Oggi dall’Ipcc un nuovo allarme clima. Italia sempre più assente

Stamane a Yokohama, in Giappone, il mio amico Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc (il panel di scienziati dell’Onu sui cambiamenti climatici) ha presentato la seconda parte del Quinto Rapporto sui cambiamenti climatici.

Come si intuiva già dalle anticipazioni la situazione prevista da più di 1.700 tra accademici, ricercatori ed esperti di tutto il mondo è sempre più drammatica.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono già in atto in tutti i continenti e negli oceani: il mondo, in molti casi, è mal preparato contro i rischi del clima che cambia. Sono ancora possibili risposte adeguate anche se difficili da gestire con alti livelli di riscaldamento. Così dice questo nuovo rapporto dell’Ipcc.

 

Eventi meteorologici estremi metterebbero a serio rischio la biodiversità di piante e animali, porterebbero alla brusca riduzione dei raccolti agricoli e all’evoluzione di malattie, con conseguenti spostamenti di popolazioni e conflitti. I rischi di inondazione aumenterebbero soprattutto in Europa e Asia a causa delle emissioni di gas effetto serra, mentre la produzione di cereali (grano, riso e mais) andrebbe incontro a pesanti diminuzioni, a fronte di una domanda in netta crescita.

 

Le conseguenze, in altri termini, sarebbero in grado di destabilizzare gli equilibri attuali, con povertà, fame e migrazione provocate dalle catastrofi naturali come spiega questo ‘Summary for Policymakers’, ricerca scientifica di 48 pagine approvata dalla decima sessione del Working Group II del Panel intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici (Ipcc), riunitosi a Yokohama. Il Summary farà da base alle decisioni politiche contro il global warming che, secondo le previsioni dovranno essere prese, entro la riunione Cop di Parigi del 2015 (perché alla Cop 2014 che si terrà a Lima già si da per scontato un rinvio).

 

Questo quinto rapporto Cambiamenti climatici 2014: impatti, adattamento e vulnerabilità fornisce i dettagli sugli effetti dei cambiamenti climatici ad oggi, i futuri rischi e le possibilità di un’azione efficace per ridurre pericolose distorsioni.

 

Proprio Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc ha dichiarato: “Il rapporto del Working Group II è un altro importante passo avanti nella nostra comprensione di come ridurre e gestire i rischi del cambiamento climatico. Insieme con le relazioni del Working Group I e III (rispettivamente di settembre 2013 e di prossima pubblicazione ad aprile 2014, ndr) fornisce una mappa concettuale non solo sulle caratteristiche essenziali della sfida climatica, ma anche sulle opzioni per le soluzioni”. Aggiungendo poi che “Le relazioni dell’Ipcc sono tra le più ambiziose imprese scientifiche nella storia umana ed esprimo gratitudine a tutti coloro che lo hanno e lo rendono possibile”.

 

Purtroppo ogni nuovo rapporto rende ancora più chiari i rischi del non agire, ma la comunità internazionale sembra incapace di una vera visione e del coraggio necessario ad una sfida davvero epocale. Le lobby degli interessi consolidati, in particolare del petrolio, carbone e gas sono potentissime e determinate a non mollare anzi rilanciano con le trivellazioni perfino nell’Artico. Certo stanno crescendo nuove imprese economiche di vera green economy ma sono ancora deboli e divise in migliaia di piccole e medie realtà con scarsa capita di pressione sui governi ed ancora meno sulle organizzazioni internazionali.

 

Le ong, le associazioni ambientaliste, molte università sono riuscite a influenzare l’opinione pubblica che oggi è più sensibile ma i governi, tranne rare eccezioni, sono generosi di dichiarazioni di principio ma avari di impegni e azioni concrete.

 

E il governo italiano è tornato ad essere un fanalino di coda nell’impegno sull’ambiente come all’epoca dei peggiori esecutivi di centrodestra. Infatti mentre cresce l’allarme cambiamento climatico lanciato a livello mondiale in Italia non c’è traccia di impegno governativo sulla necessaria svolta nelle politiche economiche verso la terza rivoluzione industriale. Assistiamo ad un dibattito vecchio sul lavoro e sul tipo di modello industriale. Per fortuna dal mondo delle imprese, delle professioni, dell’università cresce l’innovazione e questa è prevalentemente ecologica ed anche in parlamento, seppure soprattutto all’opposizione, aumentano i sostenitori della riconversione ecologica della società e dell’economia.

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