Spazio dell’ascolto: cos’è il magico luogo dove il tempo si ferma

L’incontro autentico, soddisfacente e arricchente per tutti gli interlocutori, avviene solo quando lo spazio dell’ascolto è un luogo fertile e accogliente

Nella società contemporanea, ritmata su frequenze sempre più incalzanti, si sta perdendo sempre di più la dimensione dell’incontro autentico e dell’ascolto. Un dimensione di totale apertura e disponibilità reciproca in cui non è l’orologio a quantificare la durata dell’incontro, ma il reale bisogno e desiderio di comunicazione delle persone coinvolte.

Quante volte rispondiamo frettolosamente agli amici incontrati telefonicamente o anche personalmente perché stiamo andando da qualche parte o dobbiamo fare qualche cosa d’altro? Sempre più spesso, vero?

Occorre abituarsi allo spazio dell’ascolto

E anche quando il tempo ci sarebbe, è l’abitudine a “esserci davvero” con gli altri, che si sta perdendo. Perché fino a quando l’attenzione rimane tutta incentrata su noi stessi, fagocitata dall’incessante brusio della mente che “salta da una parte all’altra come una scimmia impazzita” – specifica la tradizione filosofica indiana – non c’è veramente lo spazio per sentire il mondo dell’altro. La comunicazione si fa allora superficiale, banale, legata alla contingenza, senza arricchire nessuno degli interlocutori: lo spazio dell’ascolto è sterile.

Ma quando succede, casualmente o intenzionalmente, che uno dei due interlocutori si apre all’altro, ecco che qualche cosa “succede”. Nello spazio dell’ascolto il tempo si ferma, non è più l’orologio esterno a fare da tiranno e a misurare la durata dell’incontro, ma è un tempo interiore, soggettivo, per cui pochi istanti possono durare un’eternità, o un tempo molto lungo passare in un batter d’occhio. Quando due, o più, persone lasciano momentaneamente da parte la maschera sociale, infrangono i limiti imposto dal loro ruolo, e si aprono a un dialogo più autentico, e mettono in gioco qualche cosa di più vero di se stessi, si crea uno spazio magico che rende tutti più ricchi nella loro umanità, sia chi parla, sia chi ascolta.

Lo spazio dell’ascolto è l’unico luogo di crescita personale

Non a caso molte nuove correnti della psicologia considerano l’ascolto l’unica “tecnica” veramente necessaria alla crescita personale. Perché nell’ascolto dell’altro sono impliciti rispetto e fiducia, che vengono colti subliminalmente, e hanno un effetto molto più potente di un eventuale consiglio che, pur se sensato, toglie a chi parla la possibilità di essere protagonista in quel momento.

Offrendo a qualcuno l’opportunità di parare di sé o di un suo problema, gli permettiamo di rivedere la stessa situazione descritta, anche da un altro punto di vista. È proprio nello spazio dell’ascolto, fatto più di presenza che di parole, che possono sorgere intuizioni importanti, maturare soluzioni prima insospettate, e sprigionarsi il calore umano e il conforto così preziosi, sempre e comunque, per ogni singolo essere umano.

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