di estrema destra di Forza Nuova.

Giovedì mattina Liliana Segre si è presentata per la prima volta a un appuntamento pubblico, una mostra allestita nel museo del Teatro La Scala di Milano, accompagnata da due uomini in divisa, e prudentemente si è guardata dal commentare la novità. Suo figlio, l’avvocato Luciano Belli Paci, in una intervista ha però ammesso che “adesso ci sentiamo più sicuri”.

La scorta a Liliana Segre è una sconfitta per tutti

La notizia è di quelle che sono destinate a lasciare amareggiata, più che sicura, l’opinione pubblica: alle soglie del terzo decennio del ventunesimo, a oltre 70 anni dalla fine degli orrori della seconda guerra mondiale, spira ancora e di nuovo il vento dell’antisemitismo. “È triste che una persona di questa età, e sopravvissuta all’orrore nazifascista, sia in questi anni e in questo Paese minacciata. Si tratta però di un presidio necessario, perché deve continuare il suo impegno in qualsiasi piazza e sede”, commenta la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni.

Proprio oggi, alla Camera dei deputati, il presidente Roberto Fico aveva in programma un incontro con l’ambasciatore israeliano in Italia, Dror Eydar: entrambi hanno commentato l’accaduto con toni molto preoccupati: il diplomatico, a nome del proprio paese, ha espresso “sgomento per la notizia della scorta. A lei la nostra solidarietà e il ringraziamento per l’impegno contro l’odio razziale. Una sopravvissuta di 89 anni sotto scorta simboleggia il pericolo che corrono le comunità ebraiche ancora oggi in Europa”. Per Fico si tratta “di una sconfitta per tutti noi”.

Segre, perseguitata sin da bambina

Liliana Segre è nata a Milano nel 1930 in una famiglia ebrea laica, a 8 anni dovette abbandonare la scuola in seguito all’entrata in vigore delle leggi razziali nel 1938. Nel 1944, in piena guerra, viene deportata ad Auschwitz insieme al padre, che lì verrà ucciso. Lei verrà trasferita invece in altri due campi di concentramento in Germania prima di essere liberata, insieme ad altre pochissime sopravvissute, dall’esercito sovietico nel 1945. I suoi racconti e le sue esperienze sono raccolte in diversi libri di cui è stata coautrice, tutti usciti a partire dagli anni Novanta al termine di una lunghissima elaborazione personale, e anche nello spettacolo teatrale Come un ermellino nel fango.

Recentemente Segre, citando dati dell’Osservatorio sull’antisemitismo attivo presso la Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) ha rivelato di ricevere circa 200 messaggi d’odio e di minaccia al giorno attraverso i social network. Lei stessa si è fatta promotrice in Senato di una mozione per l’istituzione di una commissione parlamentare sull’odio, il razzismo e l’antisemitismo, che la scorsa settimana è stata approvata ma senza i voti di tutti i partiti di centrodestra: in particolare, aveva fatto notizia la decisione di non unirsi nemmeno all’applauso tributato dall’aula di Palazzo Madama alla senatrice Segre alla fine della votazione. L’ultimo episodio legato risale al 5 novembre, quando Forza Nuova aveva contestato con uno striscione (“Sala ordina, l’antifà agisce, il popolo subisce”) la decisione del sindaco di Milano Beppe Sala di partecipare a un incontro con gli studenti sulla Shoah.

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