Migranti, a Catania scese tutte le persone a bordo delle navi ong

A Catania e Reggio Calabria autorizzato lo sbarco di tutti migranti da Humanity 1, Geo Barents e Rise Above. Ocean Viking verso Marsiglia.

  • Sabato a Catania sono sbarcati dalla Humanity 146 migranti tra donne, bambini e persone fragili: altri 34 sono ancora a bordo.
  • Domenica è toccato alla Geo Barents: 358 sono scesi subito, altri 212 solamente martedì sera, dopo lunghe ispezioni.
  • La Rise Above è approdata a Reggio Calabria, resta in mare la Ocean Viking.

Aggiornamento del 9 novembre alle 9:00. La Ocean Viking, ultima delle quattro navi di ong ad essere rimasta in navigazione nel Mediterraneo, si sta dirigendo verso Marsiglia, dopo che la Francia ha annunciato la disponibilità ad accogliere i migranti a bordo della nave, che batte bandiera francese essendo di Sos Mediterranee.

“Esprimiamo il nostro sentito apprezzamento per la decisione della Francia di condividere la responsabilità dell’emergenza migratoria, fino ad oggi rimasta sulle spalle dell’Italia e di pochi altri stati del Mediterraneo, aprendo i porti alla nave Ocean Viking” hanno fatto sapere da Palazzo Chigi.

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Aggiornamento dell’8 novembre alle 19:30.  Dopo lunghe ore di ispezione medica, a tutti i 212 migranti rimasti sulla nave Geobarents  nel porto di Catania è stata data l’autorizzazione a scendere. La nave di Medici senza frontiere era in porto da domenica pomeriggio, ma inizialmente era stato concesso lo sbarco solo a donne, minori e persone in condizioni di salute precaria dopo i lunghi giorni passati in mare. Salgono così a 805 i migranti sbarcati da sabato, dalle navi Humanity 1 e Geo Barents, a Catania, e Rise Above, a Reggio Calabria. 

A seguire, anche gli ultimi 34 a bordo della Humanity 1 hanno ricevuto il permesso di sbarcare. A Catania, finalmente, non ci sono più migranti ancora a bordo delle navi ormeggiate in porto.
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La nave Rise Above è sbarcata al porto di Reggio Calabria, e tutti gli 89 migranti che erano a bordo dell’imbarcazione della ong sono stati fatti scendere. Questo perché, a differenza delle navi sbarcate nei giorni scorsi a Catania, quella della Mission Lifeline international è stata riconosciuta dalle istituzioni come una operazione Sar (search and rescue) avvenuta in acque italiane. Sale così a 593 il numero di migranti sbarcati in pochi giorni dalle navi delle organizzazioni non governative, con le quali il nuovo governo italiano ha instaurato un duro braccio di ferro, mentre continuano ininterrotti gli sbarchi autonomi, a Lampedusa, sulle coste della Sicilia e su quelle della Calabria.

Tra sabato e domenica, al porto di Catania, sono sbarcati 504 migranti che erano a bordo di due navi, la Humanity 1 della ong Sos-Humanity e la Geo Barents di Medici senza Frontiere. Altri 248 sono però ancora a bordo delle due imbarcazioni: sono loro il “carico residuale” dello “sbarco selettivo” stabilito dalle autorità italiane, secondo le locuzioni che, secondo Mediterranea, sarebbero state utilizzate dal nuovo ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il cui primo atto appena insediato al Viminale è stato quello di firmare un’ordinanza che vietava lo sbarco a navi di organizzazioni non governative battenti bandiere straniere.

La Humanity 1 al porto di Catania
La Humanity 1 al porto di Catania © Max Cavallari / SOS Humanity

Una decisione soltanto parzialmente ritrattata, anche dopo alcune pressioni internazionale, per consentire lo sbarco di minori, donne e persone in particolari condizioni di fragilità.

"Uscire dalle acque territoriali con il carico residuale"Si sta parlando di merce? No, si sta parlando di esseri…

Posted by Mediterranea Saving Humans on Sunday, November 6, 2022

La vicenda della Humanity 1

La prima nave a ottenere l’autorizzazione a ormeggiare a Catania, nel molo di Levante, è stata la Humanity 1, entrata sabato notte nel porto di Catania a causa delle condizioni meteo avverse, con a bordo 179 persone salvate in mare. In 146 sono stati sbarcare dalle autorità italiane, donne, bambini e persone in condizioni di salute precarie dopo le oltre due settimane di navigazione e 21 richieste alle autorità competenti puntualmente negate. Gli altri 34, dopo le ispezioni di rito, non hanno ricevuto il permesso di sbarcare: per loro l’agonia continua.

Venerdì sera, il capitano di Humanity 1 aveva ricevuto una lettera firmata dai ministri dell’Interno (Matteo Piantedosi), della Difesa (Guido Crosetto) e delle Infrastrutture e dei trasporti (Matteo Salvini) che vietava alla Humanity 1 di rimanere nelle acque territoriali italiane più a lungo di quanto “necessario per le operazioni di soccorso e soccorso a persone in difficoltà e in condizioni di salute precarie”. La Humanity 1 però dopo lo sbarco ha rifiutato di ripartire, e presentato un esposto al Tar appellandosi al diritti internazionale che obbliga le navi a prestare soccorso ai naufraghi.

L’arrivo della Geo Barents

Domenica pomeriggio è stato il turno della Geo Barents, che a bordo aveva addirittura 572 migranti: 358 di loro sono stati fatti scendere, 214 sono rimasti sulla nave. Per il ministro della Difesa Guido Crosetto “sono state coniugate umanità e fermezza”, ma Aboubakar Soumahoro e Angelo Bonelli deputati di Alleanza Verdi Sinistra, presenti a Catania accusano il governo che “viola le norme sul soccorso in mare e impedisce ai naufraghi di accedere alle procedure di asilo. La legge sull’asilo è chiara: sono le condizioni de iure che determinano lo status di rifugiato. Lo Stato non lo concede ma lo riconosce dopo esame della domanda”. Secondo i due deputati ci sarebbe una epidemia in corso sulla nave e ci sarebbe grande tensione, al punto che tre uomini si sono tuffati dalla nave per raggiungere la terraferma a nuoto.

Gli appelli per le altre navi ancora in mare 

Oltre alla Humanity 1, alla Geo Barents e alla Rise Above, nelle acque italiane c’è un’altra nave in attesa di un ok per entrare nel porto di Catania: la Ocean Viking, di Sos Mediterranee, che ha con sé 234 persone recuperate da imbarcazioni nelle aree di ricerca e salvataggio libiche e maltesi.

I portavoce dei ministeri degli Esteri e dell’Interno tedesco ribadiscono che il salvataggio in mare è un “dovere morale e giuridico e non può essere impedito”. E anche la Commissione europea pressa il governo italiano: “Vi è il dovere morale e legale di salvare le persone in mare, in base alle leggi internazionali. Bisogna minimizzare il tempo che le persone passano in mare”. Papa Francesco, di ritorno dal viaggio apostolico in Bahrein, aveva affermato però che “la vita va salvata in mare ma ci vuole la responsabilità europea. L’Ue deve prendere in mano una politica di collaborazione e di aiuto, non può lasciare a Cipro, Grecia, Italia e Spagna la responsabilità di tutti i migranti che arrivano sulle spiagge”.

In un appello congiunto l’Unhcr, l’agenzia Onu per i Rifugiati, e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) continuano a sollecitare i governi europei affinché offrano rapidamente un porto sicuro e permettano lo sbarco immediato delle quasi 600 persone rimaste sulle navi delle ong dopo essere state salvate nelle zone di ricerca e soccorso (Sar) maltesi e libiche, nel Mediterraneo centrale. “Abbiamo accolto con favore gli sforzi dell’Italia per lo sbarco di circa 400 persone, le più vulnerabili a bordo di Humanity 1 e Geo Barents, tra cui minori che viaggiavano da soli e altre persone che avevano bisogno di cure mediche urgenti. Tuttavia, è urgente trovare una soluzione per tutti gli altri sopravvissuti su tutte e quattro le navi in mare”.

In un appello pubblico al governo, il Tavolo asilo e immigrazione, composto da circa 40 associazioni della società civile, oggi chiede di consentire lo sbarco immediato di tutte le persone attualmente a bordo delle navi di salvataggio Humanity 1, Geo Barents, Rise Above e Ocean Viking, come previsto dalle convenzioni internazionali, e di  ritirare il decreto interministeriale del 4 novembre 2022, in ottemperanza del divieto di respingimenti collettivi.

Inoltre il Tavolo chiede che:

  • Tutti gli stati costieri rispettino gli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione di Ginevra e la Dichiarazione universale dei diritti umanicollaborando per la buona riuscita delle operazioni di soccorso e la rapida individuazione di un porto sicuro di sbarco per i naufraghi;
  • Si stabilisca un meccanismo prevedibile di sbarco dei sopravvissuti che garantisca tempestività e sbarco in un luogo sicuro, dove la sicurezza della vita dei sopravvissuti è garantita e i loro bisogni umani fondamentali possono essere soddisfatti;
  • Si metta a punto una missione pubblica europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo Centrale, ad oggi la rotta migratoria più mortale al mondo.

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