Madredeus – L’amore, il mare e la saudade

Madredeus…narra la leggenda che per evitare i rumori, i musicisti suonano scalzi, con dei cuscini sotto i piedi, e si interrompono quando nella via passa un tram…

Partiamo dal nome: Madredeus, contrazione di Madre de Deus, il
nome del convento, ora teatro, in cui furono registrati i loro
primi passi musicali, ma anche il nome di uno dei tram che
attraversano Lisbona, il cui capolinea è proprio alla chiesa
Madre de Deus.

La storia inizia nell’estate del 1985, quando due bassisti,
Pedro Ayres Magalhães e Rodrigo Leão, desiderando
uscire dagli schemi della musica pop portoghese cominciano a
comporre brani per due chitarre acustiche. Gabriel Gomes,
fisarmonicista, si unisce a queste sessioni improvvisate.

Un anno dopo entra nel gruppo il violoncellista, Francisco
Ribeiro. Manca ancora una voce all’altezza, nonostante siano state
fatte diverse audizioni.

Durante una nottata per i bar del Barrio Alto di Lisbona,
Leão e Gomes sono attratti dalla voce di una ragazza che
sta cantando canzoni di fado con un gruppo di amici. È la
giovanissima Maria Teresa Salgueiro, che diventerà la voce e
l’anima dei Madredeus.

Iniziano così a provare, spesso di notte, nel teatro
dell’antico convento della Madre de Deus, nella zona orientale di
Lisbona, un po’ per necessità e un po’ entusiasti
dall’acustica di quell’ambiente, che ben presto diventa un punto
d’aggregazione e di sperimentazione per i giovani artisti
lusitani.

Siamo nel 1987 e il loro nome (appena nato) comincia a
circolare, insieme ai primi demo, inviati alle case discografiche e
incisi con appena due piste, dal vivo, davanti ad alcuni
invitati.

Narra la leggenda che per evitare i rumori, i musicisti suonano
scalzi, con dei cuscini sotto i piedi, e si interrompono quando
nella via passa un tram.

E ha quasi un’aura di favola anche il primo concerto a Lisbona,
durante il quale un black out costringe il gruppo a continuare
senza alcuna forma di amplificazione, obbligando i 1500 presenti ad
uno sforzo d’attenzione altrimenti impensabile, che regala brividi
insperati.

Gli arrangiamenti sono ispirati alla tradizione della musica
popolare portoghese: il Fado. Le canzoni vengono create con calma e
nei concerti si cerca ridurre la tensione esistente negli
ascoltatori e nei musicisti.

Il primo album – Dicembre 1987 – è Os Dias de Madredeus e
diventa subito molto popolare. Tanto che i Madredeus cominciano ad
essere insistentemente richiesti per concerti dal vivo in varie
città portoghesi, più qualche occasionale tappa
estera, come Bologna, dove, nel dicembre ’88, sono ospiti della
Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo.

Nel 1989 arrivano addirittura in Corea del Nord per esibirsi nel
Festival della gioventú a Pyongyang.

Il secondo album è Existir, del 1990. I concerti e la
fama continuano, pian piano, a diffondersi. Nel ’91 registrano
anche il doppio album dal vivo Lisboa (pubblicato l’anno dopo), cui
partecipa anche un coro di ottanta voci.
Il 1992 li vede impegnati più all’estero che in patria. Idem
nel 1993.

La EMI decide di lanciare i Madredeus nel circuito discografico
internazionale.

Nel 1994 Magalhães entra in contatto col regista tedesco
Wim Wenders, che sta preparando un film su Lisbona (quell’anno
capitale europea della cultura), e vuole utilizzare alcune canzoni
dei Madredeus nella colonna sonora, che così volano in
Inghilterra, dove prendono forma i brani del nuovo album.

Nasce così l’idea di creare musiche originali per il film
di Wenders e di dare al gruppo un ruolo all’interno del film.

Alla fine invece di un album, ne hanno fatti due: “O
Espírito da Paz” e “Ainda”. Quest’ultimo viene pubblicato un
anno dopo, nel 1995, in concomitanza con l’uscita di “Lisbon
Story”. È la consacrazione internazionale, il grande salto
dei Madredeus. Arrivano i primi concerti negli Stati Uniti, ma
inizia a emergere anche qualche tensione e stanchezza, tanto che
nel 1996 decidono di prendersi un periodo sabbatico al termine del
quale escono dal gruppo Gomes e Ribeiro, mentre fa il suo ingresso
il bassista Fernando Júdice.

Nell’estate del ’97 vengono in Italia per registrare un nuovo
album: “O Paraíso”.

Si tratta di un disco privo di parentesi strumentali in cui le
atmosfere diventano più solari e un po’ più lontane
dal Fado tradizionale, visto anche l’uso delle tastiere (non
contemplate dall’ortodossia fadista). La voce di Teresa in molti
brani è come sempre drammatica, ma le parti strumentali si
sono addolcite. I suoni delle chitarre sono più netti.
Insomma, musica per chitarre e voce, arricchita da alcuni “aromi”
originati dagli altri strumenti.

Del 1998 è il disco O Porto, registrazione di un concerto
tenuto nell’omonima città lusitana. Del 2000 è la
raccolta Antologia, che contiene alcuni dei loro classici oltre a
quelli di Ainda.

Nel 2001 i Madredeus pubblicano Movimento, un album raffinato ed
etereo, ma forse non altezza delle aspettative. Sempre meno fado e
sempre più incline a una singolare new age per chitarra e
sintetizzatore. E anche la voce di Teresa Salgueiro suona adesso
più fioca e controllata. La vocalist ritrova verve e
passione in pezzi malinconici come “Afinal”, “O labirinto parado”,
oppure nei vocalizzi inconsueti di “Vozes no mar”. Ma il tono
generale del disco è piuttosto monotono. Nonostante
ciò, i Madredeus sanno ancora incantare le platee mondiali,
con i loro concerti da tutto esaurito.

Del 2002 è un disco molto interessante, Electronico, in
cui la band ha regalato a diversi dj e musicisti 13 brani da
manipolare, per un incantevole equilibrio tra ritmiche elettroniche
e suoni tradizionali. Chi è amante del genere chill out
vedrà in questo disco motivi validi da inserire nelle varie
“Cafè del mar”, “Costes” o “Buddha bar”. Tra i
“manipolatori” citiamo Craig Armstrong e i francesi
Télepopmusik.

Nel 2004 arriva Um Amor Infinito, un progetto avvolto di
“saudade”, sentimento che accomuna portoghesi e brasiliani, e
difatti il disco negli arrangiamenti sa molto di Brasile.

A febbraio 2005 è uscito Faluas do Tejo, album dedicato
alla città di Lisbona. Le “faluas” erano le barche a vela
che attraversavano il fiume Tago trasportando la gente da una riva
all’altra fino più o meno agli anni ’50. Oggi non ci sono
quasi più, vengono usate solo per i turisti.

Come ci ha detto Pedro Ayres Magalhães, i tre temi
principali delle canzoni dei Madredeus sono l’amore, il mare e la
saudade, e più in generale la vita spirituale dell’uomo,
fatta di una riflessione sui suoi ricordi, sul suo presente e sul
suo bisogno di libertà.

L’ultimo disco pubblicato dal gruppo è Obrigado, del
2006.

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