Marina Silva de Souza, la speranza per l’Amazzonia

Marina Silva de Souza, ambientalista militante e simbolo della battagli in difesa dell’Amazzonia, è stata nominata nuovo Ministro dell’ambiente brasiliano.

Dal 27 ottobre di quest’anno, per la prima volta dopo il golpe
militare del ’64, il Brasile ha un governo di sinistra. E
un’eredità che pesa come un macigno: una popolazione
sostanzialmente analfabeta, una riforma agraria mai attuata con il
40 per cento della superficie agricola in mano di pochi
latifondisti. Un quadro economico a dir poco disastroso, un debito
estero di oltre 230 miliardi di dollari, un elevato tasso di
disoccupazione e una povertà dilagante, forme perverse di
distribuzione dei redditi con indici altissimi di corruzione
istituzionalizzata.
Come se ciò non bastasse a rendere il suo mandato ancora
più difficile e impegnativo, il nuovo presidente Ignacio da
Silva, detto Lula, dovrà vedersela con una lunga lista di
emergenze ambientali. E dovrà soprattutto impegnarsi per
assicurare un futuro possibile all’Amazzonia, il più grande
ecosistema vivente. Per questo non ha avuto dubbi sulla scelta di
Marina Silva de Souza a ministro dell’ambiente, un nome famoso in
Brasile e fuori dei confini nazionali, un simbolo della battaglia
sociale e ambientale per l’Amazzonia.

Già senatrice nel Partido dos Trabalhadores (Pt) e leader
del movimento per la tutela dell’ambiente e delle risorse naturali,
Marina Silva de Souza non ha mai nascosto le preoccupazioni
strettamente ambientali del suo paese. E’figlia di raccoglitori di
caucciù ed era legata da un’amicizia profonda con Chico
Mendez, leader del movimento dei seringueiros ucciso nel 1988, con
il quale ha condiviso l’impegno per la giustizia e storie di lotta
e di riscatto. Nel 1999 è riuscita a convincere e a fare
approvare dal presidente neoliberista uscente Fernando Cardoso il
programma Amazonia Solidale. Era un progetto per lo stanziamento di
9 milioni di dollari (erogati però solo in minima parte) da
destinare ai seringueiros, per raggiungere alcuni obiettivi
essenziali, dall’insediamento di migliaia di famiglie a progetti di
coltivazioni agricole, dalla formazione all’assistenza sanitaria,
scolastica e sociale.

Per Marina Silva lo sfruttamento selvaggio della foresta amazzonica
rappresenta una priorità nel programma del nuovo esecutivo,
considerato che il polmone verde del pianeta rischia di perdere nel
prossimo ventennio oltre 250.000 chilometri quadrati. Questo anche
a causa del progetto “Avanca Brasil”, il controverso piano di
investimenti in infrastrutture e impianti produttivi nel cuore
dell’Amazzonia, promosso due anni fa da Cardoso. Una sfida quindi
quella di Marina Silva che già si profila dura e difficile:
l’attuazione della riforma agraria e di nuovi modelli di sviluppo
ecologicamente sostenibili per l’Amazzonia, che siano nel rispetto
delle comunità tradizionali (indigene, fluviali, agricole,
estrattiviste), partendo da un progetto di mappatura dell’Amazzonia
e dalla riformulazione del piano “Avanca Brasil”. Prima che sia
troppo tardi.

Maurizio Torretti

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