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A guardarlo non sembrerebbe molto diverso da un comune lettore portatile di musica digitale, associato a un paio di confortevoli cuffie Bluetooth. A osservarlo meglio, si presenta con una piccola unità intraorale. E’ qui che si concentra la tecnologia del MuteButton, un dispositivo studiato per alleviare l’acufene o tinnito, disturbo che consiste in un fischio,
A guardarlo non sembrerebbe molto diverso da un comune lettore portatile di musica digitale, associato a un paio di confortevoli cuffie Bluetooth. A osservarlo meglio, si presenta con una piccola unità intraorale. E’ qui che si concentra la tecnologia del MuteButton, un dispositivo studiato per alleviare l’acufene o tinnito, disturbo che consiste in un fischio, ronzio o sibilo avvertito dall’orecchio in assenza di qualunque sorgente sonora esterna.
Per questa spiacevole e talvolta esasperante percezione uditiva, causata principalmente dallo stile di vita moderno, dallo stress, da forti rumori o dalla musica ad alto volume, non esiste cura. Ne soffrirebbe quasi il dieci per cento degli italiani, con conseguenze anche molto debilitanti sulla qualità della loro vita: deconcentrazione, alterazione del sonno, mal di testa, depressione, difficoltà relazionali, nervosismo sia negli adulti sia nei bambini.
L’apparecchio è stato progettato dall’ingegnere biomedico irlandese Ross O’Neill con un team di neuroscienziati, medici e audiologi dello University College Dublin (UCD). Secondo le loro ricerche, con un trattamento di mezz’ora al giorno per un periodo di dieci settimane, il MuteButton sarebbe in grado di ridurre del quaranta per cento il fastidio. Un passo ulteriore rispetto ai progressi della sound therapy.
Ma come funziona? L’unità intraorale detta tonguetip, poggiata sulla punta della lingua, stimola delicatamente alcuni nervi inviando un flusso di informazioni al cervello. Questa stimolazione tattile avviene in sincronia con l’ascolto in cuffia di suoni rilassanti della natura e musica ambient, che a sua volta agisce sui centri multisensoriali del cervello aiutandolo man mano a ricalibrarsi, a distinguere tra il suono reale della musica e il rumore fantasma del tinnito, a ricostruire la scala dei suoni e a sopportarli. Niente farmaci, quindi, solo tatto e (si spera) buona musica.
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