Ogm

Manipolazioni di informazioni sul mais geneticamente modificato

Il sito del Cnr, nella sua rubrica “Pillole di scienza” riporta i risultati di uno studio tedesco, su un mais vecchio di 4000 anni. E fa equivalere l’antica pratica di selezionare le variet

Ogm

La notizia dal titolo
“Mais geneticamente modificato già 4 mila anni fa”

è esempio della più grave disinformazione che oggi si
possa proporre all’opinione pubblica. Che sia il CNR a pubblicarla
ci lascia veramente perplessi e ci costringe a riflettere su quale
sia il ruolo sociale che oggi hanno assunto gli ambienti
scientifici ufficiali.
Non credo che occorra avere una laurea in biologia o essere
genetisti per rendersi conto, leggendo l’articolo sopracitato, che
si vuole spacciare per modifica genetica quella che è una
semplice e classica selezione genetica, in uso da quando l’uomo si
è dedicato all’agricoltura.
Tutti sanno infatti che la selezione è sempre servita a
migliorare la qualità e la quantità della produzione
agricola e che “incroci e coltivazione selettiva” a hanno a che
vedere con il termine “manipolazione genetica”. Incroci e
coltivazione selettiva si servono, sì, dell’intervento umano
sulla riproduzione delle piante, ma questo intervento non fa che
indirizzare, magari forzare, dei processi naturali, dei processi
che possono avvenire spontaneamente in natura, privilegiando
eventualmente la pianta che ha una determinata caratteristica
genetica rispetto ad un’altra che non la ha.
Totalmente diverso è l’uso attuale della modifica genetica
di una pianta, in cui avviene l’immissione nel genoma di un gene
estraneo, che mai vi si sarebbe potuto trovare, perché
prelevato da organismo totalmente diverso (talvolta appartenente ad
un regno diverso, come nel caso del mais Bt, nel quale si introduce
il gene di un batterio). La modifica supera i confini tra le specie
e in questo senso costituisce un pericolo per gli ambienti
naturali, gli ecosistemi, la salute.
Questo equivoco, che equivoco non è, ma piuttosto
“manipolazione dell’informazione” nasce probabilmente dalla crisi
economica in cui si trovano le industrie biotech, o “life science
industries”… che hanno investito capitali immensi nelle
agrobiotecnologie e che vedono adesso il mondo intero, paese dopo
paese, schierarsi contro gli Ogm. Con grave danno per quei paesi
che, forti del loro maggiore potere, hanno creduto di poter avere,
attraverso gli Ogm, il controllo globale della produzione
alimentare.
Il più recente colpo di grazia agli investimenti delle
multinazionali è infatti stato dato dal risultato dello
studio sugli Ogm fatto fare dal Governo inglese alla Royal Society,
studio che ha messo in evidenza non pochi rischi. Per non parlare
del danno che deriverà, sempre ai loro investimenti, dalla
legislazione europea, che dopo avere regolamentato etichettatura e
tracciabilità, dovrà consentire la libera
coltivazione di prodotti tradizionali e biologici, in altre parole
dovrà consentire la famosa coesistenza e dovrà
dunque, prima o poi, (per ora si nasconde dietro al “ogni Stato
Membro si dia le proprie regole di coesistenza”) riconoscere che
Ogm e coesistenza sono incompatibili. E, poiché il desiderio
del 90% dei cittadini europei è di NON nutrirsi con cibo
transgenico, dovrà abolire gli Ogm!
Tanto più che è sempre più evidente il fatto
che, esclusi i possessori dei brevetti, non vi è nessuno a
cui gli Ogm portino il benchè minimo vantaggio.

Fabrizia Pratesi de Ferrariis
Fondatrice di Equivita, comitato per una scienza responsabile

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