Cosa ha detto Obama sul cambiamento climatico

Dal palco della Georgetown University di Washington, il presidente americano Barack Obama ha tenuto un discorso sui cambiamenti climatici e ha svelato la sua politica per contrastare il riscaldamento globale.


Al Gore lo ha definito
di gran lunga il miglior discorso sul
clima mai tenuto da un presidente americano. Barack Obama, dopo le
promesse fatte durante il discorso di insediamento per il secondo
mandato, ha finalmente svelato la sua politica per contrastare il
cambiamento climatico. Lo ha fatto cominciando con una richiesta
particolare: ha invitato tutto il pubblico presente alla Georgetown
University di Washington a togliere la
giacca
, come ha fatto lui, vista l’elevata temperatura che
c’era in quel momento nella capitale americana.

 

Non è una scelta politica

Prima di svelare i punti previsti dal suo piano, Obama ha
voluto coinvolgere i cittadini facendo capire loro che la questione
del cambiamento climatico non è politica, è un fatto
che coinvolge ognuno di noi. È un fatto che il pianeta si
sta scaldando, che le emissioni di CO2 in atmosfera sono aumentate
per colpa dell’uomo. È un fatto che le conseguenze
dell’inazione le vivranno soprattutto i nostri figli e i nostri
nipoti. Così Obama, “in qualità di presidente, di padre e di
americano
“, ha dichiarato che “bisogna agire”.

 

Il
nuovo piano nazionale
si basa sulle ricerche scientifiche
condotte negli ultimi anni da climatologi di tutto il mondo. Obama,
in particolare, ha citato il recente studio che raccoglie
più di vent’anni di ricerche e fa il punto su ciò che
sostengono gli scienziati sul riscaldamento globale:
il 97,1 per cento
è d’accordo nel sostenere che il
riscaldamento globale è causato dall’uomo.

 

I tre punti del piano

Il primo punto è il taglio delle emissioni di CO2.
Tanto semplice da dire quanto complicato da mettere in atto. Per
farlo Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti investiranno in modo
consistente nelle energie pulite e introdurrà limiti alle
emissioni delle centrali elettriche nuove e per la prima volta
anche di quelle già in funzione. Tra le altre proposte
c’è la riforma del settore dei trasporti, attualmente la
seconda fonte principale di gas serra negli Stati Uniti.

 

Il secondo è preparare gli Stati Uniti all’impatto
negativo e inevitabile del riscaldamento globale sulla scia del

piano messo a punto dalla città di New York
dopo
l’uragano Sandy, per ricostruire meglio e farsi trovare pronti al
prossimo evento estremo.

 

L’ultimo punto riguarda la volontà di guidare gli
sforzi internazionali per contrastare il cambiamento climatico. Per
farlo, Obama vuole copiare l’Unione europea che, pur senza una
forte identità, è riuscita ad assumere la leadership
grazie al buon esempio e alla tenacia nel perseguire piani a lungo
termine verso una economia più sostenibile e a basse
emissioni.

 

Sull’oleodotto Keystone XL

Va citato anche il passaggio sul controverso progetto di
espansione dell’oleodotto Keystone XL che dovrebbe trasportare
più facilmente il
petrolio estratto dalle sabbie bituminose
dell’Alberta (Canada)
fino alle città texane che si affacciano sul golfo del
Messico. Pur non prendendo una posizione chiara, Obama ha
dichiarato che a fare la differenza sulla concessione delle
autorizzazioni sarà l’impatto netto che l’oleodotto
avrà sul clima. Ovvero, se causerà più
emissioni di quelle registrate oggi, il suo destino sarà
segnato.

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