Diritti umani

La statua di Nelson Mandela a Ramallah, contro l’apartheid di ieri e di oggi

Una statua in bronzo raffigurante Nelson Mandela è stata eretta a Ramallah. È un dono del Sudafrica in sostegno alla causa palestinese.

C’erano diversi esponenti della leadership palestinese, il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas e tante persone comuni all’inaugurazione della statua in bronzo raffigurante Nelson Mandela primo presidente del Sudafrica post apartheid e icona del movimento antisegregazionista, eretta a Ramallah, capitale amministrativa della Cisgiordania.

Da Johannesburg a Ramallah, città gemelle

La scultura, sei metri d’altezza per due tonnellate di peso, frutto degli artisti sudafricani Lungisa Khala, Christina Salvodi e Tanya Lee, è un dono della municipalità di Johannesburg alla città palestinese con cui è gemellata. La piazza del quartiere di al Tirah in cui è stata collocata prenderà il nome di Nelson Mandela.

La statua in bronzo di Nelson Mandela eretta a Ramallah in Cisgiordania. Photo by Thaer Ghanaim/Getty Images
La statua in bronzo di Nelson Mandela eretta a Ramallah in Cisgiordania. Photo by Thaer Ghanaim/Getty Images

“Oggi – ha detto il primo ministro palestinese Rami Hamadallah – onoriamo Nelson Mandela e condividiamo la gioia dei nostri fratelli e sorelle in Sudafrica. La vostra vittoria contro l’oppressione e la persecuzione ci da ispirazione”. Il sindaco di Ramallah, Musa Hadid, ha sottolineato che “Madiba (come viene chiamato affettuosamente in Sudafrica, ndr) ha offerto un modello di lotta e libertà cui il popolo palestinese si è fortemente ispirato”.  Dal canto suo, il sindaco di Johannesburg, Pak Tau, ha citato la figura del politico palestinese Marwan Barghouti – che sta scontando quattro ergastoli in un carcere israeliano per le violenze della seconda Intifada – paragonandolo al premio Nobel per la Pace sudafricano, scomparso nel dicembre 2013. “Sono sicuro – ha commentato – che Madiba sarebbe estremamente orgoglioso di quanto abbiamo fatto oggi”.

Madiba contro l’apartheid di ieri e di oggi

Le immagini della cerimonia, dall’alto valore simbolico considerato anche il sostegno più volte manifestato dalle autorità sudafricane alla lotta per la liberazione della Palestina, hanno fatto in breve il giro del mondo. Dall’America Latina all’estremo Oriente, il volto sorridente di Mandela – il braccio destro alzato e il pugno chiuso – ha conquistato spazio sui giornali, nei notiziari e sui social network.

La cerimonia si è svolta in occasione del 22° anniversario della fine dell’apartheid in Sudafrica che coincide con il giorno delle prime elezioni democratiche nel paese che sancirono il trionfo dell’African national congress (Anc) di Mandela.

Palestina e Sudafrica, una vicinanza storica

Dopo la guerra dello Yom Kippur, nel 1973, molti paesi africani ruppero le relazioni con Israele costringendo il governo di tel Aviv a rivedere la sua politica nel continente. Solo il Sudafrica tenne aperti i suoi porti allo Stato ebraico che si avvicinò al regime segregazionista con cui instaurò una forte collaborazione in campo militare. Gli scambi proseguirono anche dopo che le Nazioni Unite ebbero imposto l’embargo militare al Sudafrica, per interrompersi quando l’Anc prese il potere e congelò i programmi congiunti in ambito bellico.

Nel 1997, Mandela pronunciò in un discorso la frase che più di altre racchiude il senso del sostegno accordato dalla ‘Nazione arcobaleno’ ai diritti dei palestinesi: “Sappiamo bene – disse – che la nostra libertà è incompleta senza quella del popolo palestinese”.

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